giovedì 9 agosto 2007

Dei sepolcri e del costume degli italiani

Prendo spunto da opere di due dei miei autori italiani preferiti, Foscolo e l'eccelso Leopardi, per argomentare di alcuni momenti di questa giornata.
Approfittando di alcuni momenti di libertà, sono andato al cimitero a trovare mio nonno (quello che cito sempre). Non è mia usanza e non cade alcuna ricorrenza particolare, ne avevo voglia e sono andato. Premetto che trovare la tomba in quel macello del cimitero maggiore di Milano è stata un'impresa... che mi ha permesso di guardarmi intorno. Andiamo con ordine.
Per prima cosa vorrei scrivere della strana sensazione che mi ha dato mettermi sulla tomba di una persona conosciuta. Mi piacciono i cimiteri e ne ho visitati molti, senza mai trovare nessuno di conosciuto, erano solo pezzi di roccia con dei nomi e delle storie lontane da me. A questo giro, mi sono riscoperto molto più britannico di quanto credessi. Non mi sono lanciato in pianti (non voglio sembrare il duro che non sono, semplicemente piangere non è tra i miei usi) o scene di disperazione, mi sono messo davanti alla tomba, gli ho dato una sistemata (doverosa! mannaggia a certi parenti...) e mi sono messo a chiacchierare.
Era una situazione da carme "Dei sepolcri" in cui l'eredità d'affetti dava gioia nell'urna, a chi resta (aggiungo io). Credo di aver capito a cosa serve l'inumazione (sono stato a lungo un convinto assertore del riciclo del corpo come concime e di altre visioni che potremmo definire blasfemo-eretiche; che non rinnego!) ed il saggio scritto a proposito del cimitero di guerra, mi sembra ancor più azzeccato. è stata un'esperienza formativa. è stato bello mettermi a parlare con lui, come se fosse ancora qui. Era un grande uomo e gli ho voluto bene.
Ciao Nonno!

Non so chi lo disse "Non piangete me parto. Sono io a piangere voi che restate".
Nel mio giretto nel cimitero mi sono imbattuto in una piacevole piazzola, con pratica fontanella e civilissimo porta innafiatoi, atto all'irrigazione dei doni floreali ai defunti. Sopra gli annaffiatoi (pezzi di plastica verde, della capienza di scarsi 2l) ho visto un cartello recante scritta: "è severamente vietato portare al di fuori del cimitero....". Lo devono scrivere? La gente è così incivile? Preso dallo sconforto di quella visione e di certe lapidi decisamente pacchiane e griffate (il buon gusto è morto!), sono uscito e sono andato a fare un giro in moto, durante il quale ne ho viste d'ogni.
Inizio con le carcasse d'animale. Non voglio scadere nel retorico o nella grillata: chi abbandona gli animali è proprio una bestia! Sono capace di capire ogni cosa e mettermi nei panni di chiunque, pur di analizzare la situazione dal giusto punto di vista, ma questo non lo concepisco. Perché uno si prende un animale, per poi abbandonarlo? comprati un tamagochi, stronzo! Non sono un violento, ma se becco uno di quei personaggi...
Dopo quella visione: l'italianissimo ragazzino che collezionava semafori rossi con quel cavolo di scooter (se poi lo investi passi per criminale), il pirla che per fermarsi dalla sua bagascia di fiducia ha rischiato di dare vita ad un maxi tamponamento, il furgonaro che in statale andava a zig zag e quando ho tentato di sorpassarlo (per mia incolumità) ha cercato di sbattermi fuori strada, il genio in mercedes che sulla stessa statale volava basso (intorno a mach 2), mi sono sembrate cose veniali. Normalmente li avrei insultati, ma dopo aver visto la carcassa di quel cane, non ho avuto parole per nessuno.
Potrei continuare a sparlare "Del costume degli italiani", riprendendo da dove Leopardi si è interrotto per confermare che in duecento anni non è cambiato nulla.
Ciò che più mi irrita, ora che vado a dormire, è sapere che i sassi nelle scarpe non li ho tolti. Non ho fatto niente contro gli incivili sulla strada (mi sto rendendo conto di essere un alieno, quando mi fermo davanti ai pedoni), niente contro i civilissimi possessori invernali di cani e niente nel mio privato. Ancora devo mandare al diavolo un ex amico che prima ha fatto di tutto per convincermi a lavorare con lui, poi mi ha fatto perdere giornate produttive, trattandomi come un collaboratore qualunque (mi ha fatto togliere disponibilità al museo, per poi tenermi a casa avvisandomi all'ultimo momento, il bastardo) e dopo un anno mi ha pagato la metà (dopo aver fatto una cresta mostruosa, ritoccando ogni volta i conti che, io, avevo fatto sulla fiducia) dicendo di non avere soldi e si è comprato il fuori strada. Adesso mi dice che sono esoso per quello che mi facevo pagare certi lavori (prezzi fatti da lui) e che preferisce chiamare gente più economica (ribadisco fu lui ad insistere).
Questo, con mio grande rammarico, è il costume della mia gente. Occuparsi solo delle proprie tasche e pretendere che il mondo giri intorno a se. Fregarsene delle regole e lamentarsi se lo fanno gli altri. Pretendere che i propri interessi sovrastino quelli di tutti gli altri. Gli altri, tra cui me, sono solo dei pirla che accettano passivamente che tutto vada così, senza fare nulla, passando da vittime a complici. Vedo il mondo che mi circonda, leggo il giornale e capisco perché siamo discriminati all'estero. Quel che di buono c'è in noi italiani è rovinato dalla massa di italioti piccoli piccoli che proliferano in questo paese.
Di questi tempi, sono violentemente disgustato e questo si riflette in ciò che scrivo. Ho scritto di gente piccola, del mio rifiuto della politica e penso che andò avanti, sacrificando argomenti migliori sull'altare del mal di stomaco.
Come direbbe Tina Pica in un mitico film "Che schifo"!

Druso
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