Da qualche mese sono entrato nel magico mondo della libera professione. Stanco di contratti a progetto e simili, ho pensato che fosse il momento di diventare padrone del mio tempo e del mio lavoro, nella speranza di fare qualcosa per me e per il paese.
Oggi, approfittando della carenza di lavoro, traccio un primo bilancio di questa impresa.
Costi e burocrazia. Per aprire ho sprecato 2 anni, in attesa di dare l'esame di abilitazione, barcamenarmi nella burocrazia, iscrivermi ad albo e camera di commercio e trovare una licenza da acquistare. perché avevano contingentato l'accesso al mercato. Il gioco, tra licenza, bollati, tasse d'iscrizione, sbattimenti bancari (per assurdo la cosa più semplice ed economica), balzelli vari che lo stato pretende ancor prima di iniziare (tra inail, inps e simili ho già versato gran capitali), ho speso (ho fatto debiti) per oltre una decina di migliaia di euro (circa il triplo dell'attuale fatturato lordo totale). Morale: il governo ha cambiato ancora le regole del gioco ed ho scoperto di aver buttato i 6000€ spesi per la licenza e il notaio, perché ha liberalizzato l'ingresso al mercato, ho buttato i soldi dell'esame, dei libri e il tempo per studiare, perché anche quello non è più obbligatorio. Soldi e tempo che nessuno mi ridarà.
Va bene agevolare l'ingresso nel mercato, ma quanto traspare da quel decreto (4/12/2011) è che i furbi hanno risolto e chi ha fatto il regolare lo ha preso in culo.
A breve ho il versamento dell'iva sul fatturato, peccato che sia tutta iva di fatture che ancora non mi sono state pagate, ma lo stato la vuole subito, altrimenti sguinzaglia i suoi cravattari.
Spese. L'aumento del costo dei carburanti, dell'autostrada, delle assicurazioni, etc, incide non poco sul mio esile margine di guadagno. Mi è toccato alzare le tariffe per sopperire a questi aumenti e, comunque, non ho aumentato il mio guadagno. È vero che molte di quelle voci vanno in detrazione, ma sono spese che devo sostenere ogni giorno per lavorare, quindi il fatto che le scaricherò (tempo futuro) dalle tasse, non allevia i problemi quotidiani.
Tutte le mattine, quando mi alzo, prima di andare a pisciare controllo la posta e il conto corrente, nella speranza che siano arrivati soldi per poter lavorare e pagare spese e tasse. Bel modo di iniziare la giornata...
In cauda venenum, scopro che hanno posto l'obbligo di pagamento del canone televisivo a tutte le aziende che possiedono computer, smartphone, videocitofoni e altro. Premesso che di sull'abbonamento telefonico pago € 12,91 di tassa di concessione governativa, perché possedere un abbonamento ad una linea cellulare è considerato un lusso. Lusso di cui farei volentieri a meno, se potessi, ma non posso perché è necessario (se avessi il prepagato non la pagherei, ma del prepagato non scaricherei l'iva né i costi). Non ho uno smartphone, anche se mi sarebbe molto utile ora che molte comunicazioni vanno via posta elettronica, né un pc intestato alla ditta (questo da cui scrivo è il mio baraccone personale, regalatomi nel 2008), quindi non dovrei pagarlo per quest'anno, salvo che i soliti creativi al potere non sfornino qualche idea geniale...
Tra le cause della scarsità di lavoro c'è la carenza di pecunia della maggioranza della popolazione, che impone un drastico taglio dei consumi, con contrazione del mercato. In parole semplici non girano soldi e a cascata siamo colpiti tutti.
Lo stato cosa fa per migliorare la situazione?
Aumenta le tasse, impone nuove spese (sanità, gasolio, addizionali varie, etc) ed ora si prepara a mettere in moto una riforma del lavoro che dalle prime avvisaglie sa di stronzata madornale. Tutto per salvare le banche e fare un favore a USA e Cina (i padroni delle agenzie di rating). Ovviamente, il parlamento vota queste norme, salvo nel caso in cui si tocchino i loro interessi o quelli dei loro sodali (hanno bloccato la norma che taglia gli stipendi ai manager pubblici, quelle sui loro stipendi e quelle sulla incompatibilità tra le cariche pubbliche). Non amo il tecnocrate filo bancario che non sa andare oltre la visione del mondo che insegnano in certe università né proporre qualcosa che sia utile a noi e non alle banche, ma i politici stanno facendo di tutto per risultare ancor più odiati. Mosconi direbbe "Ma me par che ghe sia... ma i lo fa a posta".
Del ridicolo giro di denaro che genero, nulla resta nelle mie tasche. I soldi delle fatture (quelle che mi pagano) entrano nel conto corrente ed escono subito. Con quel poco che avanza ci copro le spese di casa e sono finiti. Un paio di braghe nuove, cultura, sistemare il dente dolorante, mangiare fuori, uscite fatte bene con la ragazza o gli amici, etc, sono lussi da procrastinare a tempo indeterminato.
Anche la trovata sulla riforma del lavoro... Per ora non ho il problema di assumere, ma un domani mi piacerebbe farlo. Non sarà certamente l'art. 18 a fermarmi, salvo qualche aggiustamento tipo se uno è un lazzarone voglio il diritto di sbatterlo fuori (quelli, solitamente, sono i più dotti conoscitori del codice del lavoro e hanno ottimi agganci con il sindacato). Quel che mi fermerà sarà il costo di un lavoratore, inteso come tasse e balzelli vari. Riducete il costo del lavoratore e la gente assumerà.
Per ora, per fortuna, non sono ancora finito nel giro di pagamenti obbligatori, ma visti i tempi... Nei pagamenti obbligatori c'è di tutto dalle pretese di certi loschi personaggi a tangenti obbligatorie per avere ciò che spetta di diritto. Non sto scherzando, so di gente che ha pagato dei funzionari affinché certe pratiche andassero avanti; non era corruzione, ma taglieggiamento da parte della pubblica amministrazione. Funzionari che se non ricevono la fresca si incaponiscono contro il cittadino (basta leggere i quotidiani, per riscontrare quanto dico).
Infine: le ore spese per creare contatti di lavoro, preparare preventivi, sistemare i mezzi produttivi, occuparsi della contabilità. Tutto tempo non retribuito.
Pago le tasse e lo stato non mi rende servigi e quel poco che rende pretende che sia pagato. Le strade dissestate provocano danni al mezzo, quindi costi aggiuntivi, cagionati dall'incuria degli amministratori, pagati con le mie tasse. Se tardo un pagamento mi aprono il culo, ma quando devo ricevere non c'è la stessa solerzia. La maggior parte del tempo lavorativo non è retribuito (un imprenditore lo è 24 ore al giorno). I costi aumentano ogni giorno e i ricavi si assottigliano.
Morale. Se compravo una incudine, ci poggiavo sopra le palle e cominciavo a martellare, il risultato sarebbe stato lo stesso.
Stringo i denti e penso che la parte migliore del paese fa come me. Quella massa di persone che non è in politica, né in televisione, perché è troppo impegnata a lavorare per far funzionare questo disastrato paese. Stringo i denti, ma ogni giorno è sempre più demoralizzante.
Marco Drvso
Disclaumer
Questo blog è di libera consultazione e mi piace che qualcuno tragga idee dal mio lavoro, ma detesto chi copia e incolla, spudoratamente, i miei post, facendoli passare per propri. Questa è una pratica antipatica ed è già successo più volte.
Se volete attingere da qui, fate pure, ma citate la fonte.
Se volete attingere da qui, fate pure, ma citate la fonte.
lunedì 20 febbraio 2012
giovedì 9 febbraio 2012
Il giusto grado di serietà per vivere felici
Da qualche giorno sto impazzendo per questo video. Sono la "The Ukulele Orchestra of Great Britain" che suona il tema immortale de "Il buono, il brutto e il cattivo".
Prima di andare oltre, vi consiglio di cliccare sul link del video e vederlo tutto.
Sono professionisti che prendono molto seriamente quel che fanno, si vede. Immagino ore di prove e studio per arrangiare i pezzi e preparare lo spettacolo. Musicisti serissimi, che sanno cosa fanno e si sbattono per farlo.
La loro grandezza è nel non prendersi troppo sul serio. La loro onestissima vena di cazzonaggine si evince dal loro sito e in tanti video, in cui propongono cover parodistiche di successi mondiali, da "Anarchy in UK" rivista in chiave reggae, a "Smell like teen spirit" in cui danno il meglio di loro, fino ad un medley tra "Life on Mars" e "My way".
Se si prendessero troppo sul serio, non produrrebbero certi spettacoli.
Questa è esattamente l'idea che volevo trasmettere nell'ultimo post, riferendomi al non prendersi troppo sul serio. Nel video vedete altissima serietà artistica, vissuta con meravigliosa leggerezza nel presentarsi al pubblico e proporre il proprio lavoro.
Se si prendessero troppo sul serio, non farebbero mai spettacoli simili (e sarebbe un peccato), né potrebbero perché la gente troppo seria non ha la vena giocosa che solo a pochi rimane, superata una certa età: il fanciullino pascoliano, per intenderci.
Ecco cosa intendo, quando dico di non prendere la vita con troppa serietà.
Marco Drvso
Prima di andare oltre, vi consiglio di cliccare sul link del video e vederlo tutto.
Sono professionisti che prendono molto seriamente quel che fanno, si vede. Immagino ore di prove e studio per arrangiare i pezzi e preparare lo spettacolo. Musicisti serissimi, che sanno cosa fanno e si sbattono per farlo.
La loro grandezza è nel non prendersi troppo sul serio. La loro onestissima vena di cazzonaggine si evince dal loro sito e in tanti video, in cui propongono cover parodistiche di successi mondiali, da "Anarchy in UK" rivista in chiave reggae, a "Smell like teen spirit" in cui danno il meglio di loro, fino ad un medley tra "Life on Mars" e "My way".
Se si prendessero troppo sul serio, non produrrebbero certi spettacoli.
Questa è esattamente l'idea che volevo trasmettere nell'ultimo post, riferendomi al non prendersi troppo sul serio. Nel video vedete altissima serietà artistica, vissuta con meravigliosa leggerezza nel presentarsi al pubblico e proporre il proprio lavoro.
Se si prendessero troppo sul serio, non farebbero mai spettacoli simili (e sarebbe un peccato), né potrebbero perché la gente troppo seria non ha la vena giocosa che solo a pochi rimane, superata una certa età: il fanciullino pascoliano, per intenderci.
Ecco cosa intendo, quando dico di non prendere la vita con troppa serietà.
Marco Drvso
lunedì 6 febbraio 2012
Un mondo diverso
Diciamolo: sono un inguaribile ottimista con un senso dell'umorismo molto particolare.
Mentre soffrivo pensando al fatturato di questi mesi e al casino mondiale, spalando ghiaccio tra una imprecazione e l'altra, ho avuto una mezza epifania. E se tutte queste crisi fossero occasioni d'oro che stiamo sprecando?
Lo so, lagnarsi nella speranza che non cambi nulla, per dare la colpa ad altri, è una tentazione e una abitudine diffusa. Stratracannare e stramaledire le donne, il tempo ed il governo è sport nazionale, come lo scaricabarile. Ma quanto è bello vedere la propria vita e il proprio mondo che vanno in vacca e dare la colpa ad altri?
Non più, almeno per me. I periodi di crisi sono per me ottimi momenti per rimettermi in discussione, uscire dall'apatia e riprendermi la vita. Non avrei preso certe scelte, se non fossi convinto di voler cambiare molte cose.
Simile proposito, dovremmo prenderlo tutti e prendendo il toro per le corna, trasformare questa fase di crisi in una grande opportunità per un mondo diverso. Non dico migliore, solo diverso (anche perché peggio di così non è facile).
Mi raccomando, però, non prendetemi troppo sul serio, anzi, non prendete alcunché troppo seriamente, altrimenti si rischia di cadere nel vortice della follia che avvelena l'esistenza. Bisogna dare il giusto peso alle cose, altrimenti si può incappare in errori, anche gravi. Poca serietà non vuol dire superficialità.
Mentre tutti si strappano i capelli per la crisi economica e per il grande freddo (leggasi probabile emergenza gas e perenne emergenza imbecillità politica, vedi un certo sindaco), sento tante lamentele, ricerche di colpevoli e poche soluzioni praticabili. Siamo troppo presi a prendere sul serio la questione, per averne una visione realistica e concreta.
L'ideale sarebbe una drastica rivoluzione culturale e un cambio di rotta totale, ma lo vedo impossibile. Se si iniziasse adesso, credo che ci vorrebbero almeno 5-6 generazioni prima di vedere qualche risultato. Un'altra bella idea sarebbe decapitare il potere e mettere persone credibili, ma anche qui si galleggia nell'utopia, per ora. Senza cercare soluzioni estreme ed evitando le soluzioni tampone, sovente peggiori del problema, si potrebbe partire dal problema, sviscerarlo e ottenere un risultato da cui partire.
Le grandi crisi mondiali non sono molto diverse da quelle che ogni persona vive nel suo piccolo, cambia solo la scala di grandezza.
Penso, magari sbaglio, che la crisi del debito si potrebbe risolvere con un magheggio bancario fatto dalla BCE, che anziché elargire denari alle banche, potrebbe darli agli stati, come farebbe una vera banca centrale, in un sistema di sovranità monetaria. Della serie: stiamo unificando tutto con regole varie, tanto vale che lo sia anche la BCE e si smetta di vederla come entità a sé stante. Oppure nazionalizzare le banche e farla finita una volta per tutte.
La crisi dell'industria si potrebbe risolvere rivedendo, al rialzo, i salari e cambiando drasticamente il sistema del lavoro, in modo che la gente abbia garanzie, un buon salario e abbastanza tempo libero, in modo che possa acquistare prodotti di buona qualità e costo elevato, prodotti in loco e spendere il resto in servizi vari. In questo modo si tiene in vita l'economia, si consuma meno e meglio e non abbiamo tonnellate di merce usa e getta, prodotta da schiavi in Cina e che vale quanto costa. Parlo di comprare meno, ma oggetti più costosi, di qualità e durata infinitamente superiore, che richiedano ragionevoli tempi di produzione.
In ultimo il discorso del gas. Abbiamo le tecnologie per migliorare la termica delle case, attraverso opere di ristrutturazione che rimetterebbero in moto l'economia, evitando il continuo consumo di territorio per far contenti gli speculatori edilizi, cui aggiungere sistemi di produzione energetica a impatto zero e produzione in situ. Prendendo la soluzione più semplice: pannellare tutti i tetti, in modo che durante le ore di luce si posa utilizzare il riscaldamento elettrico, lasciando l'uso di gas per le ore di buio, sarebbe un gran risparmio per noi, nazione, e una bella inculata per Gazprom.
Qualche idea, senza la pretesa che siano prese in considerazione. Magari troppo semplicistiche, ma come insegna il caro Occam, bisogna ridurre all'osso la questione e la soluzione più semplice e spesso quella corretta.
Spero che il mondo non si faccia scappare queste grandi occasioni. Ribadisco che le crisi sono i momenti migliori per prendere delle scelte (chi conosce il greco ha intuito il doppiosenso) e prendere strade nuove. Al momento vedo i potenti indaffaratissimi a salvare lo status quo, facendo danni incredibili, quando potrebbero accettare il fatto che il sistema ha funzionato finché ha potuto, ma ora l'ingranaggio si è rotto e bisogna sostituirlo con qualcosa di nuovo. Non so se migliore, ma certamente diverso.
Se ci sono arrivato io che non sono una cima, penso che le menti eccelse e raffinatissime dovrebbero produrre pensate anche migliori. Figurarsi che quanto sopra non gli porterebbe via niente, anzi li potrebbe arricchire ulteriormente.
Si sono estinti i dinosauri: non pensino che il sistema sia immune da avere una fine.
Marco Drvso
Mentre soffrivo pensando al fatturato di questi mesi e al casino mondiale, spalando ghiaccio tra una imprecazione e l'altra, ho avuto una mezza epifania. E se tutte queste crisi fossero occasioni d'oro che stiamo sprecando?
Lo so, lagnarsi nella speranza che non cambi nulla, per dare la colpa ad altri, è una tentazione e una abitudine diffusa. Stratracannare e stramaledire le donne, il tempo ed il governo è sport nazionale, come lo scaricabarile. Ma quanto è bello vedere la propria vita e il proprio mondo che vanno in vacca e dare la colpa ad altri?
Non più, almeno per me. I periodi di crisi sono per me ottimi momenti per rimettermi in discussione, uscire dall'apatia e riprendermi la vita. Non avrei preso certe scelte, se non fossi convinto di voler cambiare molte cose.
Simile proposito, dovremmo prenderlo tutti e prendendo il toro per le corna, trasformare questa fase di crisi in una grande opportunità per un mondo diverso. Non dico migliore, solo diverso (anche perché peggio di così non è facile).
Mi raccomando, però, non prendetemi troppo sul serio, anzi, non prendete alcunché troppo seriamente, altrimenti si rischia di cadere nel vortice della follia che avvelena l'esistenza. Bisogna dare il giusto peso alle cose, altrimenti si può incappare in errori, anche gravi. Poca serietà non vuol dire superficialità.
Mentre tutti si strappano i capelli per la crisi economica e per il grande freddo (leggasi probabile emergenza gas e perenne emergenza imbecillità politica, vedi un certo sindaco), sento tante lamentele, ricerche di colpevoli e poche soluzioni praticabili. Siamo troppo presi a prendere sul serio la questione, per averne una visione realistica e concreta.
L'ideale sarebbe una drastica rivoluzione culturale e un cambio di rotta totale, ma lo vedo impossibile. Se si iniziasse adesso, credo che ci vorrebbero almeno 5-6 generazioni prima di vedere qualche risultato. Un'altra bella idea sarebbe decapitare il potere e mettere persone credibili, ma anche qui si galleggia nell'utopia, per ora. Senza cercare soluzioni estreme ed evitando le soluzioni tampone, sovente peggiori del problema, si potrebbe partire dal problema, sviscerarlo e ottenere un risultato da cui partire.
Le grandi crisi mondiali non sono molto diverse da quelle che ogni persona vive nel suo piccolo, cambia solo la scala di grandezza.
Penso, magari sbaglio, che la crisi del debito si potrebbe risolvere con un magheggio bancario fatto dalla BCE, che anziché elargire denari alle banche, potrebbe darli agli stati, come farebbe una vera banca centrale, in un sistema di sovranità monetaria. Della serie: stiamo unificando tutto con regole varie, tanto vale che lo sia anche la BCE e si smetta di vederla come entità a sé stante. Oppure nazionalizzare le banche e farla finita una volta per tutte.
La crisi dell'industria si potrebbe risolvere rivedendo, al rialzo, i salari e cambiando drasticamente il sistema del lavoro, in modo che la gente abbia garanzie, un buon salario e abbastanza tempo libero, in modo che possa acquistare prodotti di buona qualità e costo elevato, prodotti in loco e spendere il resto in servizi vari. In questo modo si tiene in vita l'economia, si consuma meno e meglio e non abbiamo tonnellate di merce usa e getta, prodotta da schiavi in Cina e che vale quanto costa. Parlo di comprare meno, ma oggetti più costosi, di qualità e durata infinitamente superiore, che richiedano ragionevoli tempi di produzione.
In ultimo il discorso del gas. Abbiamo le tecnologie per migliorare la termica delle case, attraverso opere di ristrutturazione che rimetterebbero in moto l'economia, evitando il continuo consumo di territorio per far contenti gli speculatori edilizi, cui aggiungere sistemi di produzione energetica a impatto zero e produzione in situ. Prendendo la soluzione più semplice: pannellare tutti i tetti, in modo che durante le ore di luce si posa utilizzare il riscaldamento elettrico, lasciando l'uso di gas per le ore di buio, sarebbe un gran risparmio per noi, nazione, e una bella inculata per Gazprom.
Qualche idea, senza la pretesa che siano prese in considerazione. Magari troppo semplicistiche, ma come insegna il caro Occam, bisogna ridurre all'osso la questione e la soluzione più semplice e spesso quella corretta.
Spero che il mondo non si faccia scappare queste grandi occasioni. Ribadisco che le crisi sono i momenti migliori per prendere delle scelte (chi conosce il greco ha intuito il doppiosenso) e prendere strade nuove. Al momento vedo i potenti indaffaratissimi a salvare lo status quo, facendo danni incredibili, quando potrebbero accettare il fatto che il sistema ha funzionato finché ha potuto, ma ora l'ingranaggio si è rotto e bisogna sostituirlo con qualcosa di nuovo. Non so se migliore, ma certamente diverso.
Se ci sono arrivato io che non sono una cima, penso che le menti eccelse e raffinatissime dovrebbero produrre pensate anche migliori. Figurarsi che quanto sopra non gli porterebbe via niente, anzi li potrebbe arricchire ulteriormente.
Si sono estinti i dinosauri: non pensino che il sistema sia immune da avere una fine.
Marco Drvso
mercoledì 1 febbraio 2012
Fantozzeide
Chi si ricorda il capolavoro immortale di Paolo Villaggio (i primi 4)?
Come molti, sono cresciuto guardando i film di Fantozzi. Pellicole in cui si narrava l'Italia peggiore, parodiata in maniera eccellente, attraverso le vicende di un impiegatuccio sfigatissimo, di una megaditta parastatale. Al contrario dell'Italietta narrata da Sordi, in cui con un riso amaro ci venivano mostrati i nostri pregi e difetti, quella di Fantozzi era pariodiata all'inverosimile, provocando risate sguaiate, ma se si osservava con attenzione la vicenda, quel che faceva ridere diventava un pugno nello stomaco. Questa era la grandezza: l'immenso cinismo che Villaggio metteva in Fantozzi e nei personaggi di contorno, tra cui il geometra Filini, interpretato dal grandissimo Gigi Reder. Questo personaggio meschino, mediamente ignorante, succube del potere, era l'immagine più vera di molta italianità dell'epoca.
Caratteri cui si poteva porre rimedio con la volontà di migliorarsi e puntare in alto, infatti, più volte Fantozzi era citato come un punto di riferimento verso il basso.
Nelle pellicole si mostrava una continua e mostruosa lotta per la sopravvivenza tra persone piccole e prive di ogni speranza, continuamente vessate dal potente di turno. Immagine che, fino ad una ventina d'anni fa, era sinonimo di ricerca del quieto vivere, all'interno del proprio piccolo mondo meschino. Oggi, purtroppo, quella lotta tra poveri si è estesa anche a persone di valore superiore a quello di Fantozzi. Anche la persona con più dignità e forza, si trova a dover fare i conti con un mondo che non funziona e la necessità di sopravvivere.
Il susseguirsi di governi quantomeno discutibili, l'avanzare di una unificazione europea fatta a cazzo, il sorgere di nuove economie in cui i fondamentali del diritto e della sicurezza del lavoro sono mera teoria (nel migliore dei casi), i giochi della finanza e la scomparsa dell'imprenditore (a favore del manager) e malcostume vario ed eventuale, stanno uccidendo il lavoro. Questo vale per i dipendenti, come per gli autonomi. Si lavora poco e male, in una continua competizione tra poveri.
Vedo dipendenti costretti ad accettare situazioni che fino a poco tempo fa erano inimmaginabili e autonomi che rincorrono la clientela. Si è costretti ad inseguire il lavoro, al punto che sono mesi che devo andare dal dentista, ma non sto riuscendo ad organizzarmi per farlo. Il ricatto è sempre in agguato: se non ti va bene, c'è la fila dietro di te. Inutile sperare in uno slancio di orgoglio collettivo.
A questa macelleria sociale c'è da aggiungere un progressivo rincoglionimento delle masse. Oltre alla cultura nazional popolare che genera mostri e ad una certa pigrizia intellettuale molto diffusa, ci si mette anche la legislazione internazionale con le nuove leggi sul diritto d'autore e il diritto di espressione. Se a livello filosofico sono corrette, l'applicazione e la normativa che stanno sfornando (vedi ACTA e simili) è delirante e come risultato avrà una riduzione delle informazioni circolanti.
Con il termine informazione non mi riferisco alle "news", uso il termine nel suo significato più ampio possibile.
In sintesi: ci stanno rendendo dei Fantozzi.
Temo che un domani saremo tutti rinchiusi nella megaditta a farci la guerra per un tozzo di pane, privati di ogni briciolo di umanità.
Marco Drvso
Come molti, sono cresciuto guardando i film di Fantozzi. Pellicole in cui si narrava l'Italia peggiore, parodiata in maniera eccellente, attraverso le vicende di un impiegatuccio sfigatissimo, di una megaditta parastatale. Al contrario dell'Italietta narrata da Sordi, in cui con un riso amaro ci venivano mostrati i nostri pregi e difetti, quella di Fantozzi era pariodiata all'inverosimile, provocando risate sguaiate, ma se si osservava con attenzione la vicenda, quel che faceva ridere diventava un pugno nello stomaco. Questa era la grandezza: l'immenso cinismo che Villaggio metteva in Fantozzi e nei personaggi di contorno, tra cui il geometra Filini, interpretato dal grandissimo Gigi Reder. Questo personaggio meschino, mediamente ignorante, succube del potere, era l'immagine più vera di molta italianità dell'epoca.
Caratteri cui si poteva porre rimedio con la volontà di migliorarsi e puntare in alto, infatti, più volte Fantozzi era citato come un punto di riferimento verso il basso.
Nelle pellicole si mostrava una continua e mostruosa lotta per la sopravvivenza tra persone piccole e prive di ogni speranza, continuamente vessate dal potente di turno. Immagine che, fino ad una ventina d'anni fa, era sinonimo di ricerca del quieto vivere, all'interno del proprio piccolo mondo meschino. Oggi, purtroppo, quella lotta tra poveri si è estesa anche a persone di valore superiore a quello di Fantozzi. Anche la persona con più dignità e forza, si trova a dover fare i conti con un mondo che non funziona e la necessità di sopravvivere.
Il susseguirsi di governi quantomeno discutibili, l'avanzare di una unificazione europea fatta a cazzo, il sorgere di nuove economie in cui i fondamentali del diritto e della sicurezza del lavoro sono mera teoria (nel migliore dei casi), i giochi della finanza e la scomparsa dell'imprenditore (a favore del manager) e malcostume vario ed eventuale, stanno uccidendo il lavoro. Questo vale per i dipendenti, come per gli autonomi. Si lavora poco e male, in una continua competizione tra poveri.
Vedo dipendenti costretti ad accettare situazioni che fino a poco tempo fa erano inimmaginabili e autonomi che rincorrono la clientela. Si è costretti ad inseguire il lavoro, al punto che sono mesi che devo andare dal dentista, ma non sto riuscendo ad organizzarmi per farlo. Il ricatto è sempre in agguato: se non ti va bene, c'è la fila dietro di te. Inutile sperare in uno slancio di orgoglio collettivo.
A questa macelleria sociale c'è da aggiungere un progressivo rincoglionimento delle masse. Oltre alla cultura nazional popolare che genera mostri e ad una certa pigrizia intellettuale molto diffusa, ci si mette anche la legislazione internazionale con le nuove leggi sul diritto d'autore e il diritto di espressione. Se a livello filosofico sono corrette, l'applicazione e la normativa che stanno sfornando (vedi ACTA e simili) è delirante e come risultato avrà una riduzione delle informazioni circolanti.
Con il termine informazione non mi riferisco alle "news", uso il termine nel suo significato più ampio possibile.
In sintesi: ci stanno rendendo dei Fantozzi.
Temo che un domani saremo tutti rinchiusi nella megaditta a farci la guerra per un tozzo di pane, privati di ogni briciolo di umanità.
Marco Drvso
martedì 24 gennaio 2012
Bisogno di luce
Molti grandissimi autori ci hanno narrato la via oscura che ogni uomo percorre nel suo peregrinare su questa mondo. Per molti è una oscurità invisibile, in cui credono di vedere e sono felici di questo. Per altri, queste tenebre sono visibili spinte verso la ricerca della luce. Luce che molti savi hanno lasciato balenare affinché chi cerca sia spronato a seguirla.
Sebbene con scarsi risultati, da anni inseguo queste fiammelle. Un lavoro intenso che mi ha portato via tempo, con alterne fortune. Talvolta quel che trovavo era oro, altre volte era qualcosa che luccicava, ma privo di valore. Le prime erano fonte di gioia, le seconde, passato il momento di scoramento, erano anch'esse fonte di gioia, perché erano comunque importanti lezioni. Lezioni di cui ho scritto nel blog, ad esempio in questo e questo post: racconti della mia ricerca della pietra filosofale. Un lavoro quasi impossibile per un profano, ma il fatto di riconoscersi tale significa che si vedono le tenebre e si intuisce la luce. Chi non sa di essere profano, non sa di brancolare nel buio.
La luce è il sapere e la coscienza di qualcosa di grande che solo a pochi è dato di conoscere. Pochi nei quali mi sono spesso imbattuto nelle mie ricerche, che si paravano avanti a me, come un traguardo necessario, la sola via da intraprendere. Erano lì, che mi mostravano il cammino, ma non ero ancora in grado di capirlo.
Prima di bussare a certe porte, è necessario aver chiaro in mente cosa si vuole e cosa si vuole mettere in gioco. Una volta che si è bussato e si è parlato, nessuno vuole tornare indietro.
Anni fa, avrei intrapreso il cammino immediatamente. Oggi, a causa della crisi, mi è toccato rimandare a quando avrò i mezzi per seguirlo degnamente. Ogni cammino ha un suo prezzo in termini di tempo, dedizione e, come tutto, economico. In questo momento, tempo e denaro sono lussi che difficilmente posso permettermi. Un allievo che non può dedicare il giusto tempo al maestro è solo una perdita di tempo, per quest'ultimo.
Come il personaggio della Caverna di Platone, ho intravisto quel che è oltre le tenebre ed ora smanio per avere la luce. È una sofferenza trovarsi dinnanzi alla realizzazione del sogno, ma essere costretti dalle contingenze a stare fermi. Sogno di cui si è assaporata la fragranza in un istante stupendo e si sente la necessità di averne ancora.
Ho un motivo in più per migliorare la mia posizione e prendere totalmente in mano la mia vita.
Marco Drvso
Sebbene con scarsi risultati, da anni inseguo queste fiammelle. Un lavoro intenso che mi ha portato via tempo, con alterne fortune. Talvolta quel che trovavo era oro, altre volte era qualcosa che luccicava, ma privo di valore. Le prime erano fonte di gioia, le seconde, passato il momento di scoramento, erano anch'esse fonte di gioia, perché erano comunque importanti lezioni. Lezioni di cui ho scritto nel blog, ad esempio in questo e questo post: racconti della mia ricerca della pietra filosofale. Un lavoro quasi impossibile per un profano, ma il fatto di riconoscersi tale significa che si vedono le tenebre e si intuisce la luce. Chi non sa di essere profano, non sa di brancolare nel buio.
La luce è il sapere e la coscienza di qualcosa di grande che solo a pochi è dato di conoscere. Pochi nei quali mi sono spesso imbattuto nelle mie ricerche, che si paravano avanti a me, come un traguardo necessario, la sola via da intraprendere. Erano lì, che mi mostravano il cammino, ma non ero ancora in grado di capirlo.
Prima di bussare a certe porte, è necessario aver chiaro in mente cosa si vuole e cosa si vuole mettere in gioco. Una volta che si è bussato e si è parlato, nessuno vuole tornare indietro.
Anni fa, avrei intrapreso il cammino immediatamente. Oggi, a causa della crisi, mi è toccato rimandare a quando avrò i mezzi per seguirlo degnamente. Ogni cammino ha un suo prezzo in termini di tempo, dedizione e, come tutto, economico. In questo momento, tempo e denaro sono lussi che difficilmente posso permettermi. Un allievo che non può dedicare il giusto tempo al maestro è solo una perdita di tempo, per quest'ultimo.
Come il personaggio della Caverna di Platone, ho intravisto quel che è oltre le tenebre ed ora smanio per avere la luce. È una sofferenza trovarsi dinnanzi alla realizzazione del sogno, ma essere costretti dalle contingenze a stare fermi. Sogno di cui si è assaporata la fragranza in un istante stupendo e si sente la necessità di averne ancora.
Ho un motivo in più per migliorare la mia posizione e prendere totalmente in mano la mia vita.
Marco Drvso
lunedì 23 gennaio 2012
A chi giova?
In questi giorni si fa un gran parlare della volontà dell'esecutivo tecnico di liberalizzare le professioni, per stimolare la concorrenza, la crescita del mercato e venire incontro al consumatore.
Detta così, sembra la panacea di tutti i mali, peccato che la questione, per quanto giusta, vada affrontata con cognizione di causa, valutando attentamente ogni passaggio.
In Italia esistono corporazioni potenti che avvelenano il mercato, è evidente e noto a chiunque. Tra questa corporazioni, ovviamente, non possiamo dimenticare le mafie, la politica e tutto il sottobosco di associazioni più o meno limpide che fanno affari d'oro sulle spalle del paese. Sistemando questi gruppi parassitari, si potrebbe smettere di emettere debito pubblico (ci sarebbe anche da fare un discorsetto sul ritorno alla sovranità monetaria o alla revisione del funzionamento della BCE, ma non è questa la sede). Forse ho un po' esagerato, ma non credo di essere lontano dal vero. Professioni in cui esiste un cartello ci sono, ma questo decreto le ha colpite solo marginalmente. Mi riferisco alle banche e alle assicurazioni, ad esempio.
Partirei parlando degli albi professionali. Si fa un gran parlare di abolirli, ma ciò è una follia. Ci sono albi sputtanatissimi, è vero e spesso l'accesso ad un albo richiede una trafila lunga e demotivante, ma sarebbe sufficiente riformarli e renderli quel che dovrebbero essere: enti di tutela per il cliente e la categoria. L'iscrizione ad un albo garantisce che il professionista abbia le carte in regola per operare nel suo settore e tutela il cliente da eventuali furbi che praticano la professione senza averne titolo. Un esempio per tutti è l'albo dei medici: unica tutela contro chi professa abusivamente la professione (salvo che non intervenga la finanza, perché questi personaggi, solitamente, lavorano in nero).
Personalmente, sono iscritto all'albo dell'autotrasporto e questa iscrizione, tra bolli, corsi, etc, mi ha portato via quasi 2 anni: una follia. Sono il primo a ritenere che le pratiche debbano essere più snelle, ma con il decreto di dicembre, hanno totalmente aperto il mercato fino a 3,5t, rendendo inutile l'esame che ho dato e tutta la montagna di pratiche che ho fatto. Inoltre, prima toccava comprare le licenza perché erano contingentate, ora le hanno liberalizzate (e non ci vedo nulla di male, anzi, sono favorevole) ed io mi trovo alleggerito di 7000€. Mi spiace per quel denaro (soprattutto considerato che li ho sudati e mi sono indebitato), ma sono favorevole all'apertura del mercato. Se fossi un tassista che sta pagando 200000€ di mutuo per la licenza, mi incazzerei alquanto.. Quel che mi fa incazzare è l'eliminazione dell'esame di capacità professionale e l'abolizione della capacità finanziaria, soprattutto perché il mio segmento di mercato è il solo che non gode di certi sgravi (una miseria, in verità) sul carburante. Domani uno si alza e si iscrive all'albo, senza produrre alcuna carta che dimostri che sa quel che sta facendo, con il solo risultato che per lavorare abbasserà ancor di più le già risicatissime tariffe (su certi servizi arrivo alla pari, considerate le tasse), a danno di tutto il settore. Immagino che i grandi corrieri, che sfruttano e ricattano i padroncini (per la maggior parte poveri cristi arrivati dal Sud America), faranno i salti di gioia. Con la vecchia normativa sarebbero stati costretti ad assumerli.
Ai pubblicisti è andata peggio. Con l'abolizione dell'albo, ora sarà ancor più duro accedere alla professione di giornalista. Non parliamo dei gestori delle pompe di benzina, cui queste "liberalizzazioni" potrebbero dimostrarsi disastrose; utili solo per chi possiede l'impianto, ma sono una minoranza e non so quanti abbiano la forza e la volontà di mettersi sul groppone 400000€ di debiti per comprare la pompa. Almeno agli aspiranti avvocato è andata bene: la possibilità di iniziare il tirocinio all'università permette, a chi non ha il padre penalista, di poter accedere alla professione in tempi ragionevoli.
Semplificare ed eliminare norme che rendano difficilissimo l'ingresso nel mercato, ma togliere le regole è follia.
Io sono favorevolissimo al libero mercato, ma pretendo delle regole ferree. Regole che tutelino il professionista e il suo cliente, affinché si possa avere il miglior servizio al prezzo giusto. Apriamo il mercato alle nuove energie, semplifichiamo la burocrazia, rendiamo certa la giustizia, facciamo i controlli, etc, ma, per l'amor del cielo: imponiamo delle regole e facciamole rispettare.
Un mercato eccessivamente libero produce la situazione che ben conosciamo tutti, tramite la stampa, del sistema finanziario e borsistico, in cui la mancanza di regole permette dei magheggi perversi che, uniti a certe normative sulla finanza e sulla moneta della zona euro, ha creato la crisi, partendo dal paese pi liberista del mondo, gli USA, che ora parlano tanto, ma hanno creato loro la crisi.
Leggendo le pagine del decreto che si possono reperire in rete, mi rendo conto che è solo una operazione per garantire i pesci grossi (i grandi competitor, se proprio ci tenete ad essere anglofoni), tutelare certe categorie, chiudendo l'accesso (vedi la questione dei pubblicisti) e distruggere quel variegato mondo di micro aziende che sono il vero tessuto economico del paese.
Talvolta vien da chiedersi di chi fa gli interessi chi ci governa... almeno con il nano sapevamo che faceva i propri (e fortuna che non c'è più!).
È auspicabile che si rivedano al più presto alcuni fondamentali dell'economia, altrimenti con questi sistemi per mantenere in piedi un sistema malato, rischiamo solo caos e povertà.
Marco Drvso
Detta così, sembra la panacea di tutti i mali, peccato che la questione, per quanto giusta, vada affrontata con cognizione di causa, valutando attentamente ogni passaggio.
In Italia esistono corporazioni potenti che avvelenano il mercato, è evidente e noto a chiunque. Tra questa corporazioni, ovviamente, non possiamo dimenticare le mafie, la politica e tutto il sottobosco di associazioni più o meno limpide che fanno affari d'oro sulle spalle del paese. Sistemando questi gruppi parassitari, si potrebbe smettere di emettere debito pubblico (ci sarebbe anche da fare un discorsetto sul ritorno alla sovranità monetaria o alla revisione del funzionamento della BCE, ma non è questa la sede). Forse ho un po' esagerato, ma non credo di essere lontano dal vero. Professioni in cui esiste un cartello ci sono, ma questo decreto le ha colpite solo marginalmente. Mi riferisco alle banche e alle assicurazioni, ad esempio.
Partirei parlando degli albi professionali. Si fa un gran parlare di abolirli, ma ciò è una follia. Ci sono albi sputtanatissimi, è vero e spesso l'accesso ad un albo richiede una trafila lunga e demotivante, ma sarebbe sufficiente riformarli e renderli quel che dovrebbero essere: enti di tutela per il cliente e la categoria. L'iscrizione ad un albo garantisce che il professionista abbia le carte in regola per operare nel suo settore e tutela il cliente da eventuali furbi che praticano la professione senza averne titolo. Un esempio per tutti è l'albo dei medici: unica tutela contro chi professa abusivamente la professione (salvo che non intervenga la finanza, perché questi personaggi, solitamente, lavorano in nero).
Personalmente, sono iscritto all'albo dell'autotrasporto e questa iscrizione, tra bolli, corsi, etc, mi ha portato via quasi 2 anni: una follia. Sono il primo a ritenere che le pratiche debbano essere più snelle, ma con il decreto di dicembre, hanno totalmente aperto il mercato fino a 3,5t, rendendo inutile l'esame che ho dato e tutta la montagna di pratiche che ho fatto. Inoltre, prima toccava comprare le licenza perché erano contingentate, ora le hanno liberalizzate (e non ci vedo nulla di male, anzi, sono favorevole) ed io mi trovo alleggerito di 7000€. Mi spiace per quel denaro (soprattutto considerato che li ho sudati e mi sono indebitato), ma sono favorevole all'apertura del mercato. Se fossi un tassista che sta pagando 200000€ di mutuo per la licenza, mi incazzerei alquanto.. Quel che mi fa incazzare è l'eliminazione dell'esame di capacità professionale e l'abolizione della capacità finanziaria, soprattutto perché il mio segmento di mercato è il solo che non gode di certi sgravi (una miseria, in verità) sul carburante. Domani uno si alza e si iscrive all'albo, senza produrre alcuna carta che dimostri che sa quel che sta facendo, con il solo risultato che per lavorare abbasserà ancor di più le già risicatissime tariffe (su certi servizi arrivo alla pari, considerate le tasse), a danno di tutto il settore. Immagino che i grandi corrieri, che sfruttano e ricattano i padroncini (per la maggior parte poveri cristi arrivati dal Sud America), faranno i salti di gioia. Con la vecchia normativa sarebbero stati costretti ad assumerli.
Ai pubblicisti è andata peggio. Con l'abolizione dell'albo, ora sarà ancor più duro accedere alla professione di giornalista. Non parliamo dei gestori delle pompe di benzina, cui queste "liberalizzazioni" potrebbero dimostrarsi disastrose; utili solo per chi possiede l'impianto, ma sono una minoranza e non so quanti abbiano la forza e la volontà di mettersi sul groppone 400000€ di debiti per comprare la pompa. Almeno agli aspiranti avvocato è andata bene: la possibilità di iniziare il tirocinio all'università permette, a chi non ha il padre penalista, di poter accedere alla professione in tempi ragionevoli.
Semplificare ed eliminare norme che rendano difficilissimo l'ingresso nel mercato, ma togliere le regole è follia.
Io sono favorevolissimo al libero mercato, ma pretendo delle regole ferree. Regole che tutelino il professionista e il suo cliente, affinché si possa avere il miglior servizio al prezzo giusto. Apriamo il mercato alle nuove energie, semplifichiamo la burocrazia, rendiamo certa la giustizia, facciamo i controlli, etc, ma, per l'amor del cielo: imponiamo delle regole e facciamole rispettare.
Un mercato eccessivamente libero produce la situazione che ben conosciamo tutti, tramite la stampa, del sistema finanziario e borsistico, in cui la mancanza di regole permette dei magheggi perversi che, uniti a certe normative sulla finanza e sulla moneta della zona euro, ha creato la crisi, partendo dal paese pi liberista del mondo, gli USA, che ora parlano tanto, ma hanno creato loro la crisi.
Leggendo le pagine del decreto che si possono reperire in rete, mi rendo conto che è solo una operazione per garantire i pesci grossi (i grandi competitor, se proprio ci tenete ad essere anglofoni), tutelare certe categorie, chiudendo l'accesso (vedi la questione dei pubblicisti) e distruggere quel variegato mondo di micro aziende che sono il vero tessuto economico del paese.
Talvolta vien da chiedersi di chi fa gli interessi chi ci governa... almeno con il nano sapevamo che faceva i propri (e fortuna che non c'è più!).
È auspicabile che si rivedano al più presto alcuni fondamentali dell'economia, altrimenti con questi sistemi per mantenere in piedi un sistema malato, rischiamo solo caos e povertà.
Marco Drvso
venerdì 20 gennaio 2012
2012, l'anno del drago
Arrivati al 20 gennaio, se dovessi scegliere le parole o le espressioni che da sole riassumono la situazione, sarebbero: "vada a bordo, cazzo!" e "forconi".
L'anno vecchio è finito tra buone premesse per il futuro e quello nuovo è iniziato malissimo (e non mi riferisco allo sguardo truce di Sara al mio risveglio, dopo essere collassato per congestione e eccesso etilico, nel bagno di Ale).
Dal punto di vista "mondiale" stiamo andando alla deriva, comandati da personaggi senza arte né parte. Siamo passati da un imbecille patentato (il truccatissimo coi tacchi), che nel momento della tragedia si ostinava a decantare ottimismo, facendo perdere al paese ogni briciolo di credibilità, ad un personaggio che stimo, ma è troppo legato ad una visione del mondo che si dimostra ogni giorno più fallimentare. Il solo risultato di ciò è la sacrosanta rivolta dei forconi in Sicilia, che si sta espandendo anche ad altre regioni.
Non pensate che sia un fenomeno italiano. Venti di rivolta soffiano in tutta Europa, per questioni analoghe, tutte legate alla guerra non dichiarata del rating, dell'euro e di altri magheggi finanziari che stanno soffocando il popolo. È in atto la terza guerra mondiale e la si sta combattendo in maniera non convenzionale.
Parlo da imprenditore. In questi anni ho visto ridursi drasticamente la quantità di denaro che resta in cassa a fine mese ed aumentare vertiginosamente i costi e le tasse, senza averne beneficio. Sono ben felice di pagare per avere ospedali gratuiti, strade ben fatte, scuole d'eccellenza, etc, ma il risultato sono strade fatiscenti (certe volte mi sembra di girare per il terzo mondo, senza muovermi dalla Lombardia), ticket sanitari, scuola in rovina, etc. La verità è che larga parte del gettito fiscale si perde a favore dei soliti noti. Non farò esempi, mi limito a consigliarvi di leggere con attenzione i giornali. Ovviamente le tasse continuo a pagarle tutte, ma con la consapevolezza di essere derubato.
Questa carenza di contante mi sta incasinando l'esistenza. Per fortuna, ancora mangio ancora (molti non hanno questa fortuna), ma non ho modo di muovermi su certe vie che vorrei intraprendere, a causa dell'impossibilità di investirvi il giusto denaro. Ho davanti a me la realizzazione di un sogno che inseguo da anni e mi tocca procrastinare a tempo indeterminabile. Senza contare spese che dovrei fare per questioni urgenti, ma sono rimandate anche quelle.
Siamo in una fase in cui chi dovrebbe mantenere la rotta non lo fa o cerca di rimediare ai danni di precedenti amministrazioni (non riesco ad incazzarmi troppo con Monti, considerato lo sfacelo che si è trovato) e chi si trova fuori dai giochi è obbligato ai salti mortali per non finire in mare e a manovre inconsulte, tipo minacciare il potere con forconi e furgoni.
Malgrado tutto ciò, sono ottimista. Credo la crisi possa far rinascere un sentimento di unità tra le varie anime del paese e, magari, dell'Europa. Ho visto un cartello al tg, tassisti milanesi che mostravano la scritta "Milano ringrazia Napoli", in merito alla scossa che hanno dato per far nascere la protesta (su cui non prendo posizione, perché in parte la approvo e in parte la contesto); autotrasportatori che marciano insieme a negozianti, pescatori, agricoltori e studenti.
Forse, dopo 150 anni, si stanno facendo gli Italiani.
Forse sono un inguaribile ottimista.
Marco Drvso
L'anno vecchio è finito tra buone premesse per il futuro e quello nuovo è iniziato malissimo (e non mi riferisco allo sguardo truce di Sara al mio risveglio, dopo essere collassato per congestione e eccesso etilico, nel bagno di Ale).
Dal punto di vista "mondiale" stiamo andando alla deriva, comandati da personaggi senza arte né parte. Siamo passati da un imbecille patentato (il truccatissimo coi tacchi), che nel momento della tragedia si ostinava a decantare ottimismo, facendo perdere al paese ogni briciolo di credibilità, ad un personaggio che stimo, ma è troppo legato ad una visione del mondo che si dimostra ogni giorno più fallimentare. Il solo risultato di ciò è la sacrosanta rivolta dei forconi in Sicilia, che si sta espandendo anche ad altre regioni.
Non pensate che sia un fenomeno italiano. Venti di rivolta soffiano in tutta Europa, per questioni analoghe, tutte legate alla guerra non dichiarata del rating, dell'euro e di altri magheggi finanziari che stanno soffocando il popolo. È in atto la terza guerra mondiale e la si sta combattendo in maniera non convenzionale.
Parlo da imprenditore. In questi anni ho visto ridursi drasticamente la quantità di denaro che resta in cassa a fine mese ed aumentare vertiginosamente i costi e le tasse, senza averne beneficio. Sono ben felice di pagare per avere ospedali gratuiti, strade ben fatte, scuole d'eccellenza, etc, ma il risultato sono strade fatiscenti (certe volte mi sembra di girare per il terzo mondo, senza muovermi dalla Lombardia), ticket sanitari, scuola in rovina, etc. La verità è che larga parte del gettito fiscale si perde a favore dei soliti noti. Non farò esempi, mi limito a consigliarvi di leggere con attenzione i giornali. Ovviamente le tasse continuo a pagarle tutte, ma con la consapevolezza di essere derubato.
Questa carenza di contante mi sta incasinando l'esistenza. Per fortuna, ancora mangio ancora (molti non hanno questa fortuna), ma non ho modo di muovermi su certe vie che vorrei intraprendere, a causa dell'impossibilità di investirvi il giusto denaro. Ho davanti a me la realizzazione di un sogno che inseguo da anni e mi tocca procrastinare a tempo indeterminabile. Senza contare spese che dovrei fare per questioni urgenti, ma sono rimandate anche quelle.
Siamo in una fase in cui chi dovrebbe mantenere la rotta non lo fa o cerca di rimediare ai danni di precedenti amministrazioni (non riesco ad incazzarmi troppo con Monti, considerato lo sfacelo che si è trovato) e chi si trova fuori dai giochi è obbligato ai salti mortali per non finire in mare e a manovre inconsulte, tipo minacciare il potere con forconi e furgoni.
Malgrado tutto ciò, sono ottimista. Credo la crisi possa far rinascere un sentimento di unità tra le varie anime del paese e, magari, dell'Europa. Ho visto un cartello al tg, tassisti milanesi che mostravano la scritta "Milano ringrazia Napoli", in merito alla scossa che hanno dato per far nascere la protesta (su cui non prendo posizione, perché in parte la approvo e in parte la contesto); autotrasportatori che marciano insieme a negozianti, pescatori, agricoltori e studenti.
Forse, dopo 150 anni, si stanno facendo gli Italiani.
Forse sono un inguaribile ottimista.
Marco Drvso
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