venerdì 11 novembre 2016

Nudi al mondo

Tutti noi, penso, abbiamo bisogno di una musa, per fare arte della propria vita. Non mi riferisco espressamente alle figlie di Mnemosine, né ad un soggetto femminile, né ad un soggetto. Una musa può anche essere una idea.
A ben vedere, se consideriamo Beatrice e Silvia, rispettivamente per Dante e Leopardi, più che di donne si trattava di idee incarnate.
Vorrei sfatare un mito, prima di proseguire: la musa, per come è stata definita qui sopra, non è una esclusiva di artisti o creativi in genere (termini abusati, che uso solo per semplicità), ma riguarda ogni singola persona che sceglie di intraprendere un cammino. Se penso a Robespierre, immagino che la sua musa fosse la giustizia.
Proprio partendo dall'incorruttibile, personaggio controverso e interessante, su cui hanno detto peste e corna, ma temo sia solo la classica vittima dei posteri, introdurrei il volto oscuro della musa: l'ossessione.
Musa e ossessione, le si possono definire le due facce del demone socratico. Due aspetti propulsivi della crescita personale, il motore della creazione, una in positivo, l'altra in negativo. Essenze diverse dalle "sovrintendenti" del Parnaso, più simili a forze naturali come Eros, che alcuni miti vogliono figlio di Afrodite, l'amore, la bellezza e la passione e Ares (da non confondersi col Marte romano, divinità ben diversa, sebbene siano ormai confuse tra loro), la forza irrazionale, la brama. Tutti e tre forze della natura, che solo successivamente diventarono figli di Zeus e presero un posto preciso sull'Olimpo (ad esempio, Afrodite nei miti più antichi nasce per partenogenesi dal fallo evirato di Urano).
Francamente, la passione che rende ciechi e, sebbene ammantata di buoni propositi, non porta a nulla di costruttivo, creando solo il deserto, non mi appartiene. Sono troppo pigro e svogliato per vivere una ossessione. In compenso ho avuto più muse, nei vari periodi del mio transito terreno.
Un tempo non le riconoscevo come tali, poi, maturando, ho imparato a riconoscere chi mi dona la spinta propulsiva (sovente sono persone, altre volte i miei demoni positivi, ma questi hanno già un lavoro a tempo pieno nel contrastare gli altri). Ciò che conta è non rendere partecipe una musa del suo status, perché si romperebbe l'incantesimo. L'ispirato perderebbe l'intimità dell'ispirazione e l'ispiratrice potrebbe cambiare atteggiamento, rovinando tutto. Sono già complessi i rapporti umani, anche quelli vivi e sinceri, perché gravarli di altre questioni, ottime solo ad attivare dinamiche potenzialmente dannose?
In questo, non capisco chi vuole la musa per sé. Le mie muse migliori sono sempre state amiche, con cui condividere esperienze piene e sincere (una sola volta fu trombamica), in totale libertà, senza le inutili sovrastrutture del rapporto di coppia. Solo una volta ho fatto coppia con una musa e fu un periodo stupendo, finito per varie questioni, ma ancora si è in ottimi rapporti, ma funzionava perché prima di essere amanti si era amici, quindi un rapporto paritario, sincero (salvo omettere che scrivevo, disegnavo e creavo, pensando a lei) e ben vissuto; purtroppo sono uno che tende a cadere in depressione e non mi piace portarmi dietro altri.
Dovrebbero essere tutte così le storie, tranne il finale. Stare insieme per il gusto della reciproca presenza, liberi di dire tutto e vivere tutto in pieno, purtroppo siamo schiacciati dalle sovrastrutture che ci avvelenano la vita è rendono difficile ogni tipo di rapporto. Talvolta si preferisce l'amicizia, per godere di un rapporto sincero e costruttivo.
Io che normalmente sono schivo, al limite dell'asocialità, tendo ad avvicinarmi solo a chi stimola veramente la mia curiosità, trascurando il proverbiale e poco edificante "una botta e via", perché normalmente stimola anche la mia creatività, purtroppo riuscire a parlare di qualcosa che non sia nulla o solo scalfire l'armatura che abbiamo addosso è sempre più complicato. Speravo che andando avanti, maturando, certe cazzate svanissero, invece la maturità porta solo corazze più spesse.
Penso che il solo modo per vivere degnamente il tribolante transito terreno, sarebbe spogliarsi di queste difese velenose, che proteggono, ma costringono, chiudendoci al piacere di una vita limpida, del godimento del rapporto, qualunque sia (anche essere amici è un casino di questi tempi) e di una piena creatività.
La società (comunque una bella cosa in un mondo di lupi), il voler apparire per appartenere a questo o quel gruppo, la paura insita in ognuno di noi e le tonnellate di cazzate che ci spacciano per priorità hanno portato ad uno stato di coma quel che ci renderebbe umani migliori.
Non so se sia più possibile sperare in un mondo nudo. Non so se sia più possibile sperare in un atto creativo puro e potente, che contrasti con la produzione autoreferenziale che ci circonda, legata anch'essa a schemi indotti e, troppo spesso, alla volontà di apparire e darsi etichette.

Marco Drvso

sabato 5 novembre 2016

Il .... novembre

Nella prima settimana di novembre si susseguono più date memorabili.
Si inizia con i primi 2 giorni, rispettivamente dedicati ai santi e ai morti, retaggio di antiche usanze "pagane" (classico termine che vuol dire tutto e niente), probabilmente legate al culto solare e l'imminente solstizio, con tutte le sue implicazioni allegoriche e agresti, poi cristianizzati e, successivamente, trasformati in festa commerciale, diffusa dall'immonda americanizzazione globale.
Argomenti su cui varrebbe la pena soffermarsi, ma fuori tema.
Le due date che mi interessano sono il 4 e 5 novembre.
Per i meno avvezzi, un breve ripasso di storia.
Il 4 novembre 1918 l'Italia esce vittoriosa dal primo conflitto mondiale e, con la definitiva cacciata dell'invasore austriaco, conclude il risorgimento. Purtroppo ci giocammo molta della miglior gioventù e buona parte di una certa ala culturale e artistica, col risultato che gli infami imboscati svendettero la vittoria, con gravi conseguenze. Si può dire che il successivo regime nasca in quei giorni.
Il 5 novembre 1605 è la data convenzionale con cui si indica la congiura delle polveri: fallito tentativo di eliminare Giacomo I d'Inghilterra, figlio di Maria I Stuart e successore di Elisabetta I Tudor (vi invito a leggere le vicende di quella famiglia problematica, per meglio comprendere il contesto storico) e restaurare il cattolicesimo in Inghilterra.
Più che la storia, di queste due date mi interessa il ricordo.
Al contrario della maggioranza dei paesi, nel nostro non si commemorano le vittorie, né i grandi, né le date importanti. Si ricordano solo l'inizio dell'occupazione americana, camuffata da liberazione e, bontà loro, la festa della repubblica.
La distruzione dell'identità, passando per una deviata idea di internazionalismo ed una ancor più assurda di pacifismo, viziate da prese di posizione che oscillano tra il ridicolo e l'assurdo, soprattutto considerati i simboli che indossano i loro aderenti (quando ho visto un tizio con la maglietta di Guevara al gay pride, ho compreso il senso dle termine confuso), è già largamente avvenuta. Si è partito accusando di fascismo chiunque parlasse di patria e identità (come se non fossero stati anche ideali della resistenza), per poi arrivare ad etichettare ogni cosa con termini quali razzista e via discorrendo.
Non mi sento razzista o altro, se nel rispetto degli altri dichiaro di essere fiero di ciò che sono e che mi piaccio così. Non è colpa mia se sono maschio, bianco, etero, occidentale e imprenditore, nonostante la vulgata petalosa voglia che tutto ciò sia il male.
Noticilla acida: saranno pure aperti mentalmente, cosmopoliti, antifa, buoni, bravi e simpatici, ma in molti loro comportamenti, dichiarazioni e prese di posizione (insomma: nel modus operandi) rivedo le masse in uniforme degli anni '20 e '30. Spiace dirvelo, ma siete i degni successori dei nazisti e mi spiace che non lo capiate.
Non mi sento un guerrafondaio, se mi piace ricordare i tanti che hanno lasciato la gioventù e la vita nelle trincee (certamente, controvoglia), per permettermi di essere libero. Preferisco chi ha lottato, piuttosto chi, in pieno delle forze, preferisce lasciare la propria gente in mano a delinquenti e darsela a gambe. Ovviamente, ci sono tutti i distinguo del caso e le situazioni vanno studiate singolarmente, io semplificavo per brevità.
Ognuno la veda come vuole, ma a quei ragazzi dobbiamo rispetto e memoria.
Mentre da una parte si distrugge il ricordo, accusandolo di chissà quali nefandezze, gli stessi imbecilli indossano la maschera di Fawkes, come emblema di libertà.
Ho adorato V for vendetta, la novella grafica tra le più belle e interessanti mai scritte, non a caso è di sua maestà Alan Moore; anche il film non è male. La scelta di far indossare la maschera di Fawkes (che per tradizione si brucia il 5 novembre), ha una sua logica raffinata, che imprime a V uno spessore iconico enorme, il problema è quel che hanno inteso i più.
Parlano di democrazia e uguaglianza, ispirati da un film che ha rovinato la storia scritta da Moore, ignorando il senso della novella, portando sul viso una maschera che ricorda una persona che rappresenta tutt'altro.
I congiurati cospiravano per far cessare le lotte tra anglicani e cattolici, nel modo più definitivo: eliminando gli anglicani. Frutti violenti della controriforma, in atto in quegli anni (non che i protestanti fossero personcine, anzi, tra i vari schieramenti, alcuni impegnati in dispute incrociate, fu un gran scorrere di sangue; giusto per sfatare qualche mito: si sono avuti molti più roghi in area protestante, nonostante quel che si racconti su Spagna e Italia, ma si sa che studiare la storia è difficile).
La situazione attuale presenta terroristi religiosi, molto simili in atti e idee ai moderni terroristi islamici, considerati emblema di libertà, a causa di un film, grandi ideali come fratellanza e rispetto trasformati in una moderna caccia alle streghe, in cui la mancata aderenza al dogma comporta, per ora, essere bollati con epiteti più o meno irritanti, in cui si riscrive la storia, arrivando a modificare palazzi (nota la decorazione a svastiche, del '500, sulla chiesa di San Marco a Milano, cancellata alcuni anni fa; notare che quando fu ricostruita nel dopoguerra, con finanziamenti arrivati anche dalla comunità ebraica, motivo per cui il rosone ha il sigillo di Davide, a nessuno venne in mente di cancellarla), mostrare ricostruzioni storiche più che improbabili, cancellazione del ricordo e dell'identità e via discorrendo. Sebbene siano idee anche giuste e portate avanti da gente mediamente colta, io vedo mostruosità simili ad autodafé e fervore bigotto, il cosiddetto fascismo antifascista.
Poi mi si chiede perché abbia scelto di sedere, fieramente, dalla parte del torto.

Marco Drvso

giovedì 3 novembre 2016

Il cuore non è una fossa

Talvolta mi capita di pensare ai miei nonni, con un misto di affetto e malinconia. Erano due personaggi fantastici, da cui ho cercato di imparare e che ho frequentato molto, anche se a volte mi viene da pensare di non averlo fatto abbastanza.
Mia nonna la trovai morta, quando andai a trovarla in ospedale. Mio nonno, invece, ho fatto in tempo a salutarlo, in uno dei momenti di piena lucidità, dopo l'ictus.
Non sono andato al cimitero (in verità una volta sono andato sulla tomba del nonno), dopo i funerali. Non pensiate che non li voglia onorare, né che non mi interessino, semplicemente non credo che sedersi su una fossa, contenente un cadavere in putrefazione, faccia la differenza.
È ovvio che ognuno la veda come vuole e non intendo criticare le scelte altrui, né ciò che faccia vibrare le altrui corde. Parlo per me è basta. Per il mio cadavere opterei per la combustione totale è dispersione delle ceneri, altrimenti un buco sotto un bosco.
Il mio concetto di culto dei morti non gira intorno al monumento, ma nel tramandare il ricordo, fatto di discorsi, aneddoti e lezioni. Mi spiace di non avere figli cui tramandare la loro vita, ma conto di rifarmi coi nipoti.
Mantenere in vita una persona nel cuore, è meglio che onorare una fossa.
Due persone stupende, che mi mancano tanto, ma sono nel mio cuore.

Marco Drvso

venerdì 28 ottobre 2016

Dono magico

A breve sarà il compleanno di mia nipote e sono testimone dell'impazzimento di mia madre e di mia sorella, riguardo il regalo.
Il pregio del legame avunculare è poter ridere di certe situazioni, perché lo zio è simpatico e non ha obblighi, quindi posso stare sulla mia amata torre d'avorio ad osservare la vicenda.
In sintesi: la bimba vuole un regalo che contenga la magia.
Non bacchette, scettri o altri oggetti che richiamino al mondo magico di chi ha poca fantasia, lei vuole la magia, magia che lei stessa ha dichiarato (rubo dal post di fb di mia sorella) esistere anche n un bacio.
Ecco cosa rimpiango veramente di quando s'era bambini, la fantasia che rendeva magnifico questo cesso di mondo. Non fantasia utopistica, ma quella che permette di guardare un magnifico giardino e immaginarvi dentro storie fantastiche, che andavano dal viaggio operoso di un'ape a piccole creature fantastiche che abitavano quel mondo. Una magia semplice fatta di gioia e curiosità, la fantasia che da adulto ti permette di metterti nei panni altrui e di comprendere meglio le dinamiche di questo mondo e nonostante depressione e un cervello che funziona a modo suo ti aiuta ad andare avanti, anche quando vorresti gettare tutto alle ortiche.
La magia esiste in questo mondo e tutti noi ne siamo portatori e vittime.
Ovvio, non mi riferisco alle pratiche più o meno bizzarre, che hanno dato da mangiare a cialtroni per millenni, né al sapere, talvolta iniziatico, tramandato nei secoli, che un bel giorno ha iniziato a chiamarsi scienza (non scordiamo che chimica deriva da alchimia e che i primi scienziati, ancor prima che Galileo stabilisse cosa sia scienza, erano i sacerdoti che studiavano il moto degli astri, i filosofi che guardavano la natura e via discorrendo), né al corpus dell'antica religione persiana, da cui deriva il termine mago (avente presente i magi del presepe?), né astruse pratiche per manipolare il mondo e le persone.
La magia di cui parlo è fascino, fantasia, forte sentire, è il sorriso di una persona, che può essere cara o sconosciuta, il Sole che si riflette sulla rugiada in un mattino freddo di primavera, guardare in silenzio la persona affianco a te che dorme, restare imbambolato, stile ebete, a guardare o ascoltare qualcosa che in quel preciso istante ti cattura e non sai perché. La magia è il momento perfetto, che pochi fortunati arrivano a sperimentare per una manciata di volte nella vita, in cui senti che potresti fermare il tempo e restare in eterno in quell'istante.
Siamo immersi in questa magia, ma in troppi se ne dimenticano, inseguendo sogni preconfezionati, desideri assegnati e sentimenti codificati, col marchio di fabbrica.
A pensarci bene, è tanto che non guardo le stelle.

Marco Drvso

venerdì 14 ottobre 2016

Il 68 è morto

C'è un passaggio magnifico ne "Il corvo": il monologo del cattivo che spiega come l'idea che nasce come atto di rottura, prima o poi si trasformi in istituzione. Tale ragionamento si può trasporre per una delle stagioni più sopravvalutate del XX secolo, il famigerato sessantotto.
Nato come fenomeno di rottura e liberazione, sotto molti aspetti fu solo l'inizio della fine (in realtà fu anche la spinta propulsiva verso l'apice della cultura umana, gli anni '70, ma anche un orologio rotto può segnare l'ora esatta). Spiace farlo notare a chi è innamorato di quella stagione ipocrita, ma il grosso di quelle masse festose e colorate oggi sono i tromboni settantenni, che negli ultimi anni hanno distrutto lo stato sociale, i diritti del lavoro e ci hanno fatto ripiombare in uno scenario da prima rivoluzione industriale - medioevo. Fermo restando, che le belle cose che i più considerano le grandi conquiste di quegli anni, in realtà erano frutto di lotte e rivendicazioni delle generazioni precedenti. Hanno lavorato su un terreno già pronto e seminato, prendendosi il merito del raccolto.
Se non fosse per la produzione artistica (a mio avviso fu migliore quella del decennio successivo, ma vista la scarsità di quella attuale, si può affermare che fu ottima), si potrebbero cancellare dalla storia.
Il sessantotto nasce come rottura, ma nel giro di breve diventò istituzione, quasi una religione. Ho fatto in tempo a beccare tromboni che vantavano l'aver vissuto tale stagione, come marchio di garanzia che dimostrasse che non fossero degli stronzi comuni o, peggio, dei venduti al grande capitale. L'attualità prova che avevano torto. Nella migliore delle ipotesi sono cresciuti ed hanno fatto una vita dignitosa, nelle peggiori o hanno rinnegato tutti i valori che sbandieravano o sono diventati la sinistra al caviale.
-Noticilla: al giorno d'oggi, nonostante la vulgata ufficiale, socialismo e sinistra sono termini antitetici-
Questi sessantottini delle mie palle che fecero tanta lingua per seguire una moda e farsi una scopata, ma alla prova della storia si sono dimostrati, per la maggioranza, peggiori di chi li aveva preceduti. Alcuni, molti, degni di nota ci furono e li stimo, ma erano una minoranza esigua.
Dopo essere stato istituzione, il sessantotto è diventato sistema.
Sistema che ha dato vita alle masse autodichiaratesi cosmopolite, colte, avanti e via discorrendo, che nel loro antifascismo militante (ricordo che i regimi fascisti, nel senso di nazionalsocialisti, con la sola esclusione di Franco, sono finiti negli anni '40. La loro etichetta suona un po' come "cacciatori di mammuth"), in molte loro istanze, idee, azioni e prese di posizione mi ricordano tantissimo le masse che negli anni '30 seguirono in modo acritico Mussolini e Hitler, salvo poi rinnegare tutto.
-Altra nota: i cosiddetti dittatori fascisti che i buoni americani stanno facendo fuori in tutto il medioriente, destabilizzando e incasinando il mondo, sono quasi tutti socialisti......-
Ora che il sessantotto è il sistema, il pensiero unico dominante, giunge la morte definitiva della sua anima rivoluzionaria e la pietra tombale è il Nobel a Bob Dylan.
A mio avviso il premio è meritato e la scelta di un intellettuale di primo livello, che ha diffuso le sue poesie tramite la musica, apre scenari interessanti sia nella definizione di letteratura (continuo a sperare nel Nobel a Stann Lee), sia nella riscoperta di un passato nobile, quando i poeti erano cantori e la letteratura era cantata.
Con questo premio il Potere celebra la sua gioventù e sancisce la sua vittoria.
Guardate i sessantottini oggi! Alcuni sono diventati abbastanza ricchi da poter giocare ancora a fare i rivoluzionari, altri hanno tagliato i capelli, smesso di farsi le canne e sono diventati i terribili banchieri, faccendieri, potenti, che le masse anestetizzate fingono di combattere, salvo farsi fottere dai falsi miti di progresso che questi potenti gli offrono e combattere per questi miti, altri hanno semplicemente fatto la loro vita, magari cercando di portare avanti le idee migliori, altri sono passati dall'altra parte dello schieramento. Guardate il film su Woodstock, osservate quei giovani ribelli e sappiate che tra loro c'è il grosso dell'elettorato repubblicano (visto cosa offrono i democratici, tante volte a destra c'è la vera sinistra, ma eviterei di perdersi in discorsi sulla follia di questi anni).
Ricapitolando: sentite congratulazioni a mr Zimmerman, per un premio meritato, che rappresenta anche la fine definitiva degli anni sessanta.
Il sessantotto è morto, magari potrebbe mancarci, ma i danni creati dai sessantottini cresciuti li pagheranno anche i nostri figli.

Marco Drvso

martedì 13 settembre 2016

Buoni sentimenti?

Leggo, ascolto, mi informo e un tempo discutevo, ma negli ultimi anni la mia misantropia ha raggiunto livelli imbarazzanti.
Non nego di essere un cretino, quindi anche quel che scrivo può essere solo un lungo elenco di cazzate, però mi va di farlo. Da tempo mi sono allontanato dai moderni aristoi e non aspiro a diventare uno di loro, anzi mi piace essere insultato dalla sedicente umanità migliore; la quale pur etichettandosi come liberi, democratici, buoni e cazzate discorrendo, somigliano moltissimo ai nazisti di contorno che tanto odiano.
Con nazisti di contorno intendo le masse che, convinte di essere nel giusto, altro non fanno che seguire lo spirito dei tempi, in piena omologazione.
In particolar modo, detesto i loro buoni sentimenti.
In teoria, sentimenti come empatia, carità, solidarietà e tutta quella sfilza di sentimenti "filantropici" dovrebbero essere cosa buona e giusta. Lo slancio d'amore verso i propri simili, mirato ad un mondo migliore dovrebbe essere un traguardo cui aspirare, ma sono stati capaci di trasformarlo in pura perversione e di questo non li si può perdonare.
Si può fare il bene altrui per slancio irrazionale, per volontà di creare un mondo migliore, per semplice spirito d'appartenenza ed altre mille ottime ragioni, compreso il proverbiale "mi va di farlo", ma non per ragioni meschine come il volersi sentire migliore, lo sbatterlo in faccia agli altri ed elevarsi sopra le masse, perché la vulgata attuale dice che questo va fatto.
Si può commettere il bene, come atto masturbatorio da rinfacciare al prossimo?
Io non so cosa siano bene e male, ma quanto sopra, a mio avviso, è male.

Marco Drvso

venerdì 2 settembre 2016

Preferisco i cattivi, perché hanno un'idea

Il mondo della finzione, fatto di fumetti, film, telefilm, teatro, letteratura e via discorrendo ci insegna una grande verità: sebbene i buoni siano i protagonisti, tutto ruota intorno al cattivo.
La vicenda inizia grazie al suo operato e tutto si svolge in modo che "tutti vissero felici e contenti", ostacolando i piani del malvagio di turno. Il cattivo ha l'idea, sceglie il suo percorso e cerca di portarlo a compimento, mentre i cosiddetti eroi, i buoni, altro non sono che personaggi mossi dalla necessità di ripristinare l'ordine, alterato dalle azioni caotiche del cattivo.
Porto un esempio: se non esistesse Joker, meraviglioso alfiere del caos, col suo pallino di assecondare la propria lucida follia, Bruce Waine sarebbe solo un miliardario eccentrico. Batman ha bisogno di Joker e tutti gli altri, a partire dall'assassino dei coniugi Waine, per poter esistere, perché esiste per fermarli.
Joker è una sorta di superuomo nietzscheano che ha abbattuto la bestia del "devo", trasformandosi nel leone del "voglio" e nel fanciullo del sì creativo, perché è lui il motore primo che dona vita alla vicenda, l'alfa generante e l'omega in cui tutto finisce. Indubbiamente è pazzo da legare, ma bisogna avere il caos dentro, per generare una stella danzante.
In un'epoca in cui persino la trasgressione è codificata e segue delle regole, in cui l'andare contro corrente è la massima forma di conformismo, le stelle danzanti scarseggiano alquanto. al massimo si può sperare di veder sorgere una nana bruna o, come le definiva un mio amico fisico, aborti di stella.
Batman è figo, è ricco, è forte, ha la macchina che tutti vorremmo, la caverna che tutti vorremmo, i giocattoli che tutti vorremmo, insomma: è Batman. Chi non vorrebbe essere Batman? L'unico che gli si può avvicinare è Iron man, ma anche lui vorrebbe essere Batman.
Peccato che il pagliaccio possa tranquillamente esistere senza il pipistrello, ma, ribadisco, niente pagliaccio, niente pipistrello. Batman è un effetto, un personaggio chiuso nella gabbia del dovere, non crea, si limita a seguire il gioco.
Torniamo al mondo reale, dove la situazione è peggiore.
I cattivi sono generalmente ridicoli, persino i cosiddetti signori del mondo, di cui parlano in tanti, non sono altro che ingranaggi di un meccanismo, privi di reale volontà creativa. Dalla loro hanno il fatto di essere cattivi, tanto cattivi, cosa che li differenzia dal resto della pletora di mediocre malvagità, ma restano fermi a quel livello, chiusi nei loro steccati mentali. Il capo della multinazionale, che affama milioni di persone per trarre profitto dalle commodities, nonostante tutto, altro non è che il burocrate che annotava i deportati in un campo di concentramento; tanto potere, tanta potenza ed alla fine tutto si riduce ad un grigio impiegato nato nella famiglia giusta.
Dal lato cattivi siamo messi malissimo sia ai piani alti, esemplificati qui sopra, sia nei piani bassi, si pensi al classico eurocrate che preferisce veder morire la gente in Grecia, piuttosto che spostarsi di un passo da quanto gli hanno inculcato in testa (inquisitori e camice brune dimostravano una maggiore apertura mentale), anche se qui più che cattiveria, direi si possa parlare di fideismo... Come cantava Gaber, "talmente atei da aver bisogno di un altro dio".
Che fine hanno fatto Cesare, Attila, Richelieu?
Dal lato "buoni" (ammesso che esistano) siamo alla tragedia.
In teoria l'atto creativo dovrebbe essere cosa buona. La storia ci ha tramandato il racconto di persone che avevano un'idea, un sogno, ed hanno lottato per il loro atto creativo e, talvolta, hanno vinto. Mi viene in mente Gandhi: lui non era antirazzista, non era anti britannico, non era anti. Gandhi, da quanto si legge dai suoi scritti o si ascolta dalle sue registrazioni era pro: pro uguaglianza e convivenza tra le persone, pro libertà dai popoli. Non voleva abbattere gli inglesi, voleva liberare l'India e la differenza non è solo sintattica.
I cosiddetti buoni di oggi sono generalmente antiqualcosa o noqualcosa. Il problema fondamentale è che raramente sono proqualcosa e su questo si fanno fottere dai "cattivi".
Esempio classico sono quelli antistato e noconfini (mi scuserete se i neologismi tipo noborders mi fanno cagare). Se abolisco lo stato, finisco definitivamente nelle mani dei potentati economici e, mi scuserete, ma preferisco avere sopra un politico corrotto cui tirare calci nel culo (se non fossimo anestetizzati), anziché un non ben definito padrone di Wall Street, contro il quale posso solo tacere, perché sua la sanità, sue le mie proprietà, sua la polizia. Classico esempio di come quello che ci spacciano per modernità sia assolutamente un ritorno al passato. Idem per i confini: se ci sono, ho dove scappare e cercare protezione, se li aboliscono, posso muovermi liberamente, ma lo stesso può fare il mio oppressore, ergo: dove scappo?
Viva il fatto che le persone possano viaggiare,, scegliere dove vivere, viva l'incontro delle culture, ma l'abolizione dei confini è una cazzata.
Le due categorie cui sopra, appartengono ai fideisti in stile camicia bruna: troppo stupidi per rendersi conto di essere manovrati e troppo sicuri di essere nel giusto, per guardarsi intorno (e sono quelli che vantano grande apertura mentale).
Poi ci sono quelli delle buone idee, ma applicate a cazzo. Le varie forme di discriminazione sono cose orrende, che andrebbero superate col dialogo e la comprensione, nella creazione di un mondo migliore, con spinta propositiva e creativa. Peccato che tutto si riduca a slogan antirazzisti, con geni tipo: mi vergogno di appartenere al mio popolo, perché sono razzisti. Bene, cara la mia testolina di cazzo, segnati questi due punti:
1) ti stai dando del razzista da solo, perché se tutto il tuo popolo è razzista... se ci riesci, finisci il sillogismo.
2) sei razzista, perché anche se stai parlando della tua gente, ti sei lanciato in un ragionamento secondo cui un popolo è inferiore, quindi sei razzista, oltre che testa di cazzo.
E giusto per stare in tema: sono il primo a riconoscere che la chiesa sia stata anche un cancro per la società (qualcosa di buono lo hanno fatto anche loro), ma se studiaste la storia, leggereste di un impero in crisi, in cui l'ingresso indiscriminato di gente da oltre confine (all'epoca i barbari) e l'abbandono del mos maiorum a favore del nuovo culto orientale, fatto dalle teste aperte e progressiste dell'epoca, ci è costato 5-6 secoli di anni bui (non tutto il medioevo fu da buttare, diciamo che gli ultimi 3 secoli sono stati di interessante fervore culturale). Ribadendo che l'andare avanti di alcuni è un ritorno al passato.
Idem per quelli contro l'omofobia (vorrei conoscere chi ha coniato il termine per spiegargli il vero significato di quella parola, che significa paura dell'uguale. OMO in greco significa uguale), che sbandierano ai quattro venti che la cosiddetta famiglia tradizionale è luogo di ogni nefandezza -Intanto loro e gli imbecilli con cui litigano mi devono spiegare esattamente cosa sia la famiglia tradizionale, perché non mi è chiaro, essendo "famiglia" un concetto che nei millenni ha indicato situazioni delle più disparate (coppia, tribù, harem, clan, esercito e via discorrendo, in situazioni di etero, bi e omosessualità)-, poi fai loro notare che hanno una cosiddetta famiglia tradizionale e sono la dimostrazione che quanto urlano non è la regola (insomma, rapporti malati ce ne sono di tutti i  tipi e rapporti sani idem), messi con le spalle al muro iniziano a vomitare insulti.
Trascuro il capitolo antifascisti, perché non perdo più tempo per gente che giustifica la propria esistenza per una fantomatica battaglia contro una ideologia sepolta da decenni, di cui anche gli attuali rappresentanti sono andati avanti e condannano quel passato.
In tutti e tre i casi di cui sopra, vediamo sani valori propositivi trasformati in cazzate da reazione. Potevano essere propositivi come Gandhi e Socrate, sognare e proporre un mondo migliore in cui la diversità fosse esaltata, perché è una ricchezza, proponendo grandi valori e dando un senso al motto voltairiano sulla libertà di espressione di cui si riempiono la bocca, invece sono diventati identici a quelli che dicono di odiare (e già che si parte con l'odio, mi risulta difficile assecondare la loro volontà di stare tra i buoni).
Quando sento dire che certa gente non dovrebbe parlare, perché semina odio, quanto sento che certe opere andrebbero vietate, perché hanno contenuti sbagliati, quando sento che si deve vegliare affinché certe idee non girino, io non vedo Voltaire, io vedo Hitler.
Saranno anche colorati in modo sgargiante, faranno gli apericena nei locali etnici, si riempiranno la bocca di magnifiche (secondo loro) frasi fatte, manifesteranno contro questa o quella bruttura, visiteranno posti esotici, saranno quelli che danno a tutti dell'analfabeta funzionale (in questi giorni preferiscono webete, come impone la nuova moda petalosa) perché si ergono al di sopra di tutti per la loro autodefinita superiorità, etc, ma sono loro gli alfieri del conformismo moderno, che negli atteggiamenti, nelle parole e nelle idee rappresentano esattamente le masse che nel secolo scorso osannavano il progresso e la vittoria del dittatore di turno.
Quando avrete finito di darmi del fascista, razzista, etc, perché con voi il dialogo finisce sempre così, ricordate: avete abiurato alla creazione del mondo migliore, per trasformarvi in pantomime di Batman, per combattere il Joker di turno (anche i cattivi seguono la moda dettata dallo pseudo pensatore di turno o dal giornalaccio di rifermento), purtroppo Batman è figo, voi no.
Non siete fighi, perché avete gettato alle ortiche cose bellissime, per seguire parole d'ordine, omologazione intellettuale e trasformarvi nella brutta copia dei nostri mediocri cattivi, che agitano lo spettro dei veri cattivi, quelli che nel loro essere bastardi patentati almeno avevano un'idea loro, e voi caricate come tori nell'arena.

Marco Drvso