martedì 13 settembre 2016

Buoni sentimenti?

Leggo, ascolto, mi informo e un tempo discutevo, ma negli ultimi anni la mia misantropia ha raggiunto livelli imbarazzanti.
Non nego di essere un cretino, quindi anche quel che scrivo può essere solo un lungo elenco di cazzate, però mi va di farlo. Da tempo mi sono allontanato dai moderni aristoi e non aspiro a diventare uno di loro, anzi mi piace essere insultato dalla sedicente umanità migliore; la quale pur etichettandosi come liberi, democratici, buoni e cazzate discorrendo, somigliano moltissimo ai nazisti di contorno che tanto odiano.
Con nazisti di contorno intendo le masse che, convinte di essere nel giusto, altro non fanno che seguire lo spirito dei tempi, in piena omologazione.
In particolar modo, detesto i loro buoni sentimenti.
In teoria, sentimenti come empatia, carità, solidarietà e tutta quella sfilza di sentimenti "filantropici" dovrebbero essere cosa buona e giusta. Lo slancio d'amore verso i propri simili, mirato ad un mondo migliore dovrebbe essere un traguardo cui aspirare, ma sono stati capaci di trasformarlo in pura perversione e di questo non li si può perdonare.
Si può fare il bene altrui per slancio irrazionale, per volontà di creare un mondo migliore, per semplice spirito d'appartenenza ed altre mille ottime ragioni, compreso il proverbiale "mi va di farlo", ma non per ragioni meschine come il volersi sentire migliore, lo sbatterlo in faccia agli altri ed elevarsi sopra le masse, perché la vulgata attuale dice che questo va fatto.
Si può commettere il bene, come atto masturbatorio da rinfacciare al prossimo?
Io non so cosa siano bene e male, ma quanto sopra, a mio avviso, è male.

Marco Drvso

venerdì 2 settembre 2016

Preferisco i cattivi, perché hanno un'idea

Il mondo della finzione, fatto di fumetti, film, telefilm, teatro, letteratura e via discorrendo ci insegna una grande verità: sebbene i buoni siano i protagonisti, tutto ruota intorno al cattivo.
La vicenda inizia grazie al suo operato e tutto si svolge in modo che "tutti vissero felici e contenti", ostacolando i piani del malvagio di turno. Il cattivo ha l'idea, sceglie il suo percorso e cerca di portarlo a compimento, mentre i cosiddetti eroi, i buoni, altro non sono che personaggi mossi dalla necessità di ripristinare l'ordine, alterato dalle azioni caotiche del cattivo.
Porto un esempio: se non esistesse Joker, meraviglioso alfiere del caos, col suo pallino di assecondare la propria lucida follia, Bruce Waine sarebbe solo un miliardario eccentrico. Batman ha bisogno di Joker e tutti gli altri, a partire dall'assassino dei coniugi Waine, per poter esistere, perché esiste per fermarli.
Joker è una sorta di superuomo nietzscheano che ha abbattuto la bestia del "devo", trasformandosi nel leone del "voglio" e nel fanciullo del sì creativo, perché è lui il motore primo che dona vita alla vicenda, l'alfa generante e l'omega in cui tutto finisce. Indubbiamente è pazzo da legare, ma bisogna avere il caos dentro, per generare una stella danzante.
In un'epoca in cui persino la trasgressione è codificata e segue delle regole, in cui l'andare contro corrente è la massima forma di conformismo, le stelle danzanti scarseggiano alquanto. al massimo si può sperare di veder sorgere una nana bruna o, come le definiva un mio amico fisico, aborti di stella.
Batman è figo, è ricco, è forte, ha la macchina che tutti vorremmo, la caverna che tutti vorremmo, i giocattoli che tutti vorremmo, insomma: è Batman. Chi non vorrebbe essere Batman? L'unico che gli si può avvicinare è Iron man, ma anche lui vorrebbe essere Batman.
Peccato che il pagliaccio possa tranquillamente esistere senza il pipistrello, ma, ribadisco, niente pagliaccio, niente pipistrello. Batman è un effetto, un personaggio chiuso nella gabbia del dovere, non crea, si limita a seguire il gioco.
Torniamo al mondo reale, dove la situazione è peggiore.
I cattivi sono generalmente ridicoli, persino i cosiddetti signori del mondo, di cui parlano in tanti, non sono altro che ingranaggi di un meccanismo, privi di reale volontà creativa. Dalla loro hanno il fatto di essere cattivi, tanto cattivi, cosa che li differenzia dal resto della pletora di mediocre malvagità, ma restano fermi a quel livello, chiusi nei loro steccati mentali. Il capo della multinazionale, che affama milioni di persone per trarre profitto dalle commodities, nonostante tutto, altro non è che il burocrate che annotava i deportati in un campo di concentramento; tanto potere, tanta potenza ed alla fine tutto si riduce ad un grigio impiegato nato nella famiglia giusta.
Dal lato cattivi siamo messi malissimo sia ai piani alti, esemplificati qui sopra, sia nei piani bassi, si pensi al classico eurocrate che preferisce veder morire la gente in Grecia, piuttosto che spostarsi di un passo da quanto gli hanno inculcato in testa (inquisitori e camice brune dimostravano una maggiore apertura mentale), anche se qui più che cattiveria, direi si possa parlare di fideismo... Come cantava Gaber, "talmente atei da aver bisogno di un altro dio".
Che fine hanno fatto Cesare, Attila, Richelieu?
Dal lato "buoni" (ammesso che esistano) siamo alla tragedia.
In teoria l'atto creativo dovrebbe essere cosa buona. La storia ci ha tramandato il racconto di persone che avevano un'idea, un sogno, ed hanno lottato per il loro atto creativo e, talvolta, hanno vinto. Mi viene in mente Gandhi: lui non era antirazzista, non era anti britannico, non era anti. Gandhi, da quanto si legge dai suoi scritti o si ascolta dalle sue registrazioni era pro: pro uguaglianza e convivenza tra le persone, pro libertà dai popoli. Non voleva abbattere gli inglesi, voleva liberare l'India e la differenza non è solo sintattica.
I cosiddetti buoni di oggi sono generalmente antiqualcosa o noqualcosa. Il problema fondamentale è che raramente sono proqualcosa e su questo si fanno fottere dai "cattivi".
Esempio classico sono quelli antistato e noconfini (mi scuserete se i neologismi tipo noborders mi fanno cagare). Se abolisco lo stato, finisco definitivamente nelle mani dei potentati economici e, mi scuserete, ma preferisco avere sopra un politico corrotto cui tirare calci nel culo (se non fossimo anestetizzati), anziché un non ben definito padrone di Wall Street, contro il quale posso solo tacere, perché sua la sanità, sue le mie proprietà, sua la polizia. Classico esempio di come quello che ci spacciano per modernità sia assolutamente un ritorno al passato. Idem per i confini: se ci sono, ho dove scappare e cercare protezione, se li aboliscono, posso muovermi liberamente, ma lo stesso può fare il mio oppressore, ergo: dove scappo?
Viva il fatto che le persone possano viaggiare,, scegliere dove vivere, viva l'incontro delle culture, ma l'abolizione dei confini è una cazzata.
Le due categorie cui sopra, appartengono ai fideisti in stile camicia bruna: troppo stupidi per rendersi conto di essere manovrati e troppo sicuri di essere nel giusto, per guardarsi intorno (e sono quelli che vantano grande apertura mentale).
Poi ci sono quelli delle buone idee, ma applicate a cazzo. Le varie forme di discriminazione sono cose orrende, che andrebbero superate col dialogo e la comprensione, nella creazione di un mondo migliore, con spinta propositiva e creativa. Peccato che tutto si riduca a slogan antirazzisti, con geni tipo: mi vergogno di appartenere al mio popolo, perché sono razzisti. Bene, cara la mia testolina di cazzo, segnati questi due punti:
1) ti stai dando del razzista da solo, perché se tutto il tuo popolo è razzista... se ci riesci, finisci il sillogismo.
2) sei razzista, perché anche se stai parlando della tua gente, ti sei lanciato in un ragionamento secondo cui un popolo è inferiore, quindi sei razzista, oltre che testa di cazzo.
E giusto per stare in tema: sono il primo a riconoscere che la chiesa sia stata anche un cancro per la società (qualcosa di buono lo hanno fatto anche loro), ma se studiaste la storia, leggereste di un impero in crisi, in cui l'ingresso indiscriminato di gente da oltre confine (all'epoca i barbari) e l'abbandono del mos maiorum a favore del nuovo culto orientale, fatto dalle teste aperte e progressiste dell'epoca, ci è costato 5-6 secoli di anni bui (non tutto il medioevo fu da buttare, diciamo che gli ultimi 3 secoli sono stati di interessante fervore culturale). Ribadendo che l'andare avanti di alcuni è un ritorno al passato.
Idem per quelli contro l'omofobia (vorrei conoscere chi ha coniato il termine per spiegargli il vero significato di quella parola, che significa paura dell'uguale. OMO in greco significa uguale), che sbandierano ai quattro venti che la cosiddetta famiglia tradizionale è luogo di ogni nefandezza -Intanto loro e gli imbecilli con cui litigano mi devono spiegare esattamente cosa sia la famiglia tradizionale, perché non mi è chiaro, essendo "famiglia" un concetto che nei millenni ha indicato situazioni delle più disparate (coppia, tribù, harem, clan, esercito e via discorrendo, in situazioni di etero, bi e omosessualità)-, poi fai loro notare che hanno una cosiddetta famiglia tradizionale e sono la dimostrazione che quanto urlano non è la regola (insomma, rapporti malati ce ne sono di tutti i  tipi e rapporti sani idem), messi con le spalle al muro iniziano a vomitare insulti.
Trascuro il capitolo antifascisti, perché non perdo più tempo per gente che giustifica la propria esistenza per una fantomatica battaglia contro una ideologia sepolta da decenni, di cui anche gli attuali rappresentanti sono andati avanti e condannano quel passato.
In tutti e tre i casi di cui sopra, vediamo sani valori propositivi trasformati in cazzate da reazione. Potevano essere propositivi come Gandhi e Socrate, sognare e proporre un mondo migliore in cui la diversità fosse esaltata, perché è una ricchezza, proponendo grandi valori e dando un senso al motto voltairiano sulla libertà di espressione di cui si riempiono la bocca, invece sono diventati identici a quelli che dicono di odiare (e già che si parte con l'odio, mi risulta difficile assecondare la loro volontà di stare tra i buoni).
Quando sento dire che certa gente non dovrebbe parlare, perché semina odio, quanto sento che certe opere andrebbero vietate, perché hanno contenuti sbagliati, quando sento che si deve vegliare affinché certe idee non girino, io non vedo Voltaire, io vedo Hitler.
Saranno anche colorati in modo sgargiante, faranno gli apericena nei locali etnici, si riempiranno la bocca di magnifiche (secondo loro) frasi fatte, manifesteranno contro questa o quella bruttura, visiteranno posti esotici, saranno quelli che danno a tutti dell'analfabeta funzionale (in questi giorni preferiscono webete, come impone la nuova moda petalosa) perché si ergono al di sopra di tutti per la loro autodefinita superiorità, etc, ma sono loro gli alfieri del conformismo moderno, che negli atteggiamenti, nelle parole e nelle idee rappresentano esattamente le masse che nel secolo scorso osannavano il progresso e la vittoria del dittatore di turno.
Quando avrete finito di darmi del fascista, razzista, etc, perché con voi il dialogo finisce sempre così, ricordate: avete abiurato alla creazione del mondo migliore, per trasformarvi in pantomime di Batman, per combattere il Joker di turno (anche i cattivi seguono la moda dettata dallo pseudo pensatore di turno o dal giornalaccio di rifermento), purtroppo Batman è figo, voi no.
Non siete fighi, perché avete gettato alle ortiche cose bellissime, per seguire parole d'ordine, omologazione intellettuale e trasformarvi nella brutta copia dei nostri mediocri cattivi, che agitano lo spettro dei veri cattivi, quelli che nel loro essere bastardi patentati almeno avevano un'idea loro, e voi caricate come tori nell'arena.

Marco Drvso

sabato 26 marzo 2016

Wonko l'equilibrato

Wonko l'equilibrato è uno dei personaggi di D. Adams che preferisco, un tizio strambo, che dichiara di sapere che la Terra sia stata distrutta e ricostruita, che parla con assurdi angeli con sandali di gomma e che chiama "il manicomio" ciò che si trova oltre i muri di casa sua.
Difficile non considerare pazzo uno che sceglie di chiamarsi Wonko, si attribuisce il titolo di equilibrato e fa quanto sopra, ma alla fine si scopre che lui è l'unico ad avere ragione (angeli coi sandali inclusi).
A parlare in giro, a leggere l'attualità, etc, si giunge alla conclusione che Wonko abbia ragione: il manicomio è fuori. Viviamo in un mondo di matti, nessuno escluso, per primo il sottoscritto.
Ci sono i pazzi della mente aperta e la gran cultura, che altro non fanno che ripetere i concetti stantii che la loro religione laica impone (dogma che cambia con le contingenze) e vivono secondo schemi così rigidi, da far impallidire il peggior fanatico religioso, battendolo anche in ottusità. A ben vedere, i fanatici di qualunque tipo hanno tratti inconfondibili che li caratterizzano, a prescindere che si tratti del talebano, dello squadrista, del radical chic, etc, trattasi sempre del tipico caso di testa di minchia convinto di aver ragione. In questa gabbia regna sovrano il conformista.
Ci sono i pazzi del vuoto cerebrale, i tipici teledipendenti che vivono per accendere mutui per cambiare telefono tutti gli anni. Su questi ho già detto troppo.
I miei preferiti, i pazzi dell'arrivismo. Non so se siano convinti di vivere in eterno, ma il loro essere in perenne conquista mi suscita un misto di curiosità, perplessità e stima: si rendono la vita un inferno, ma fanno qualcosa; purtroppo spesso a danno degli altri.
I miei sodali nel tunnel dell'apatia. In pratica si vive con la consapevolezza che tutto sia un lento morire, quindi non ci si sbatte. In pratica, siamo morti da vivi.
Vi sono innumerevoli altre tipologie, ma sto diventando prolisso e sono le 4 del mattino....
Invidio i genuinamente pazzi, quelli che vedono il mondo per quel che è, liberi dal condizionamento esterno (per quanto possibile), liberi da paranoie, depressioni, monomanie, che non inseguono qualche inutile balena bianca. I matti col botto che sanno stare ad 1cm dal manicomio, senza entrarvi.
I pazzi che ormai si sono spogliati della pubblica follia e sono andata oltre.

sabato 30 gennaio 2016

Svogliatamente

Blocco totale. Non scrivo, non disegno leggo poco, sono più asociale del solito e neanche canticchio. Passeggiate, in bici o a piedi, non pervenute.
Sinteticamente parlando: forte sega di questo mondo.
È da qualche mese che sto maturando questa consapevolezza, ma la voglia di esprimere questo sentimento si spegneva come un'erezione davanti a un varietà di prima serata.
Non che adesso sprizzi volontà di condividere e creatività da chissà quanti pori... Diciamo che in una esistenza che avrebbe cagato il cazzo da moooolti anni, potrebbe valer la pena fare qualcosa per ammazzare il tempo.
-Cristo quanto detesto infilare termini nuovi nel dizionario del dispositivo! Ma quei ritardati che li programmano conoscono almeno 100 parole nella propria lingua, oltre a vari neologismi ed espressioni gergali che rendono (per quanto possibile) ancor più barbaro persino l'inglese?-
L'idea di farlo mi è venuta ieri, quando una persona che stimò mi ha chiesto come va (via scritta) e non me la sono sentita di scriver l'ennesima risposta di circostanza il proverbiale "si vive", " tutto OK" et analoghe puttanate.
Analizziamo.
Non tutti hanno avuto la fortuna di nascere timidi e cervellotici, in un contesto di diffusa grezzeria che castra ogni forma espressiva, spingendoti fin dall'infanzia nel tunnel del fallimento e della difficoltà di comunicare con altri bipedi, salvo quando si interpreta ruoli... Dovevate vedermi quando gestivo folle al museo: l'esatto contrario del pirla che girava da solo, schivando gli sguardi altrui (e la gente pensava che me la menassi....). Di buono c'è che sono rimasto fuori durante dinamiche e ciò mi consente di osservare il mondo senza alcun incanto.
Sono un pirla qualunque, senza speranza di redenzione, ma sono in compagnia di qualche miliardo di miei simili. La sola differenza che mi pone in un punto privilegiato della categoria dei canzoni di cui sopra è aver smesso anche di fare finta d'essere felice, soddisfatto e realizzato.
Sarà che quando ad otto anni ho realizzato la mia mortalità e compreso quanto tutto sia inutile, molte delle illusioni che mandano avanti la società hanno perso ogni valore.
Comunque sia: sti cazzi!
Non mi interessano le mille puttanate che oggi sembrano fondamentali. Non perdo tempo a schierarmi da questa o l'altra parte di un gioco di tifoserie che si spaccia per qualcosa di grande, ma altro non è che distrazione. Per una  settimana abbiamo avuto le prime pagine dei giornali che discutevano del fatto che l'allenatore di 11 rimbambiti che inseguono una palla e sono incomprensibilmente osannati abbia dato del finocchio ad un altro allenatore di altrettanti analfabeti. In un mondo serio la questione avrebbe occupato un trafiletto in sesta pagina, per due giorni: il primo dopo il fattaccio e il secondo a sanzione avvenuta.
Capite che se già di mio sono problematico, interagire con una simile umanità mi è ancora più difficile. Sono stato capace di beccarmi insulti da diversi schieramenti, nel medesimo discorso e quando ti becchi del buonista e del razzista in 2 minuti, capisci che qualcosa non funziona.
Mi sono già stufato. Chiudo questo post delirante giusto per non lasciarlo in bozza, come gli ultimi 20 circa.
Perché a questo mondo non si riesce a fare un discorso senza scadere nel tifo e nella sopraffazione a tutti i costi? (e care mie animelle di sinistra col vostro fare da squadrista non differite da chi vorreste combattere)
Perché le mode devono influenzare il ragionamento? Perché la gente non lo capisce?
Rendersi conto che il proprio status su faccialibro altro non è che uno slogan prefabbricato, che scambiano per ragionamento autonomo?
Certo che evitò di farmi coinvolgere in altrui ragionamenti. Dici un cosa e sei omofobo (tra l'altro termine coniato da chi non ha la minima conoscenza dell'etimologia delle parole), vai avanti con discorso e dopo 1 minuto. Ti danno del gayfriendly, per poi tornare fascista dopo un attimo. Perché non vi ficcate le etichette nel culo ed ascoltate, prima di andare in escandescenza, sputando epiteti a caso?
Siamo nel secolo della comunicazione e non si ha un cazzo da dire e quel poco che si esprime è precotto.
In questo contesto, anche solo un bla, sprecato per qualche tifoso, diventa un lavoro enorme che un vale la pena.

Marco Drvso

mercoledì 4 novembre 2015

errori eventuali

Viviamo in un mondo drasticamente sbagliato, questa è la triste verità. Che siate vincenti, in questo mondo di pazzi, o tristi sfigati senza speranza, in questo mondo di stronzi, qualcosa non funziona.
Non ha senso sprecare la vita dietro illusioni o convinzioni assurde tipo i fantomatici mercati o il presunto benessere. Una vita sprecata dietro a paranoie prefabbricate, in cui si vince se ci si appooggia all'onda della follia e si perde se ci si abbandona ad altre oscillazioni. Viviamo per il maxitelevisoredelcazzo, inseguendo un benessere farlocco, nella costante ricerca di accettazione dalla massa informe che ci circonda; massa che ogni giorno di più assume le sembianze di un indistinto blob, nella follia di una uguaglianza fatta di individualità omologate, in cui la singolarità muore nel mare della mediocrità
Che merda!
Non dico che il contadino sumero,con una aspettativa di vita di scarsi 50 anni, vulnerabile al banale raffreddore e vittima di dei oscuri, vivesse meglio dello psicopatico uomo moderno, ma l'evoluzione (e si badi, nessuno ha mai detto che andando avanti si migliori!) della civiltà ci ha trasformati in imbecilli che inseguono sogni folli. Persino i valori più alti, se analizzati con il giusto distacco, si rivelano puttanate prive di senso.
Ci rendiamo conto che siamo ammalati tutti della stessa malattia terminale chiamata vita? Nessuno di noi può aspirare alla vita eterna, ma ci compotiamo come se dovessimo stare eternamente su questa terrra (nonostante gli atteggiamenti da masochista che ci accomunano).
Quanto mi piacerebbe se domani ci alzassiimo tutti con la consapevolezza di essere costantemente presi per il culo da un sistema di pensiero che tutti noi muoviamo e ne é vittima e accettassimo il nostro essere mortali, impegnando la nostra vita nello stare bene noi e gli altri.
Chissenefrega delle religioni, della politica, del potere. Che si sia i padroni del mondo o gli ultimi stronzi, si vive per la durata di un battito di ciglia: vale la pena farsi schiavizzare dalle nostre convinzioni e paranoie?

Marco Drvso

venerdì 17 aprile 2015

Intanto smantello

Tra le cose che mi hanno insegnato l'esperienza e lo studio, c'è una massima fondamentale: non puoi costruire, senza passare dalla distruzione. Non dico che sia necessario arrivare alla proverbiale tabula rasa, anzi, è necessario salvare quel che serve, affinché la nuova edificazione possa avere successo e compiersi in un ragionevole lasso di tempo.
Comincio con lo smontare e rifare il blog (che per ora chiamerò diario e non blog, perché sono stufo degli inglesismi, ma non ho ancora trovato un termine adatto in italiano; finirà che dovrò inventare un neologismo), ovviamente senza cancellare i vecchi pezzi. Mi limito ad una revisione stilistica, che richiederà qualche tempo. Siccome questo è un passatempo piacevole, non un lavoro, intendo prendermi tutto il tempo che voglio.
Punto primo: cambiare il titolo. Quando ho iniziato a scrivere questo diario gli ho dato lo stesso titolo che usavo per la cartella nel pc in cui raccolgo i miei scritti, ignorando che fosse anche il titolo di un libro scritto da jovanotti. Se lo avessi saputo, avrei evitato accuratamente....
Potrebbe essere un buona scusa per ricominciare a giocare con la grafica, visto che dovrò rifare l'immagine di testa.
Non so se cambierò la mia esistenza, il mio modo di vedere il mondo ed altre amene questioni, intanto cambio il diario. Il resto si vedrà.

Marco Drvso

domenica 15 febbraio 2015

Buoni o cattivi?

Più vado avanti, più la visione buoni e cattivi mi risulta sfumata e insulsa. Un tempo, complice una certa mancanza di strumenti, mi risultava semplice distinguere le due categorie, attribuendo anche inconsciamente dei caratteri precisi ai due gruppi.
Ripartendo dalla mia dichiarazione di gusti nel post precedente, vi sono due immagini viste da bambino, che mi sono rimaste impresse nella memoria. Partirò dalla più famosa.
Credo che più o meno tutti abbiano visto la trilogia originale di Guerre Stellari e i più vecchi e fortunati hanno potuto vedere il montaggio originale de L'impero colpisce ancora, in cui, senza l'odiosa anticipazione aggiunta dopo l'uscita della trilogia che fa da prologo (che a mio avviso andrebbe vista dopo l'originale), si ha uno dei più geniali colpi di scena, quello in cui Darth Vader (o Lord Fener nella versione italiana) dichiara di essere il padre di Luke Skywalker. Un momento fantastico che riscatta completamente il peggiore dei 3 film (sono gusti personali), in cui vediamo l'eroe senza macchia affrontare uno dei cattivi meglio creati, nel tentativo di vendicare il padre e il cattivone esclama la celeberrima frase: "Io sono tuo padre".
Ammetto che rimasi di sasso.
Cattivone brutto e malvagio, capace di distruggere un pianeta per gioco, che alla fine del terzo film ha la sua redenzione, che non solo è il padre dell'eroe (io ancora preferisco Ian Solo...), ma ha una sua etica e morale che prescinde il bene e il male, che lo toglie dalla lista dei cattivi classici, ponendolo altrove. Quando poi si scopre la sua evoluzione nella nuova saga, si giunge al capolavoro.
La seconda scena, ancora più bella, è opera di Go Nagai. La puntata in cui il Generale Nero di Micene viene ucciso dal Grande Mazinga. Una volta ucciso, si vede Tetsuya (il pilota del robot; purtroppo temo che esista chi lo ignori) che ne loda l'onore e la forza, in un atto di rispetto postumo verso il proprio nemico, uomo d'onore, malgrado avesse intrapreso un cammino sbagliato.
In un caso il cattivo non è "cattivo" e nell'altro l'eroe riconosce i meriti al nemico. Il cattivone brutto e cattivo, in realtà era una persona che seguiva una sua idea, con una sua etica, non necessariamente malvagia, dal suo punto di vista.
In realtà di redenzioni, attribuzioni d'onore, etc ne ho viste tante altre nell'animazione giapponese, ma quello era il primo che mi capitava. Non so con le ultimissime produzioni, ma quelle fino alla metà degli anni '90 erano basate su un insieme di valori, in parte legati al bushido, che li rendeva unici, nella loro crudezza (nessuno ricorda un paio di tentati suicidi in Hello Spank?).
Col passare degli anni sono arrivate la mitologia, la storia e l'attualità e lentamente la dicotomia buoni e cattivi si è sbiadita sempre di più, fino a diventare una mera questione relativistica.
In verità, sono anni che fatico a trovare i buoni e i cattivi.
Esempio pratico: le anime candide che lottavano contro il dittatore brutto e cattivo, che poi si trasformano in terroristi brutti e cattivi ed i bravi governi occidentali che li hanno aiutati, per spolpare la loro terra come nei tempi delle colonie. Io non riesco a trovare i buoni e fatico a vedere il Cattivo, trovo solo degli essenzialmente stronzi.
Siamo ad un tale livello di mediocrità da non aver neanche i cattivi. Come cantava Gaber in Se fossi Dio (canzone di cui consiglio assolutamente l'ascolto attento del testo): "non commette mai peccati grossi!/non è mai intensamente peccaminoso!/del resto è troppo piccolo e meschino". Gaber si riferiva al piccolo borghese, ma credo che si possa estendere il concetto.
È tutto un gioco di piccole meschinità e diffuso grigiore, che crea mostri, ma raramente persone genuinamente malvagie. Pensate a certi gerarchi del Terzo Reich, alla fine non erano altro che grigi ragionieri che aderivano al pensiero comune e, nonostante le atrocità, non possono essere considerati dei cattivi, ma solo degli stronzi che tiravano a campare sulla pelle altrui. Non cattivi, che sarebbe quasi una medaglia, ma solo degli stronzi, nel senso più dispregiativo del termine. Il cattivo ha una sua etica, lo stronzo cerca solo di galleggiare.
A questo punto mi trovo a dubitare dei racconti su grandi personaggi che, nel bene e nel male, hanno inciso il loro nome sulla pelle della storia. Ci narrano di persone rette o cattive, ma in realtà conosciamo quel che raccontano gli storici, attraverso le loro fonti e il loro punto di vista, ma non sappiamo se fossero davvero così.
Cesare era il grande condottiero che si narra? Magari il racconto della presa di Alesia, in cui scende in campo col mantello rosso per farsi riconoscere e galvanizzare gli uomini è solo una balla. Magari sotto l'elmo si nascondeva un valente sconosciuto. Attila era quella potenza che raccontano? Considerata la fine che ha fatto (troppo ubriaco per rendersene conto, è annegato nel suo sangue che gli colava dal naso alla bocca), vien da pensare che umanamente non fosse quel gigante di cui si narra.
Qui si giunge allo scopo del ragionamento: esistono i buoni e i cattivi o sono solo semplificazioni propagandistiche per indirizzare un'opinione pubblica, francamente, inadatta a comprendere il mondo?
Forse la presa di coscienza di cui parlavo nell'altro pezzo passa proprio da qui, dall'uscire dalla nostra stronzaggine, per elevarci ad uno stato di consapevole buono o cattivo, con idee proprie e un'etica propria in cui credere, fatta di alti ideali. Non pretendo il superuomo di Nietzsche, basterebbe qualcosa di più elevato di certe miserie umane interpretate da Sordi in molti suoi film. È chiedere troppo?
Non è una cosa semplice, anzi abbandonarsi allo squallore omologato (e ne esistono tantissime forme, alcune riscuotono anche successo, perché le si fa passare per forme emancipate di umanità) è così facile e rassicurante. È sufficiente scegliere il modello da seguire e lasciarsi trascinare dalla corrente (esistono anche lo squallore "controcorrente" di tanti presunte persone libere, che alla prova dei fatti non sono altro che persona che seguono un modello prestabilito).
Ci vuole la volontà di fare lo sforzo.

Marco Drvso