giovedì 21 ottobre 2010

Il filogallo

Tranquilli, quivi non verrà trattata l'opera di Alfieri.
Non penso che sia un mistero per alcuno ciò che accade, da diversi giorni, in quella che fu la Gallia. Per quella che ritengono, giustamente, una ingiustizia, gli inventori della rivoluzione hanno ben pensato di scendere in piazza e protestare il proprio dissenso. In questo ho sempre ammirato i discendenti dei Franchi (del cui significante vorrei ricordare il significato in latino, benché non abbia alcuna valenza etimologica con il popolo germanico dei franchi), un popolo che, quando serve, sa dimostrarsi unito e ricordare chi comanda, applicando perfettamente la massima di Jefferson "Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma sono i governi che devono aver paura dei propri popoli".
Riporto, in sintesi, cosa sta accadendo: il governo ha deciso di alzare l'età pensionabile di una certa categoria di lavoratori. In Italia, fedeli al motto "Noi siamo da secoli calpesti, derisi, perché non siam Popolo, perché siam divisi" (nota per la maggioranza della popolazione: è la seconda strofa del nostro inno...) avremmo detto "meglio a loro che a me". I francesi, invece, hanno applicato un ragionamento più sensato "oggi a lui, domani a me" ed hanno iniziato uno sciopero generale che sta paralizzando il paese. Tutti uniti contro quella che ritengono una ingiustizia.
In Italia ne stanno succedendo di tutti i colori. Abbiamo la guerriglia nei paesi vesuviani che non vogliono diventare il cestino di Napoli (il problema dei rifiuti, in realtà, è qualcosa di molto più diffuso. Ricordo bene che, quando ero in protezione civile, avevamo il pattugliamento delle discariche abusive; sto parlando della Lombardia). Abbiamo i pastori sardi in rivolta (ma tutto il mondo agricolo è in fermento; mondo agricolo, produzione di cibo per il sostentamento della nazione!!!). Abbiamo orde di disoccupati che non hanno da mangiare. Abbiamo piccole aziende che vengono strozzate da un fisco inicuo che dissangua, su redditi presunti, chi paga le tasse (bombardandoli anche di accertamenti, quanto meno fantasiosi) e si dimentica gli evasori totali. Abbiamo eccellenze ospedalire e casi di morti per semplici appendiciti o risse in sala parto. Abbiamo centinaia di persone che, anziché usare l'auto privata, usano i mezzi e i treni pendolari, sfidando la sorte, mentre i fondi vanno tutti per i treni a lunga percorrenza, che usano quattro gatti. Abbiamo le forze dell'ordine che sono costrette a vampirizzare le auto, per riuscire a mandare in giro una pattuglia (tra l'altro, molti dei fondi vanno persi per il noleggio dei veicoli, come accade per molte municipalizzate, che costa più che comprarli). Potrei andare avanti a oltranza, ma sarebbe solo un lungo, demotivante, elenco di quotidiane situazioni allucinanti. Situazioni che, prima o poi, toccano tutti.
In tutto questo, abbiamo il governo che si preoccupa di paraculare chi ben sappiamo, un'opposizione da comica e i giornali che si azzuffano per cinquanta metri quadrati di casa (alla faccia di chi la casa non può permettersela) e di delitti, seppur efferati, che servono solo ad attizzare il voglierismo perverso del pubblico televisivo, ma di cui, in soldoni, non frega un cazzo a nessuno (va bene la notizia, va bene l'approfondimento, ma adesso basta: stendiamo un velo pietoso sulla vicenda e lasciamo lavorare gli inquirenti e tappiamo la bocca a barbara d'urso; che non è assolutamente mia parente!!!!). E cosa facciamo noi?
Un beneamato cazzo... sperando che giunga qualcuno a salvarci da noi stessi.
Eppure, basterebbe poco, per mettere tutto a posto. Basterebbe smettere di farci tiranneggiare dal bullo di turno. Basterebbe prendere coscienza di essere tutti sulla stessa barca. Basterebbe unirsi.
Non sto invitando a seguire il sentimento che serpeggia tra molti. Non invito nessuno a scendere in piazza e spaccare tutto, perché sarebbe un errore gravissimo: perché violenza genera solo violenza e, soprattutto, sarebbe il pretesto che aspettano per indire la legge marziale e incularci definitivamente (non dimenticate che l'esercito è già nelle strade, come accade in tutto il terzo mondo).
Invito, invece, ad un gesto realmente rivoluzionario: spegnere la tv e accendere il cervello. Dopo questo primo passo, si devono abbandonare i particolarismi (geografici, sociali, culturali, etnici, etc) che da sempre rovinano l'Italia e fare una cosa, tutti insieme: scendere in piazza, pacificamente, e sedersi. Cinquanta milioni di persona solidali, consce di far parte di una sola cosa, chiamata Italia, che si siedono e aspettano che i governanti si mettano a lavorare, per noi. Immagino un paese che si ferma e silenziosamente manifesta il proprio sdegno e disagio, paralizzando tutte le attività. Posso garantire che dopo due giorni, in parlamento e nelle varie sedi istituzionali, sarebbero tutti sull'attenti e il terzo inizierebbero a fare quello per cui li paghiamo profumatamente.
I francesi stanno facendo qualcosa di simile e vi prego tutti: non fatemi pensare che i francesi siano meglio degli italiani.

Marco Drvso

PS

Pubblico, senza alcun commento personale, questo canto. Leggete e riflettete sulle parole di chi ci ha preceduto.
Testo: G. Mameli
Musiche: M. Novaro

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa
Dov'è la vittoria?!
Le porga la chioma
Ché schiava di Roma
Iddio la creò
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi
Perché non siam Popolo
Perché siam divisi
Raccolgaci un'Unica
Bandiera una Speme
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
Uniamoci, amiamoci
L'unione e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore
Giuriamo far Libero
Il suolo natio
Uniti, per Dio,
Chi vincer ci può!?
Stringiamci a coorte,
Siam pronti alla morte,
L'Italia chiamò.
Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
Son giunchi che piegano
Le spade vendute
A l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute
Il sangue d'Italia
Bevé col cosacco
Il sangue Polacco
Ma il cor le bruciò
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
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