domenica 23 gennaio 2011

Delle accuse

"Guerre puniche a parte, nella mia vita mi hanno accusato di tutto quello che è successo in Italia..." questo è l'inizio di uno dei monologhi più interessanti del film "Il divo".
Ognuno di noi, nessuno escluso, ha scheletri nell'armadio. Siano questioni veniali, come per la maggioranza delle persone, o fatti gravi: dobbiamo rendere atto alla nostra coscienza e, eventualmente, a chi di dovere. Chi di dovere, però, ha il dovere di accertare che tali questioni siano reali e che le fonti siano autorevoli.
In questo periodo sono seccato da due situazioni al limite del ridicolo.
La prima riguarda una persona che mi ha scaricato merda alle spalle, mettendo in giro voci e questioni sul sottoscritto, ledendo alla mia immagine. Non mi interessano i suoi sproloqui contro di me, perché so benissimo che sono balle e che quella persona dovrebbe farsi un approfondito esame di coscienza. Se ho colpe, è solo non averla mandata a cagare a tempo debito. Ciò che trovo seccante è il fatto che alcune persone prendano certe accuse per oro colato, senza prendersi la briga di ascoltare altre campane e, soprattutto, diffondendo certe argomentazioni, smontabili in 2 minuti. Lato positivo della faccenda è l'aver avuto la certezza che ho fatto bene ad essermi allontanato dalla suddetta millantatrice e la possibilità di vedere certa gente in un'altra ottica.
Altra faccenda che mi sta lasciando perplesso è una faccenda scoperta ieri sera. Premetto che ho amici che spaziano in vari ambienti e non mi faccio problemi a frequentare persone anche discutibili. Ieri sera ho scoperto che la questura ha fatto controlli su di me, perché sono stato ritenuto un attivista di estrema destra, perché sono andato a vedere qualche partita di hokey in curva ed ho bevuto un paio di birre in un locale decisamente schierato. Il mio nome compare in un elenco di attivisti, allegato al fascicolo d'accusa che ha portato sotto processo un mio amico, per presunta rissa. Premesso che la sera in questione lui era al ristorante cinese con altri. Cena alla quale non ho partecipato a causa di un impegno improvviso.
Posso capire che in questura si chiedano chi siano persone che frequentano alcuni ambienti e facciano accertamenti. Non lo condivido, ma lo capisco. Ma che il mio nome, con data di nascita, compaia in una lista di attivisti, perché ho amici schierati politicamente, mi disturba. Se sanno tutto di tutti, perché non hanno preso quello che mi ha aggredito fuori del palazzetto? Se hanno sprecato soldi per indagare su di me, ottenendo anche risultati sbagliati (se sono un attivista di destra, mi devono spiegare perché sono stato visto anche in centri sociali, con altri amici e, soprattutto, mi spieghino certe dichiarazioni fatte nel blog), perché non si impegnano un po' di più contro gente che andrebbe indagata seriamente?
Ribadisco: non mi secca il fatto che si siano fatti i cazzi miei (è il loro mestiere), mi disturba che io sia stato indicato, su un atto pubblico e ufficiale, come attivista e facente parte di un mondo che ho frequentato, ma di cui sono stato solo spettatore.
Da un fotogramma preso in curva, sul quale dubito che mi abbiano visto fare chissà che, si sono fatti un film allucinante; seguivo la partita e chiacchieravo, pieno di birra, magari, trascinato dal momento e dall'ambiente, mi sarà scappato un saluto romano (cosa comica è che il mio portachiavi è, effettivamente, un fascio littorio, ma il mio orologio è un cipollone dell'armata rossa... ora diranno che sono un estremista di sinistra).
Certo che con il governo saldamente in mano a massoni deviati, preti e delinquenti, in una regione come la mia, la Lombardia, ormai in mano alle 'ndrine, è bello sapere che si sprecano denari per controllare gli ambienti giovanili e si trascurino quelli importanti....
'sti cazzi!

Marco Drvso
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