venerdì 3 maggio 2019

Spero di sbagliare

Leggo, mi informo, ascolto con piacere e curiosità chi la pensa in modo diverso, cerco le pecche in chi la pensa come me e spesso mi domando: sono pirla io o qualcosa non funziona?
Urge premettere un dettaglio. Come amo ripetere: sono troppo ateo anche per sposare un'idea, io voglio dati. Questa cosa fa impazzire i miei amici e conoscenti, soprattutto quando si discute di politica.
Negli ultimi anni si assiste ad un cortocircuito ideologico che se non fosse molto preoccupante, sarebbe assolutamente ridicolo.
Un tempo esistevano movimenti egalitari, il cui scopo era eliminare ogni forma di discriminazione e porre le persone, con tutte le loro differenze e peculiarità, ad un medesimo livello di fronte alla legge, che fosse tutelato dallo stato.
Ogni epoca ha il suo e si può partire con gli esempi dalle guerre sociali all'epoca della Repubblica Romana, per il riconoscimento della cittadinanza, passare al diritto di rappresentanza nello stato con la rivoluzione francese, alla lotta di classe con i movimenti marxisti a cavallo tra il XIX e XX secolo, alla parità di genere con le lotte femministe che hanno attraversato tutto il XX secolo, seguite dalle lotte per la fine delle discriminazioni razziali, al riconoscimento dell'omosessualità come peculiarità e non devianza e via discorrendo. Tutte cose assolutamente buone e giuste.
Battaglie guidate e portate avanti da persone che mai (salvo qualche imbecille) avrebbero usato i metodi dei propri aguzzini o puntato a limitare diritti altrui, per rivendicare i propri. Mi viene in mente il reverendo King: sognava un mondo di persone con eguali diritti, indipendentemente dalla razza e mai attaccò altre etnie.
Oggi l'argomento di punta degli antirazzisti è limitare i bianchi, perché sono il male. Non so se trovare più aberrante il fatto che combattano il razzismo con slogan e modi tremendamente simili a quelli dei vari suprematisti (e ce ne sono per ogni parte del mondo ed etnia) o il fatto che i più accaniti contro i bianchi siano bianchi, quelli che i cinesi definiscono in modo dispregiativo i baizou 白左, sinistra bianca.
Di gente stramba ne conosco tanta, che orbita in mondi strani e distanti, ma per assurdo furono gli antirazzisti a farmi notare che esistono persone diverse da me. Quando ero bambino, ero milanista (ognuno ha i propri trascorsi di cui vergognarsi) ai tempi del tridente olandese, per me Gullit era un calciatore dalla capigliatura bizzarra, che parlava in modo strano, c'è voluto un antirazzista per spiegarmi che fosse etnicamente diverso da me.
Ragionamento per la questione di genere. Mia madre, femminista vecchia maniera che mi ha cresciuto a pane e Marx e le mie migliori insegnanti mi hanno sempre parlato di uguaglianza, non di supremazia di questo o quel genere, anzi: deprecavano certi atteggiamenti. Il femminismo moderno è suprematismo femminile e un continuo insultare gli uomini, arrivando ad eccessi tipo una ex presidente della camera che ha dichiarato che ogni uomo è un potenziale stupratore.
La cosa mi fa incazzare, sia per una questione di coscienza di genere, sia per certe vecchie questioni che ho subito.
Dove diavolo è finita la distinzione tra individui, il non voler fare di ogni erba un fascio?
Simili stravolgimenti stanno avvenendo sulla questione delle coppie omosessuali. Anziché puntare il ragionamento sulla libertà di stare con chi si preferisce, si demonizza l'eterosessualità.
Ho preso i 3 esempi più facilmente verificabili.
Qualcuno può spiegarmi il senso di tutto questo? Mi potete dire come sia possibile trasformare magnifiche battaglie per l'uguaglianza in moderno suprematismo? Come si possono combattere sessismo e razzismo, con sessismo e razzismo?
Capisco che la maggior parte di quei baizou rumorosi che aizzano le folle e fanno rumore appartengano a quell'assurdo movimento antifascista contrario al suffragio universale, passati dall'essere democratici (nel senso più puro e alto del termine, quindi distante dal partito omonimo) ad essere alfieri di un mondo in mano a élites o, passando dal francese al greco, aristocratico. Gente che osteggia le dittature e sogna il ritorno all'ancien régime. Capisco che la storia umana sia costellata di persone che aizzano e indirizzano le masse, ma possibile che solo a pochi stoni qualcosa?
Non è semplicemente una questione di comunicazione. Chi conosce la teoria del meme (che non sono le vignette cretine che girano in rete) sa benissimo che il linguaggio influenza il modo di ragionare. Certa roba non è solo pessima, ma pericolosa.
Al netto del vestiario diverso e di una immagine diametralmente opposta, le manifestazioni del politicamente corretto e di tutto quel variegato mondo, che ho descritto brevemente, somigliano tremendamente a qualcosa di già visto. La moderna dittatura non marcia in uniforme al passo dell'oca, ma danza in cortei colorati.
I regimi non li fanno né le ideologie, né i capi, sono figli del conformismo.

Marco Drvso

ps
ultimamente pubblico senza rileggere approfonditamente. eventuali strafalcioni e refusi sono frutto di questo

martedì 30 aprile 2019

Si ricomincia

Nella vita capita spesso di dover ripartire, nelle situazioni e per i motivi più disparati.
La fine di una relazione, un guaio improvviso, stanchezza verso una situazione o semplice voglia di portare qualche cambiamento. Questa è la mia situazione attuale.
Nell'ultimo anno sono stato preso da una situazione di malessere nei confronti della mia quotidianità. La perenne lotta contro gli insoluti, contro la burocrazia, contro i mille paletti che impediscono alla mia azienda di crescere, mi ha stancato.
Non è semplicemente gettare la spugna, ma è rendersi conto di non aver più voglia di lottare contro i mulini a vento, sbattendo la testa in vicoli ciechi. Soprattutto mi sono sempre mancate 2 cose essenziali: i capitali e la necessaria passione per questo settore.
Ho impiegato 3 anni per riuscire ad accendere un leasing per cambiare il mezzo, con la motivazione che nonostante non avessi scoperti, il durc fosse a posto e non avessi insoluti, non avevo mai preso nulla a rate e non si fidavano (almeno questa era la versione ufficiale), quindi trovare i capitali per espandermi, è stata una guerra vana e dover rinunciare a contratti pronti da firmare, perché non si trovano poche migliaia di euro, è frustrante. Farebbe passare la voglia a chiunque, anche al più determinato.
Aggiungiamo a questo il fatto di essersi formato in tutt'altro settore, per fare altro e non amare particolarmente quel che faccio, ecco che si arriva al punto di rottura.
Mi piace fare l'imprenditore, anche in questo settore scalcagnato, però vorrei poter lavorare, senza dover rincorrere i chiari di Luna di una qualsiasi istituzione nazionale e comunitaria che si sveglia la mattina con novità assurde, che mi obbligano a perdere giornate in uffici pubblici -devo riconoscere che tanta maldicenza verso il settore pubblico è ingiustificata. Ho quasi sempre trovato persone preparate, ben disposte, che svolgevano al meglio il proprio lavoro. Purtroppo i pochi negativi lo sono stati a tal punto da mettere in cattiva luce i bravi colleghi-, perdere giornate ad inseguire chi non paga, perdere giornate a scrivere preventivi che non saranno accettati, a far consulenze a vuoto, basta!
Chiarisco subito un dettaglio: nulla esclude che io non sia tagliato per la libera professione. Non cerco alibi.
Comunque sia andata, ho deciso di porre un cambio radicale alla mia vita e buttarmi alla cieca nella ricerca di una nuova avventura lavorativa.
Ho iniziato con quella rottura di scatole del CV ed ora attacco con linkedin, su cui sono iscritto da almeno 5 anni e su cui non ho ancora messo la foto. In questa via crucis ho avuto una piacevolissima sorpresa: alcuni miei clienti, quelli che possono permettersi dipendenti, mi hanno organizzato di loro sponte un colloquio.
Forse non sono così pessimo.
Mi sfugge il perché abbiano voluto il mio cv, ma credo sia una sorta di proforma cui non possano a fare a meno.
Come ho scritto nel post di ieri, è un cammino iniziato da qualche mese, una spinta a voler dare una drastica variazione di rotta alla mia esistenza, che mi ha spinto a questa scelta. il bisogno di fare come la fenice: raccogliere la propria esistenza, dargli fuoco e rinascere.
Rinascere dalle proprie ceneri, ribaltando l'esistenza, per dare inizio a qualcosa di nuovo.
Fa paura?
Uscire da quella che chiamano comfort zone non è mai un passo facile. Se negassi di avere qualche remora, sarei un bugiardo, ma sono quelle paure che danno quel piacevolissimo brivido che stimola i centri della eccitazione. Il misto di timore e adrenalina che aggiunge sale alla vita.
Va fatto?
Assolutamente! Quando non si è soddisfatti è tempo di trovare soddisfazione.
Alla pugna!

Marco Drvso

domenica 28 aprile 2019

Finalmente!

Dopo 8 anni mi sono deciso a prendere una settimana per me.
Solitamente, con questa premessa inizia il racconto di un viaggio, una esperienza sentimentale, qualche avventura al limite dell'assurdo, come certi aneddoti che mai ci stancheremo di rivangare tra amici, ma niente di questo è accaduto.
Tutto questo è parte di un cammino intrapreso mesi fa, quando ho smesso di fumare, ho ricominciato a studiare e fare esercizio fisico.
Questa settimana ho tagliato i baffi e larga parte del pizzetto, lasciando solo una piccola parte del vanto del mento, perché detesto l'effetto uovo di pasqua. Ho aiutato un paio di amici a sistemare casa. Ho visto Endgame. Ho fatto un incontro che potrei definire semplicemente 奇妙な (kimiyouna, bizzarro), citando uno dei miei manga preferiti e il suo livello di assurdità. Bizzarro, inatteso e liberatorio. Cristo quanto è stato liberatorio! 
Ho deciso di liquidare l'attività e trovarmi un lavoro da dipendente.
Un conto è essere dediti al proprio dovere, un altro è sprecare l'esistenza dietro un lavoro che non mi piace più, trascurando tutto il resto, nell'attuale congiunzione mondiale; il confine tra perseverare e lottare contro i mulini a vento è molto sottile. 
Questa scelta mi obbliga a mettere mano al curriculum....
Lavoro nella comunicazione e nei collaterali della pubblicità, compreso il settore commerciale, da quasi 20 anni ciononostante il cv per me è uno strumento arcano, di cui mi è toccato farmi rispiegare i rudimenti e la "vendita del prodotto Marco", come la definisce un vecchio amico, è sempre stata, per me, una cosa ostica. 40 anni e sono ancora timido come un boccia...
Seduto alla scrivania, con un anime in lingua originale in tv (alleno così il mio giapponese), cercando di riassumere in poche pagine la mia vita, ho creato un file vuoto ed aperto il questo mio blog dimenticato ed ho iniziato a scrivere.
Quanto mi mancava il brivido del foglio bianco! La sensazione di timore e impotenza che impedisce di rendere a parole quel mondo che esiste e pulsa nella propria testa. Qualcosa a metà tra una paura verginale e il timore di affrontare un gigante, una sensazione passeggera che si carica di adrenalina e appena si digitano le prime parole, tutto comincia a scorrere come un meraviglioso fiume in piena.
Scrivere, fotografare, studiare e fare lunghe passeggiate, questo è ciò che amo fare. Mi cercherò un lavoro in cui impegnarmi, che magari mi farà viaggiare, che mi consumerà tanto tempo, ma almeno potrò ritagliarmi lo spazio quotidiano per quel che amo fare.
Finalmente sono uscito dalla gabbia della libera professione.

Marco Drvso

martedì 21 agosto 2018

Volevo essere eretico

Io ho sempre amato gli eretici, perché al contrario degli ortodossi non accettano, ma scelgono, dopo un lungo e sofferto cammino, fatto di ricerca, riflessione, cambi di idea, giungono ad una risposta.
Sia chiaro: l'eretico non è il boccalone. Un conto è trovare la nuova via, giusta o sbagliata, un altro è affidarsi ad un pensiero diverso, senza avere le conoscenze minime per valutare. I grandi eretici erano umani dotti, dotati di grande coraggio, che hanno tracciato il proprio cammino, pagandone lo scotto. L'eretico che non si espone è come il sottoscritto, che colto da un misto di pigrizia, nichilismo e paura, sceglie il mortale quieto vivere.
Quando parlo di eretici, guardo a giganti come Socrate, Gautama, Nietzsche, Einstein, Bruno (i primi che mi sono venuti in mente, ma la lista è lunga) e, con un minimo di biasimo, anche se posso comprenderli, gente come Copernico e Galileo: il primo pubblicò postumo e il secondo abiurò (che pur condividendo in parte la critica di Brecht, l'abiura gli permise di sviluppare il Metodo è scrivere Il saggiatore) e trascuro i polli che non si esprimono, quelli che Dante pone fuori della porta dell'Inferno.
Vedo intorno a me solo un continuo scontro di ortodossie, masse che accettano la linea, senza porsi eccessive domande, poi scavo e trovo un mondo fatto di stimoli continui e martellanti, distrazioni di ogni genere (da quando ho iniziato a scrivere, ho guardato 3 volte il telefono), un continuo incentivare alla competizione (che praticamente è un lavoro, che si aggiunge ai turni assurdi cui ci pieghiamo): quello che potrei definire una attività perpetua, che copre ogni ambito e toglie il giusto ozio per fermarsi a pensare. Nella mancanza di tempo per pensare, è facile inserire idee precotte, facendole passare per grandi intuizioni, che con il giusto supporto diventano le moderne religioni laiche, con le loro schiere di fanatici e inquisitori.
Oggi, cagare un mezzo pensiero al di fuori degli schemi, magari suffragato da dati (e non mi riferisco a qualche boiata vista sul tubo, in TV o letta su facebook o qualche testata) è più pericoloso che nel XVII secolo. Non si va al rogo, ma il risultato è analogo.
Talvolta interrogo le persone su questioni varie e mi guardano come se fossi un alieno. Non sanno capacitarsi della domanda è si limitano a far notare che è normale, che il mondo funziona così, etc. Altre esprimo un punto di vista alternativo e volano insulti, prima ancora che abbia finito di introdurre l'idea, cercando di evitare di premettere cose ovvie. Un esempio: giorni fa si parlava delle atomiche del '45 ed ho portato il ragionamento sui rapporti tra USA e URSS, il rischio di una terza guerra mondiale dopo pochi mesi, puntando su una visione geopolitica dell'epoca. Dopo poche battute, mi è toccato perdere tempo a precisare che comunque era stato un crimine, che Truman era da processare per crimini contro l'umanità, che se la prima era stato un gravissimo crimine, sganciare la seconda fu un crimine al quadrato e tutta una sfilza di ovvietà, che hanno rubato tempo e ucciso la discussione, compreso il fatto di essere stato ad Hiroshima.
Non vale più neanche la massima di Temistocle, perché non ascoltano comunque.
Invidio i veri eretici per il loro coraggio e la loro forza e temo che mai sarò uno di loro. Sono troppo schiacciato dal passato e dal mio cervello mal funzionante, con i suoi grilli e le fobie. Se non altro, non ho attacchi di panico da una decina d'anni.
Può cambiare il mondo uno che veste maschere ed evita rischi?
Dal fondo del pozzo si vede la Luna, ma non si vive.

Marco Drvso

giovedì 26 luglio 2018

La caverna delle lenti colorate

Ho sempre adorato il mito platonico della caverna.
Nessun racconto, parabola, esempio o dissertazione ha mai spiegato meglio la condizione umana. Prigionieri della caverna, costretti a credere che quelle immagini proiettate siano la realtà è ciò che li circonda sia il solo mondo possibile, pronti ad uccidere chi è sfuggito dalla prigionia e torna per affrancarli. Prima lo deridono, perché non riesce più ad orientarsi nelle tenebre, poi lo ostracizzano, considerandolo un pazzo che farnetica, mentre parla di forme, colori, odori e quant'altro vi sia fuori della caverna e, infine, lo uccidono, perché lo reputano pericoloso.
Ne hanno paura, perché per alcuni è pazzo, per altri un truffatore e per altri ancora sta mostrando qualcosa che non si può e non si deve discutere, perché smantellerebbe il loro mondo, uccidendo le certezze, abbattendo i loro steccati mentali.
In un certo senso, siamo tutti rinchiusi nella caverna, con l'aggravante delle tifoserie e di lenti che deformano la nostra percezione, delle medesime immagini che vediamo. Lenti che si chiamano indottrinamento; religioso, politico o morale, poco cambia nelle dinamiche. Lenti che non solo cambiano i colori del mondo, esaltando alcune cose e mascherandone altre, come abbiamo imparato da bambini guardando attraverso le carte delle caramelle, ma deformano tutto lo scenario, creando mostri ed eroi, dove non ci sono o cambiando l'eroe in mostro.
Se nel caso del fossile di hallucigenia, di cui ho scritto nel post precedente, l'incomprensione era dettata dalla mancanza di dati e tecnologie per comprenderli, come nella famosa storia dei 3 tizi bendati che descrivono un elefante, senza averne mai visto uno, toccandone solo un punto (uno tocca la coda, uno la zampa e il terzo la coda), la diatriba si basa su conoscenze diverse e si può giungere ad una sintesi tramite lo scambio dei dati, in molti altri casi non c'è la volontà di accettare l'informazione e il dialogo muore in uno scontro tra fedi, aggravato dalla tifoseria.
Siamo circondati da piccoli inquisitori, capaci solo di gridare il proprio punto di vista (atteggiamento che sovente dimostra un certo timore nel proprio modo di essere o pensare), insultare chiunque non sia allineato e rifiutare ogni possibile interpretazione che esuli dalla propria, sovente dettata dal santone o ideologo di turno.
Se chi legge adesso è destronzo penserà che mi riferisca ad una zecca, se è sinistronzo penserà che mi riferisca ad un nazofasciolegorazzista. In realtà mi riferisco a queste due e tante altre categorie di stronzi.
-nota: non uso il termine stronzo nell'accezione di persona malvagia e prevaricatrice (con le varianti di quello che ti vuole distruggere fisicamente e quella che ti vuole vivo e infelice: lo yin e yang della stronzaggine cattiva), ma in quella di personaggio dannoso per sé e gli altri, convinto di aver capito tutto, che si pone su un piedistallo da cui può solo cadere rovinosamente. Quello talmente stronzo che alla gara degli stronzi arriverebbe secondo (il primo e l'ultimo degli stronzi hanno una loro dignità, ma per arrivare secondi, in quella competizione, bisogna proprio essere stronzi): il maggiore Stronzo di Balle spaziali-
Nessuno di noi è esente da una certa dose di fanatismo, convinzioni e stronzaggine, ma un conto è partire dal proprio castello di carte, per descrivere e comprendere il mondo, consci che basti poco per farlo crollare, un altro è convincersi che siano solide mura ciclopiche atte a contenere la sola verità.
Sono bastati un paio di decenni, per gettare alle ortiche il concetto di relatività e tante altre conquiste degli ultimi secoli, facendoci ripiombare in un medioevo tecnologico, molto più spaventoso del primo.
Sento gente pronta a dare del fascista a chiunque (con buona pace di Confucio e della rettifica dei nomi) e inneggiare all'abolizione del suffragio universale e chiedere che il mondo sia messo in man alle élite, per salvarci dai non democratici. Ma siamo impazziti?
Se non mi becco del fascista o del comunista (sempre con buona pace di Confucio), in base all'interlocutore, rischio di restarci male...
Un dialogo può essere acceso, duro, combattuto, ma sarebbe il minimo partire dal presupposto che l'altro potrebbe avere ragione e anzichè scagliarsi all'attacco, con un fare che sbalordirebbe Torquemada, potrebbe essere utile domandare una spiegazione. Le piazze reali, virtuali e mediatiche mostrano solo discussioni tra gente che pretende di avere ragione e predilige sminuire insultare, anziché cercare di capire e farsi capire, perché l'ombra sul muro, che vedono attraverso le proprie lenti è la sola verità.
Come mi piace sempre ricordare, la frase "abbiamo ragione noi", in inglese si traduce "we are right", il cui acronimo è WAR, guerra.

Marco Drvso

mercoledì 18 luglio 2018

Hallucigenia e brontosauri

Quando si intrattiene una discussione, su qualsivoglia argomento, sarebbe cosa buona e giusta partire dal presupposto che si potrebbe anche dire una cazzata, a causa di dati incompleti, fanatismo nei confronti di una data scuola di pensiero o una visione troppo ristretta rispetto ad un quadro generale molto più ampio.

Per spiegare tale tesi, parlerò di due simpatici animali, ormai estinti, che sono stati al cento di ricostruzioni discordanti, diatribe e scoperte. Nel vasto mondo delle scienze fisiche e naturali ci sarebbero molteplici esempi, taluni esilaranti, come la disputa tra plutonisiti e nettunisti agli albori della geologia (la leggenda vuole che finirono a botte), altri fin troppo noti e discussi, come il confronto tra le idee di Tolomeo e Galileo, ma sarebbero lunghe, verbose e non aggiungerei nulla, oltre alla noia.
Unico dettaglio che mi preme far notare è: Claudio Tolomeo (qualunque fosse il suo vero nome) non aveva torto, alla luce delle conoscenze dell'epoca e in un mondo dominato dalla fisica aristotelica, che non conosceva concetti base come gravità, relatività, contemplava l'idea di corpi assolutamente immobili ed era carente di strumentazione, il Mathematike syntaxis o Almagesto, che dir si voglia, era realmente la somma espressione della scienza astronomica. Persino Brahe, che per primo descrisse il moto dei pianeti come eliocentrico, dovette porre la Terra in un centro immobile, intorno a cui ruotava il Sole, contornato dai pianeti, perché il moto terrestre scandinava ogni nozione nota. La grande rivoluzione di Galileo non fu il sistema eliocentrico (di Copernico), ma lo smantellamento della fisica aristotelica e l'introduzione di concetti come le relatività.
I due simpatici animali di cui sopra sono lo hallucigenia e il brontosauro.
La lucertola del tuono, il brontosauro fu scoperto e descritto da Marsh, durante l'epoca "eroica" della paleontologia, in piena guerra delle ossa (botte da orbi tra lui e Cope, per chi scopriva più fossili e danneggiava maggiormente l'altro e le sue squadre; non erano esattamente personcine) salvo poi ricredersi e riclassificare le ossa come appartenenti al genere apatosaurus (lucertola ingannevole; mai nome fu più azzeccato). Il brontosauro divenne subito famosissimo tra i non addetti ai lavori, suscitando ilarità e scoramento nei paleontologi, che tendono ad incazzarsi con produttori di giocattoli e pseudodivulgatori quando vedono inserire tra i dinosauri: rettili marini e pterosauri (per non parlare del dimetrodon, vissuto nel paleozoico e affine a noi mammiferi).
La vicenda non si concluse con quella correzione, ma andò avanti per più di un secolo, a causa di materiale troppo frammentario (non sono stati trovati scheletri completi, né crani), che faceva scontrare gli studiosi sull'attribuzione delle ossa ad individui di qualche specie di apatosauri (tesi accettata e insegnata quando ero all'università) o ad un diverso genere e solo 3 anni fa si è deciso che il genere brontosaurus sia esistito e sia parente del genere apatosaurus. 100 anni a dare del pirla a chi parlava di brontosauri, salvo ricredersi. Ovviamente, molti non concordano e la diatriba continuerà a lungo, insieme a tante altre.
Nel caso dello hallucigenia la storia è ancor più divertente e mostra come i dati, l'interpretazione di questi e la strumentazione possano ribaltare tesi accettate. Si parla di un esserino di circa 15 mm vissuto nel Cambriano, oltre 500 milioni di anni fa, dalla forma decisamente bizzarra, una sorta di sifulotto con aculei e tentacoli (non so come funzionino le attuali norme sul diritto d'autore, quindi vi invito a cercare la foto in rete).
Negli anni '10 fu liquidato come anellide bizzarro, denominato Canadia Sparsa e dimenticato, all'epoca i dinosauri riscuotevano più successo e l'analisi dei fossili al microscopio era difficoltosa, quasi impossibile.
Verso la fine degli anni '70 fu nuovamente studiato e ribattezzato Hallucigenia Sparsa, per la sua forma stramba. I 14 aculei furono interpretati come arti rudimentali, le 6 coppie di tentacoli furono identificate come bocche (la fauna cambriana è assurda), il rigonfiamento presente ad una estremità fu identificato come una sorta di testa priva di bocca e occhi e il tentacolo all'altra estremità fu identificato come una appendice dotata di ano, ma restava il mistero delle coppie di tentacoli più piccoli, siti alla base di quello di coda e non presenti in tutti gli individui. Così descritto appariva come una bestiola goffa, cieca, relegata ai fondali e di difficile attribuzione ad un gruppo preciso, probabilmente all'interno di phylum degli artropodi.
Tanto era assurda tale creatura, che qualcuno ipotizzò che fosse parte di qualcosa di più grande, di cui non si era conservato il corpo intero.
Negli anni '90, grazie al miglioramento delle tecniche di microscopia sui fossili e qualche sovvenzione (la pecunia è uno dei grandi limiti della scienza), si scoprì che quelli che erano stati descritti come tentacoli dorsali, atti alla nutrizione, presentavano strutture simili agli artigli dei tardigradi, perfetti per muoversi e arrampicarsi. La bestiola fu ribaltata, i tentacoli diventarono zampe, le zampe diventarono aculei dorsali, il rigonfiamento all'estremità fu identificato come macchia e non erano artropodi. Il problema era trovare la testa.
Nel 2015, casualmente l'anno della rinascita del brontosauro, è stato pubblicato uno studio, condotto con l'ausilio del microscopio elettronico e il confronto di fossili di specie simili di recente scoperta, in cui si descrive la vera (per il momento) forma di questo animale. In quello che era stato identificato come l'ano sono stati visti dei denti (non trattasi del mitologico culo dentato). Sopra quella che ora è una bocca, hanno visto 2 cavità interpretate come occhi. Siamo passati da uno scherzo di natura ad un animaletto relativamente agile, ed elegante, che scorrazzava per gli oceani, cheregala interessanti informazioni sull'evoluzione animale, catalogato nel phylum lobopedia, insieme a creature coeve ed altre attualmente esistenti.

Marsh non aveva abbastanza dati. Gli studiosi che si sono approcciati ad hallucigenia hanno avuto il problema di lavorare su creature piccole, vissute nell'epoca degli scherzi di natura, con mezzi limitati. Tolomeo era limitato da una tecnologia ridicola (dal nostro punto di vista) e da una scienza che muoveva i primi passi, ancora legata alla magia. Brahe, l'ultimo astronomo senza lenti e maestro di Keplero, dovette spiegare il sistema solare in un difficile equilibrio tra ciò che misurava e ciò che viveva: non sapeva che la sensazione d'essere fermi non è legata ad un mondi statico, ma ad un mondo in movimento, che non subisce accelerazione, un concetto ipotizzato e dimostrato anni dopo da Galileo.
È indubbio che avessero torto, ma un torto cagionato dalla mancanza di dati, strumenti e di una visione più ampia. Se loro e tanti altri che certamente non possono essere annoverati tra i pirla, hanno sbagliato per le questioni di cui sopra, su argomenti che conoscevano bene, figurarsi noi comuni tapini cosa possiamo combinare. Questa regola vale per ogni argomento, per questo reputo sensato tenere a mente che si potrebbe avere torto.
Sia chiaro: risposte tipo "lo dice la bibbia, il corano o repubblica" (al momento, insieme ad altre testate, trasmissioni e blog, è una delle pubblicazioni che fungono da testo sacro per le moderne religioni laiche, i cui credenti sono ben più molesti e indottrinati dei peggiori bigotti monoteisti), non si può scusare. Un conto è non avere gli strumenti, un altro è autolobotomizzarsi per seguire una idea imposta da altri o sposata sulla via di Damasco.
Tutto può essere interpretato in modo relativo, anche i numeri, ma limitarsi ad un solo punto di vista è la morte del pensiero creativo.

Marco Drvso

lunedì 16 luglio 2018

Quotidianità

C'è nulla di più letale della quotidianità?
È come un morbo che lentamente ti attanaglia e uccide lentamente. Prima distrugge la voglia di fare,  poi cancella gli interessi e, infine, ci chiude in un continuo presente, fatto di ripetizione e orari. Ti chiude in una gabbia fatta di "non ho tempo", "facciamo domani" e abitudini consuma tempo, prive di qualsivoglia forma di creatività: uso indegno del tempo.
Non so se siano scampoli di quella forma depressiva da cui non sono mai uscito del tutto, ma tanto gli somiglia.
Alzarsi ad orari più o meno fissi, maledire i giorni uguali, colazione, lavarsi, lavorare, cena, film, nanna, alzarsi e ricominciare da lunedì a venerdì. Che merda!
Penso a La Palice, che un momento prima di morire era vivo, e mi strazia l'idea di un mondo di morti in vita, chiusi nella quotidianità e nella moderna eroina dei socialnetwork. Fossi il solo ad essere rinchiuso in questa gabbia di illusioni, finta felicità e imperante follia, cinto da catene mentali di vario genere, mi darei semplicemente di coglione, ma la situazione è oscenamente diffusa. Pensieri preconfezionati, felicità in scatola, libertà precotta, usate per condire una quotidianità alienante, da cui pochissimi sfuggono e troppi vivono felici, convinti di esserne oltre: schiavi ignari che fungono da ingranaggi di un meccanismo perverso, erti ad emblemi di realizzazione e libertà.
Se una buona dose di cinismo e disillusione mi ha salvato dai falsi miti, nulla ha potuto contro il vortice del quieto vivere quotidiano. Anche io sono avvolto in questa calda coperta di Linus, che mi soffoca lentamente, creando una zona di conforto e sicurezza da cui sembra impossibile sfuggire, anzi, si ha la sensazione di non volerne sfuggire, perché è semplice e rassicurante. Come un potente oppiaceo dona piacere e dimenticanza, rendendomi simile a quei compagni di Odisseo che mai avrebbero abbandonato la terra dei lotofagi
Questa sembra essere diventata la condizione umana, tra le sirene della produttività e l'imperativo individualista, che ci svuotano della reale essenza e omologano in ridicole caricature di umani, privi del forte sentire e di quelle grandi pulsioni che hanno riso grande la nostra specie (invero, illusioni anch'esse, ma illusioni nobili di esseri mortali che hanno il diritto di ambire a qualcosa di vero). Più c'è umani, sembriamo lettori di codici a barre, programmati per reagire a questa o quella etichetta, ignorando cosa vi sia realmente sotto. Pulci ammaestrate, felici del proprio letto di ovatta.
Di tutto questo, l'aspetto più straziante è nelle relazioni. Gente che si fa compagnia per noia o per paura di affrontare della solitudine che sarebbe più nobile del surrogato d'amore o amicizia che ingoiano. Paura di rovinare lo status quo, impedendo la crescita di rapporti che potrebbero essere stupendi, se si decidesse a mettersi in gioco, non tutti i rischi del caso. Tutti frutti dell'autoconservazione della quotidianità, che castra ogni volontà di novità e realtà.
Talvolta sembrano più veri quei contratti sociali basati sul mero interesse...
Routine, noia, distrazioni inutili, rapporti superficiali, perdite di tempo varie e un altro giorno è andato.
Siamo pazzi!
Marco Drvso