martedì 12 aprile 2011

Un mondo senza confini

Sono passati 50 da quando un giovane uomo, figlio di un falegname e di una contadina sovietici, fece qualcosa di impensabile, fino ad allora.

Dentro una palla di ferro, con piccoli oblò, montata su un missile che ancora portava impressi in sé i chiari segni della tecnologia nazista (gli americani avevano Von Braun e i sovietici la sua squadra) che aveva terrorizzato Londra, andò dove nessuno era mai giunto prima. Guardò giù, vide un meraviglioso pianeta blu e si dice che gridò che era meraviglioso e da lassù non si vedevano i confini.
Peccato che sotto i suoi piedi si consumassero conflitti, lotte ideologiche e altre follie umane e lui altro non era che un tassello di una insensata gara a chi possedeva il missile più grosso.
Il blu fa innamorare, ma bisogna stare attenti a non caderci dentro. Il blu va compreso e ammirato a distanza e bisogna capire quando è il momento di voltare lo sguardo e fissare le stelle.
Chi a Stella è fisso, non si volta.
Quell'uomo si chiamava Jurij, che per una coincidenza era il nome del mio primo cane, un meraviglioso pastore tedesco di taglia grande. I miei conservano ancora le foto di quel cucciolone, sdraiato sotto la mia culla.
Jurij Alekseevič Gagarin soffriva della malattia di Icaro: non era fatto per stare con i piedi a terra e la sua passione lo portò a sfidare l'ignoto e vincere, conquistando il suo posto tra gli uomini volanti. Andò oltre i confini del mondo e fu il primo a tornare, per dirci quanto siamo piccoli al cospetto del cielo.
 Un eroe? Un folle? Un sognatore? Un patriota? Un soldato? Non saprei. Di lui conosco la storia, mediata dalla agiografia sovietica, le mille foto in cui sorride e i tanti monumenti. Conosco il mito, non l'uomo.
Andò più in alto di tutti, senza che le sue ali si squagliassero al Sole. Ali che lo avrebbero condotto al suo ultimo volo, pochi anni dopo. Morì volando, come i veri uomini uccello. Morì giovane, perché così muoiono gli eroi.
Lassù, il mondo è in pace. Lì non vide alcuna divinità, perché guardò nella direzione sbagliata: la scintilla divina era dentro di sé e la seppe usare, per compiere quel miracolo, volando sulla capsula Oriente1 (Vostok1).
Terra chiama Kedr. Se puoi sentirci: nessuno si dimenticherà ami di te e degli altri avventurieri, pure quelli non umani, che avete aperto la nuova via.


Marco Drvso
Posta un commento