sabato 16 settembre 2017

Materia di sogni e stelle

Scriveva Il Bardo ne La tempesta:"Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita".
Era il XVII secolo Galileo dimostrava Copernico, togliendoci dal centro dell'Universo, distruggendo quel magnifico, fermo ed immutabile universo magnificamente descritto da Aristotele e Tolomeo, gettandoci in uno apparentemente caotico, privo di centro, privo del punto fermo, fondendo per primo moto e quiete in un gioco relativo delle parti. Pochi anni dopo Newton diede ancor più senso all'universo di Galileo, in un secolo che vide il fiorire della scienza e della scoperta.
Visto così, sembra un gran secolo, peccato che il '600 si ricordi per guerre religiose, controriforma, roghi di streghe (voglio sfatare un mito: i più attivi incendiari non furono i cattolici, bensì i protestanti), peste, superstizione, ignoranza e per esserci giocati il grandissimo Giordano Bruno.
Bruno e Shakespeare avevano intuito qualcosa di fondamentale, che la scienza moderna ha ampiamente dimostrato: siamo fatti della materia dei sogni e delle stelle.
Il sogno è un prodotto elettrochimico del nostro cervello, ne consegue che materialmente è ciò di cui siamo fatti noi. A nostra volta, gli atomi che ci compongono sono "nati" nelle stelle, per fusione nucleare: c'è stato un tempo in cui fummo tutti la supernova che ha dato vita alla nube di Kant-Laplace, da cui nacquero il Sole e i Pianeti, compreso Gaia, di cui facciamo parte. L'energia che ci permette di funzionare è prodotta dal Sole, una stella. La materia e l'energia, come scoperto e dimostrato nel XX secolo, sono la stessa cosa, in forme diverse (è volutamente semplicistico, non mi pare il caso di buttarmi in disquisizioni su Einstein, Plank e la fisica degli ultimi 2 secoli).
In origine eravamo la singolarità che ha dato inizio a tutto, siamo stati quel "brodo" indistinto da cui hanno fatto capolino le particelle elementari, ci siamo uniti in particelle più grandi, poi in atomi di idrogeno, poi ci siamo uniti nelle prime stelle, ci siamo fusi in atomi più grandi, siamo esplosi, ci siamo riuniti in altre stelle, pianeti e infine, nel gioco del caos, questa polvere di stelle si è unita e divisa per dare forme sempre diverse, fino a scriversi in un codice che si è trasferito da una forma all'altra, da quando eravamo poco più che cellule, poi vermiciattoli cordati, pesci, anfibi, rettili, mammiferi e siamo arrivati qui. 15 miliardi di anni in cui abbiamo cambiato forma, essenza, ci siamo rimescolati, divisi, uniti, in quella lunga sarabanda chiamata vita dell'Universo, di cui ipotizziamo un unico, formuliamo ipotetici finali, ma di cui sappiamo ben poco.
Siamo polvere di stelle e sprechiamo l'esistenza inseguendo idiozie, trascurando il peso del nostro retaggio.
Siamo stelle, impariamo a brillare e facciamo per qualcosa di grande, come regalare sogni a chi vedrà la nostra luce, quando ci saremo spenti, ma l'eco luminoso riempirà ancora il cielo e, magari, l'essere che faremo sognare saremo noi, sotto una nuova forma.

Marco Drvso

lunedì 28 agosto 2017

Cazzomene!

In vita mia credo di aver Amato solo 3 volte. Non che fingessi con le altre, anzi, se posso vantarmi di una cosa è il non aver, mai, usato una persona ed avere vissuto con assoluta sincerità ogni mia storia, nonostante me.
Magari ho incasinato tutto, magari ho deluso, magari mi è stato strappato il cuore, ma posso, col senno di poi, dormire tranquillo. So, per quanto in mio potere, di aver fatto il possibile per non creare dolore, anche a loro cui ancora penso, nelle serate di pioggia. Anche verso coloro che per timidezza, scazzo o voglia di stare da solo, recitato la parte dell'asociale, che se la tira e neanche si volta, i miei intenti erano genuini: non volevo creare dolore. 
La parte che segue, tutto il presente paragrafo, può essere saltato -noticilla: Giove e tutti i numi maledicano il maledetto correttore automatico di android, che non vede gli errori di battitura, ma corregge a cazzo i congiuntivi, traformandoli in presente indicativo, trasformando la e congiunzione in è verbo e tante altre rotture che mi obbligano a dover impiegare il doppio del tempo. Se non fosse che un figa di tablet o computerino windows mi sarebbe costato di più e non avrei avuto la versione base di office per giocare, mai e poi mai mi sarei piegato all'orrendo robottino! So, dai dati del blog, che google legge: questa è una critica costruttiva, datevi una regolata, prima che sposti tutti i servizi che uso (e su cui lucrate, quindi non menatela con la storia del gratuito, so come funziona) su altre piattaforme! Per la cronaca, uso una tastiera fisica, avete i dati sul dispositivo con cui mi connetto-.
La terza volta che ho amato la tengo per me, le altre due sono pubblico dominio, per chi legge da tempo il blog: la Tata e la Ciccia, gli estremi matematici dell'insieme che indica il mio amore passionale, prima mi ha voluto veramente bene, nel suo modo un po' ritroso, un po' totale, l'altra mi ha strappato il cuore.
Per come feci soffrire la Tata all'epoca e per come mi fece stare Elisabetta dopo, credo di aver tenuto lontane le persone, in particolare le magnifiche donne. Sembra una cazzata, ma il detto "mai con loro, mai senza di loro", comincia ad avere un senso.
Forse e scrivo forse, alla veneranda età di 38 anni (oggi ho la stessa età di Homer Simpson), ho imparato a lasciare il passato alle spalle e vivere, come canta Battiato, con "un po' di leggerezza e di stupidità" e adottare il grido di un caro amico "cazzomene!" (acrasi con troncatura della frase "che cazzo me ne frega!", riassunta in un neologismo, di cui la Crusca mi perdoni).
Si muore tante volte, ma si vive una volta sola e sono, francamente, stufo di non godermi il transito terrestre, a causa del grande amore che provo per i miei simili, che agilmente camuffo sotto una maschera di misantropia e sociopatia, e la paura che ancora mi sia strappato il cuore.
Sara scusa se sono stato tutt'altro che perfetto, ti abbraccerei se non volesse dire farti male e se non stiamo più insieme è anche per il tuo bene. Elisabetta, anche se sei una stronza olimpionica, non sarò mai capace di odiarti. Alla terza: peccato che fu il momento sbagliato e mi prendo tutta la colpa.
Tutto, nella vita, è un susseguirsi di illusioni dettate dai sensi del nostro corpo fisico, basta capirlo e vivere al meglio il transito.
Ma sono ripromesso di smettere di fumare, come regalo di compleanno. Domani ultima sigaretta, così parlò Zeno Cosini...

Marco Drvso

sabato 26 agosto 2017

La festa del paradiso

Questa estate, complice il fatto che non mi sono mosso da Milano, ho approfittato delle molte iniziative, dai musei civici gratis ai concerti al castello.
Le serate organizzate al castello sono state stupende, compresa quella in cui è scoppiata la grandinata e ci è toccato seguire il concerto da sotto le tettoie delle mura. A tal proposito, vorrei fare una menzione speciale per l'orchestra e i cantanti, che non solo ci hanno proposto musica di ottimo livello, ma incuranti del fortunale hanno continuato a suonare e con quel che veniva giù (Giove Pluvio si è impegnato) sicuramente si sono bagnati, nonostante il telo di protezione sopra il palco.
Questa sera, il clima ci ha graziati tutti.
Visto che non dovevo proteggermi dalla pioggia, ho potuto seguire degnamente il concerto (anche questo molto bello, ben oltre le aspettative!) e bearmi della cornice suggestiva della piazza d'armi.
Rapito dalle note e dallo scenario, la mente è volata verso immagini di un lontano passato, alle magnifiche feste che il moro faceva organizzare a Leonardo. Per un attimo, sono svaniti il palco e gli altri spettatori, ma non la musica, e sono comparse le macchine scenografiche di Leonardo, usate per la festa del paradiso.
Fu il più grande evento mondano della Milano rinascimentale, il matrimonio tra il vero duca, Gian Galeazzo Maria Sforza (nipote di Ludovico il moro, che gli fece da reggente, fino al giorno in cui se lo tolse dai piedi) e la figlia del Re di Napoli, Isabella D'Aragona, donna forte e affascinante (vi invito a cercarne i ritratti e i busti giovanili), che ebbe la sfortuna di avere un marito ridicolo con uno zio spregiudicato nel gestire il potere e parenti ancor più rapaci di quelli acquisiti (il suo prozio era quel Ferdinando che mandò Colombo in America).
Quella volta, Leonardo volle esagerare e fu un trionfo.
Progettò un insieme di macchine, con un complesso sistema di corde, luci e specchi che simulava la volta celeste, con attori che si muovevano dentro le sfere celesti, interpretando le divinità classiche che davano il nome ai pianeti. Gli astri si muovevano e le divinità scendevano dal cielo, per porre i propri omaggi alla coppia di novelli sposi, il tutto condito da musiche e angioletti svolazzanti, sorretti da corde.
Stiamo parlando del buon Leonardo, mica del primo pirla.
Un po' desta meraviglia, pensare al livello che si è raggiunto nelle varie epoche, nella nostra disastrata penisola, un po' fa male pensare che poco dopo iniziò l'occupazione francese, che bloccò i sogni unitario di Ludovico Sforza, rimandando l'unità di quasi 4 secoli, lasciando tale onore alla famiglia meno adatta per compiere tale impresa.
Penso che quando siamo stati liberi di scegliere il nostro destino, siamo stati grandi, quando siamo stati sotto controllo straniero siamo decaduti e vale per ogni periodo, dal crollo di Roma ad oggi.
Purtroppo siamo stati colonia americana per troppo tempo ed ora ci troviamo sotto un giogo peggiore. 70 anni in cui la classe dirigente è stata sempre calata dall'alto, col solo scopo di segarci le gambe ed alimentare un tremendo scoramento, sfociato nell'autorazzismo di tanti imbecilli: perché nel dissenso e nella critica c'è nobiltà, nello sputare fango e preconcetto indotto c'è solo la miseria umana.

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!

Quell’anima gentil fu così presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa; 
e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode
di quei ch’un muro e una fossa serra.
Cerca, misera, intorno da le prode
le tue marine, e poi ti guarda in seno,
s’alcuna parte in te di pace gode.
Che val perché ti racconciasse il freno
Iustinïano, se la sella è vòta?
Sanz’esso fora la vergogna meno. 
Ahi gente che dovresti esser devota,
e lasciar seder Cesare in la sella,
se bene intendi ciò che Dio ti nota,
guarda come esta fiera è fatta fella
per non esser corretta da li sproni,
poi che ponesti mano a la predella.
 

(Durante di Alighierio degli Alighieri, detto Dante; Purgatorio, canto VI)

Marco Drvso

PS 
Firmare un post, sotto una citazione di Dante, mette soggezione.


giovedì 24 agosto 2017

Sinestesia

Lo ammetto, quest'anno ho letto poco causa mille impegni di lavoro e assurda perdita di tempo in cazzeggio di rete. In compenso, ho ascoltato molta musica e mi sono permesso cinema e mostre d'arte.
La musica è un mondo meraviglioso, soprattutto per me che a malapena suono il citofono (però canticchio bene), passerei ore in contemplazione ad ascoltare buona musica. Ovviamente il concetto di buona musica è molto relativo.
Ascolto il pezzo e vago tra le immagini che suggerisce alla mia mente, come proiettato nel mondo al di là del buco del Bianconiglio. Un mondo fatto delle storie che scrivo, dei racconti del pezzo che ascolto o semplici immagini, prive di senso compiuto se non nel contesto del brano (per intenderci: le immagini astratte de la Toccata e fuga in re minore, in Fantasia). Nel suo stimolare solo l'udito (in verità, con un buon impianto si stimola anche il tatto), attiva tutta una gamma di ricordi e pensieri che smuovono gli altri sensi e su un pezzo dei Pink Floyd si sente il calore del Sole sulla pelle, la fragranza di certe essenze, la visione onirica del cuore del Sole e, in certi stati di grazia, si riesce anche a condividere la fattanza di Rogers e soci, nonostante si sia smesso con spezie e affini da anni.
Discorso simile per le arti figurative. Osservo un quadro è riesco a sentire i suoni, talvolta assordanti, che circondano la scena. Ho il ricorso di un quadro a casa dei nonni, una figura accovacciata con grandi mani aperte, protese verso L'Osservatore ed ogni volta che mi capitava di osservarlo sentivo il suono di un sassofono. Ancora oggi, dopo anni, pur non ricordando bene il volto del personaggio, ho ancora nitide le lunghe note gravi di quel sax. Ricordo, durante una visita al Louvre, di aver sentito il brusio della folla e l'aria soffocante che si respirava ai bordi della sala durante l'incoronazione di Napoleone, dipinta da David, lo spostamento d'aria dovuto dalle ali di Amore e il peso mortale di Psiche, nella statua di Canova. Il cinguettio degli uccelli tramite gelsi nella Sala delle aste affrescata da Leonardo, la virile imponenza in certe opere di Picasso, ho vissuto la grande mela attraverso Warhol.
Potrei parlare di profumi che richiamano ricordi con maggior precisione di altri sensi, proiettandomi nel momento esatto in cui la  fragranza è  stata fissata nella mia memoria. Superfici che al solo contatto raccontano e fanno vivere una storia.
Non è un caso che io sia uno di quei tizi che, quando possibile, tocca, annusa scruta, fa suonare, per avere una esperienza più ricca possibile.
-Nota: ho detto quando possibile. Tanti anni a lavorare in un museo mi hanno ribadito il concetto di "mani a posto". Ho passato anni a fermare visitatori troppo entusiasti, col sogno di sega via loro quelle manacce-.
Solo con le persone lo evito, un po' per quanto scritto nell'ultimo post, un po' per il fatto che io stesso detesti,  fin da piccolo, che si violi il mio spazio vitale.
Quando una espressione della creatività umana mi stimola più sensi, ne riconosco un'anima. Per me diventa qualcosa di vivo e meraviglioso, anche se brutto o sgradevole, perché esiste, stimola i sensi e suscita emozioni. Uno dei motivi per cui ho lasciato perdere lo studio della musica, che in mano mia risultava meccanica e inutile e, salvo i lavori a carboncino o certi disegni che faccio ora, non ho mai amato il disegno, perché quei tratti non erano vivi. Mi piace scrivere,  proprio perché mi fa viaggiare tra i sensi.
Purtroppo, devo riconoscere che c'è in giro tanta roba priva di anima, che vende come il pane. Magari sono io incapace di comprenderne il senso, magari chi la vende è stato capace di passare per i giusti canali.
Talvolta, giusto per giocare a fare l'asociale, scelgo le musiche adatte e giro per la mostra ascoltando i pezzi che mi erano sembrati adatti e qualche volta indovino il giusto sottofondo. Ammetto che spesso lo faccio anche per non sentire le bestialità che pronunciano intorno a me o quei fastidiosi bambinetti che genitori imbecilli portano nei musei, che in sé sarebbe cosa buona e giusta, per poi lasciarli pascolare bradi. Facessero un favore a me e loro e li portassero a giocare in un parco!
Fuori del campo artistico, si possono trovare tante altre forme di oggetti vivi, che donano emozioni. giorni fa sono rimasto imbambolato a guardare un plotter industriale, mentre sputava fuori colori per creare un'immagine su un telo in pvc. Emetteva dei suoni particolarissimi, come una sinfonia primordiale della creazione, nel suo tirare fuori quell'immagine, francamente bruttina (per il soggetto anonimo), che nel suo apparire tramite quadricromia diventava stupenda.
Le sigarette mi hanno stufato, credo che smetterò di fumare, come ogni estate.
Marco il Drvso

mercoledì 23 agosto 2017

I nuovi roghi

Si dice che la via per l'inferno sia lastricata di buone intenzioni, almeno nella testa bacata di chi le opera.
Sarà che sono fatto male, forse educato male, ma ho sempre avuto un rispetto religioso nei confronti della storia e delle sue vestigia, ma temo di essere fuori contesto. So di essere un sociopatico, so di vivere fuori del mondo e so benissimo di essere un disadattato, ma di questi tempi sono tutti complimenti, visto come gira.
Prima di iniziare, voglio premettere un punto: deploro chiunque voglia cancellare la storia, in tutte le sue forme. La storia va studiata, analizzata e capita, non insabbiata e tutto ciò che ha lasciato va protetto, preferisco le future generazioni.
L'ultima stronzata partorita dai moderni pensatori di una certa sedicente sinistra (non confondiamo certa gentaglia con personaggi del calibro di Gramsci, Marx, Pasolini, etc) è quella di abbattere statue e monumenti risalenti a determinate epoche o che rappresentino personaggi scomodi. Per questi ultimi è difficile definirne un ritratto preciso, perché sono partiti dal generale Lee ed ora si parla di abbattere la statua dell'ammiraglio Nelson, a Londra. Non che qui si scherzi, molto di quello che non è andato distrutto nel '45, si pensa di farlo fuori adesso.
Non sono qui a tessere lodi a Mussolini, né a tentare una strenua difesa di quanto sia rimasto del ventennio, ma se dopo la guerra civile, quando ne avevano ben donde di fare piazza pulita, non li hanno toccati e in 70 anni nessuno lo ha fatto, non capisco la furia simil talebana di questi moderni Savonarola, pronti a cancellare la storia.
Racconto un aneddoto, vissuto in prima persona. Anni fa notai una cosa curiosa nei decori esterni della chiesa di San Marco a Milano (dove era sito il famoso tumbun, dietro Brera): il rosone reca il Sigillo di Davide, quale omaggio alla comunità ebraica della zona, che contribuì alla ricostruzione della chiesa, a seguito dei bombardamenti americani (yankee di merda, che hanno sempre avuto il vizio di cancellare la storia altrui, per comandare meglio), mentre sui muri laterali era ben visibile un decoro legato alla simbologia solare, la rinascita e l'armonia, risalenti al sedicesimo secolo. Una lunga fila di svastiche, orientate come quella nazista.
Non entro nella questione sul vero significato della svastica, mi limito a far notare che il simbolo ha giusto un centinaio di secoli, è presente in quasi tutte le culture (non parlo per quelle precolombiane, ammetto la mia totale ignoranza in materia) e quelle in esame erano lì da circa 4 secoli, infatti, durante il restauro a nessuno venne in mente di manometterle. Ebbene, intorno al 2008 qualche zelante testa di cazzo le ha cancellate, immagino considerandole un simbolo nazista. Per fortuna, quegli imbecilli non hanno notato che vi fossero più file.
Ora si parla di abbattere la statua di Nelson perchè pare fosse schiavista (cosa normale e accettata In molte nazioni, all'epoca), abbattono le statue dei generali sudisti negli usa per lo stesso motivo, dimostrando di aver studiato male la guerra di secessione (parliamo di un popolo che per l'80% non saprebbe indicare la propria città su una cartina...) e aver frainteso quel che è la piaga razzista odierna, con situazioni, anche  spiacevoli, avvenute secoli fa, quando il mondo era diverso. Già che ci sono, perché non censurare Socrate, noto schiavista col vizio dei ragazzini?
Si comincia a parlare di indice dei film è dei libri e ove sarebbe peccato perdere l'opera intera operare delle modifiche.
Esattamente cosa distingua certi progressisti dai fondamentalisti che bombardano i Buddha in Afghanistan e Palmira un Siria, dai bruciatori di libri nazisti, dai forcaroli dell'inquisizione o da una qualsiasi violenta espressione umana, non mi è dato sapere. Loro risponderanno di farlo per una causa obiettivamente giusta, ma è la risposta che avrebbero dato anche gli altri. "Dio lo vuole" è stato sostituito da "questo è giusto".
Come ci guarderanno gli umani del futuro, dopo che avremo smantellato le vestigia del passato? Come minimo, con la stessa disapprovazione che provo guardando i monumenti sfregiati in epoche passato da questo o quell'imbecille, convinto che fosse giusto. Cosa diranno davanti ad opere monche, ritoccate o perse? Se saranno come me, si incazzeranno tantissimo, come quando ho scoperto la letteratura classica, coi suoi buchi, ritocchi e mancanze.
Chi conosce la storia non può che constatare il fatto che si stiano rivivendo i tempi della fine dell'impero, con parallelismi imbarazzanti e l'ultima volta ci costò 5 secoli bui ed altrettanti di ripresa, per passare dal mondo classico al Rinascimento, con l'aggravante che ci stiamo dirigendo verso un medioevo con armi nucleari e strumenti di controllo di massa...
Con il mondo in mano a certi fanatici, a loro volta in mano al famoso 0,1%, che ne foraggia gli intellettuali (loro si fanno chiamare così...), non sono molto tranquillo. La violenza con cui si esprimono, nonostante si presentino che tolleranti e non violenti, supera quella degli squadristi e la loro presunta apertura mentale in realtà non è altro che un feroce indottrinamentoche li porta a credersi intellettualmente aperti, ma in realtà è solo un ripetere slogan e idee altrui come in una liturgia religiosa (così atei da aver bisogno di un dio, diceva Gaber).
Io sarei socialista, ateo, relativista e cultore delle scienze, ma se non mi sento dare del fascista e tutta la logora e abusata sequela di improperi da questa gente, almeno una volta al giorno, ho timore di essere come loro.
In loro rivedo tutto quello che ho sempre detestato nei totalitarismi e in certi culti, in particolare quelli monoteiste di maggior diffusione (non ho problemi a definire cristianesimo e islam il cancro della civiltà umana) e mi spaventano, soprattutto mi fa paura la loro convinzione e determinazione nel seguire i dettami del loro culto "ateo", fatto di parole d'ordine e cieca obbedienza ad un certo conformismo (divertente quando arriva il contrordine e in perfetto stile 1984 cominciano a starnazzare l'esatto contrario di quel che gridavano pochi minuti prima). La cosa più tremenda è che come Hitler ha buttato nel cesso simbologie meravigliose dalla storia plurimillenaria, questi stanno usando e snaturando termini e concetti stupendi, come pace, amore e tolleranza, che appena il mondo sarà rinsavito farà fatica ad usarli, per come sono sfruttati adesso.

Io sarò pure fatto male, ma sono in buona compagnia e la puzza di roghi si fa ogni giorno più forte

Marco Drvso   

domenica 20 agosto 2017

Allo specchio

Avevo iniziato, qualche giorno fa, un post sulle maschere che indossiamo verso il mondo è verso noi stessi, poi mi sono fermato a riflettere e, complice l'app di merda che non salva i contenuti automaticamente, tutto è andato perso.
Poco male, erano solo parole che portavano qui, roba in più da leggere.
Quando è triste rendersi conto che la maschera peggiore è quella che si mette verso sé, per non ammettere una situazione è il solo modo di parlarne è affidare parole in pasto alla rete. Indossare la maschera per dire la verità, come diceva Wilde, una maschera fatta di bit asettici, proiettati da uno schermo.
Sono tremendamente timido e insicuro, a livello quasi patologico.
Non so quando sia iniziato tutto, ma so quando si sono visti i primi effetti. Quando preso da violenti attacchi di panico non riuscivo ad entrare in facoltà, a breve iniziai a non guardare le ragazze. Se il primo mi costò "solo" il sogno di diventare geologo, l'altro ha fatto di me un asociale, incapace di relazionarsi col mondo, al di fuori delle mie conoscenze.
Ancora ringrazio di aver lavorato prima come barman e poi come guida museale, che mi ha permesso di affinare il personaggio che recito al lavoro. Tutto sommato, quel tizio è anche simpatico, spigliato e preciso, piace ai clienti (essere un imprenditore, con i presupposti di cui sopra, è una fatica doppia) e libera molte delle mie capacità, che normalmente soffoco sotto una spessa coltre di paure, assolutamente irrazionali.
Paure che fanno sì che sprechi il mio tempo in attività anestetizzanti come cazzeggiare in rete o perdermi negli orrendi giochi dello stare. Mi impediscono di scrivere (il fatto che il blog linguista da alcuni anni ne è la prova), di concentrarmi, di prendere in mano la mia vita è mi fanno sentire tremendamente inadeguato. Zavorra pesante e letale, perché questo non è vivere. Zavorra che ora mi spinge a smettere di scrivere e dedicarmi ad altro.
Porto un esempio di quanto mi limiti. Venerdì ero in giro a svolgere un paio di faccende, quando verso di me è venuta una tizia (aggiungerei graziosa). Si è sistemata l'abito ed ha modificato il percorso per "intercettarmi", mentre io ho fatto finta di niente, evitando di guardare (tra l'altro, spero non fosse qualcuno che conosco o con cui lavoro, altrimenti figura di merda doppia), fino al punto in cui si è voltata, come a volermi parlare ed io ho proseguito, senza battere ciglio. Se mi avesse puntato un'arma contro, avrei avuto meno paura. Difficile spiegare quel tipo di panico.
Mi piacerebbe scusarmi con tutte quelle che ho trattato così, fingendomi distaccato e superiore.
Un tempo non ero così, magari un pochino timido, ma dai 23 anni la cosa è andata sempre peggiorando. Prima mi dicevo che volevo stare da solo, poi che non sono adatto ad una relazione, quindi evitarle era un gesto caritatevole nei loro confronti e così sono passati gli ultimi 15 anni, in cui le poche storie sono state con persone del mio entourage, più che collaudate. L'ultima storia, di ben 7 anni, è stata con Sara, che non a caso fu la mia ragazza a 15 anni...
Ed eccomi qui, alla veneranda età di 38 anni, a vivere una vita che non mi piace, subendo compromessi che detesto, chiuso in una gabbia mentale a cercare di gridare tutto il mio disappunto su un blog con pochissimi lettori, come contro un muro.
Unico pregio della vicenda è essere finalmente riuscito ad accettarlo allo specchio e ad esternarlo, più o meno.
Forse è la volta buona che si potrà andare all'inferno a fare l'oro, come ho scritto in un vecchio post.
Chissà....

Marco

mercoledì 16 agosto 2017

Dell'eresia

Come ad ogni avvicinarsi del compleanno, rifletto sulla vita, su come la spreco, su quel che vorrei, detesto, etc. La canzone dei Righeira sembra scritta per ricordarmi l'appuntamento di fine estate.
Per un verso sono arrabbiato per come spreco ogni prezioso secondo, per un altro gioisco del l'essere un disadattato, incapace di entrare in sintonia con questo mondo. Se non fossi un cacasotto patologico, potrei essere un eretico.
Potrebbe essere il titolo della mia biografia: "Potrei essere un eretico, invece sono uno stronzo".
Io ammiro gli eretici, inteso nel senso etimologico del termine, coloro che scelgono. Si badi, ammiro il vero eretico, non chi lo segue, quelli non sono eretici, ma diversamente conformisti.
Gli eretici sono una categoria superiore di umanità, gente consapevole del proprio essere e del mondo che li circonda, liberi dalle costrizioni sociali, che scelgono la propria vita e vanno avanti a testa alta, sovente verso il rogo, anche in senso metaforico. Non esiste un solo tipo di eretico, perché ogni eretico lo è nella propria personale maniera, nella propria sfera di interesse, nel proprio mondo.
Prometeo, padre di tutti noi secondo la mitologia, era un eretico. Lo definirei il numero tutelare degli eretici.
L'eretico si differisce dall'innovatore perché quest'ultimo vive nel mondo e il suo camminare originale è fonte di approvazione e guadagno. Fa parte della realtà circostante, la influenza, ne è influenzato e sa partecipare al pazzo gioco del vivere sociale. In due parole: Edison era un innovatore, Tesla un eretico. Conosciamo come finirono: uno ricco e lodato, l'altro solo e povero, in una camera d'albergo, salvo poi i funerali in pompa magna.
Quasi sempre l'eretico diviene un eroe alla sua morte, quando finalmente se lo si è levati dal cazzo e lo si può trasformare in qualcosa di diverso, plasmando la sua memoria per i propri porci comodi.
Si pensi al mio eretico preferito, dopo Prometeo (ça va sans dire), Nietzsche: creatore di uno dei più grandi eretici della letteratura, Zarathustra, personaggio affascinante che nel libro vive l'eresia con una tale intensità, da far sospettare che sia l'unico ad aver capito. Se c'è qualcuno che abbia vissuto una vita a modo proprio (ammetto che i ricoveri in manicomio rovinino un po' l'aura di grandiosità che descrivo), pensato e scritto come voleva, tenuto in disparte in vita, poi osannato nella morte ed usato da troppi, con fini e finali che vanno oltre il tremendo, è proprio Nietzsche. Forse essere considerato pazzo (o forse lo era davvero) lo ha salvato dal rogo di Bruno e dal fare la fine di Robespierre.
L'incorruttibile è uno dei rari casi di eretico relativamente fortunato in vita, massacrato nella memoria, ma si sa che i francesi devono sempre far tutto a modo loro.
Nel mio essere un disadattato, perché realmente incapace di entrare nelle dinamiche di questo mondo, potrei essere un eretico. Un ereticuccio ai confini dell'impero, certamente lontano dallo splendore degli esempi di cui sopra, ma pur sempre parte di quel gruppo autoesclusivo. Io vedo, ascolto, leggo il mondo circostante e fatico a capirlo. Non capisco gli idoli che pregano, le battaglie che affrontano, le conquiste che cercano, mi sembrano tante enormi ed inutili facezie. Siamo in un mondo in cui la nuova dittatura si poggerà su parole d'ordine come tolleranza e apertura mentale, con petalosi squadristi capaci di essere peggio dei bigotti religiosi e dei dittatori politici. Provate a dissentire dal verbo, dal discostarvi, anche di poco, da quello che è il giusto pensiero propagandato da repubblica e affini: per ora vi beccherete la solita sfilza di insulti e un minimo di ostracismo, ma temo che a breve si passerà alla rieducazione. In molte parti del mondo hanno iniziato a distruggere monumenti, togliere quadri dalle università, cancellare le impronte della storia, come fanno i talebani, ma di questi ultimi si può dire che siano una massa di stronzi, mentre gli altri sono protetti dalla loro aura di persone nel giusto. Chi conosce la storia, sa che è il solito già visto, in salsa globalizzata, post qualsiasi cosa avesse una base diversa dall'individualismo e dal liberismo.
Ebbene, se fossi un eretico non starei nella mia botte come Diogene, a griderei al mondo il mio pensiero. Non sfuggirei gli sguardi altrui, per le solite menate che mi raccontò, che altro non sono che una timidezza patologica, che mi cinge come una catena e mi impedisce di vivere a pieno, sprofondandomi in una sorta di eterna paura del contatto altrui, che mi ha rubato più di 2/3 della vita e infranto i sogni​. Se al posto di Prometeo ci fossi stato io, non so se avrei creato gli umani, per timore del giudizio di Zeus e certamente non avrei rubato il fuoco, non per timore della punizione, ma per non dare dispiacere agli altri numi.
Suvvia, sono il cretino che si è creato intorno la nomea di persona che se la tira, perché piuttosto di creare dolore o far perdere tempo ad eventuali partner, dietro i miei tempi e la mia testa bacata, si fa detestare preventivamente, tenendo a distanza il gentil sesso. Perdono chi mi fa male, ma non mi perdono l'aver fatto male, anche se quel male, alla prova dei fatti, era qualcosa di piccolo, lo vivo come una tremenda colpa.
Se non avessi paura nel relazionarmi, sarei un eretico o sarei parte del mondo?

Marco Drvso