giovedì 16 giugno 2011

Letture interrotte

Leggere un libro è come instaurare una relazione, perché richiede tempo, dedizione e volontà di arrivare all'ultima pagina. Contrariamente ad una canzone o un film, che possono essere "affrontati" anche passivamente, magari facendo altro, un libro pretendere di essere l'unico, o quasi, interesse del momento.
Io ho un personale metro di giudizio di un testo: il libro è bello, se finisce in bagno. Come molti, sono un fermo sostenitore della lettura da gabinetto. È un luogo molto intimo, in cui di rado si è disturbati e si riesce a leggere con la giusta attenzione. Ricordo che mio padre ebbe pensieri negativi, quando in piena pubertà passavo ore e ore in bagno (avete capito...), ma non me ne sono mai curato, conscio della sua mentalità ottusa e ristretta. Ricordo che rimase molto perplesso, nel vedermi uscire dal bagno con L'apologia di Socrate. Nel mio bagno si può trovare di tutto: dai grandi classici Disney, a pietre miliari della fantascienza, a trattati storici, filosofia, scienza e via, lungo le vie dello scibile umano.
Ad oggi, ho abbandonato pochissimi libri. Ogni lettore ha il diritto di piantare un testo, per qualunque motivo. In genere, ho sempre dato una seconda e terza possibilità ad ogni libro.
Mi è capitato di mollarlo, perché non era il momento adatto per leggerlo, come accaduto a 2001 odissea nello spazio di Calrke, uno dei miei autori preferiti, e da allora mi riprometto di rileggerlo (soprattutto dopo aver visto il film e Kubrick era capace di rendere bene, senza massacrare le storie come fanno altri sceneggiatori e registi). Avevo 11 anni e quel mattone era troppo per me, all'epoca. Ragionamento simile vale per L'anticristo di Nietzsche e il Kamasutra (per quei pochi che non lo sapessero: è un testo di filosofia indiano, in cui il sesso è affrontato nella sua visione di componente della vita umana e le famose posizioni sono una piccolissima parte, ognuna con un suo significato e, nel caso dell'edizione che mi sono regalato, sono miniature del 17° secolo che sono tutto fuorché eccitanti). So che li riprenderò in mano: mi hanno colpito e sento il bisogno, appena sarà il giusto momento, di riapprocciarli, come è stato per Vita di Galileo di Brecht, ad esempio.
Ci sono poi i testi che lascio decantare. Libri che possiedo e non ho mai aperto, in attesa del momento giusto. Tra questi, c'è La volpe d'orata di Smith: dopo 10 anni ho deciso che fosse il momento. Ammetto di aver trovato insopportabili i primi passaggi. Finché la storia è stata incentrata su Bella e Ramon a Londra, ho avuto più volte l'istinto di chiudere e mollare, ma qualcosa mi diceva di proseguire. La maestria dell'autore consiste anche in questo: gettare dei bocconi al momento giusto, affinché il lettore sia ingolosito. Ora lo dipingo come un capolavoro assoluto e lo sto consigliando a tutti i miei amici. Attualmente, sto corteggiando Il deserto dei Tartari di Buzzati e Le ore giapponesi di Fosco Maraini.
Come il lettore corteggia il libro, prima di buttarcisi dentro, l'autore deve corteggiare il lettore affinché non scappi. La scrittura e la lettura hanno molto in comune con l'amare.
C'è anche un piccolo gruppo di libri che sono stati abbandonati al loro destino. Al momento ne ricordo solo due: Noi ragazzi dello zoo di Berlino e La nouvelle Justine di De Sade. Il primo temo di averlo letto troppo tardi, a 24 anni subito dopo 1984 e Il mondo nuovo di Huxley (di quest'ultimo autore ho ancora in ballo Le porte della percezione, bel mattone che da anni aspetta di essere finito e lo sarà). Subito dopo aver letto queste pietre miliari, qualunque altra cosa di livello inferiore sembra insopportabilmente scialba. A questo va aggiunto che quel libro va assolutamente letto entro una certa età, prima di aver visto il mondo. Sono arrivato a pagina 3, ho chiuso il testo ed ho esclamato "mai più!". Mi sono rifiutato, persino, di vedere il film, di cui salvo la colonna sonora; adoro David Bowie. Altro illustre rifiuto è stato De Sade: lo trovo stucchevole e moralista. Forse, un giorno, potrei dargli una seconda possibilità, forse.
A tutti bisogna concedere una seconda possibilità, magari una terza, ma poi si abbandona. Si abbandona perché ci si rende conto che non si è trovato quel che si cercava, talvolta si trova tutto il contrario, scoprendo che la copertina mentiva. Altre volte, un libro partito male, si dimostra una piacevole compagnia e sicuramente sarà riletto più volte, sottolineato e vissuto. Altri sono stati piacevoli flirt di pochi giorni che si ricordano con piacere.
Leggere è come una storia d'amore: qualche volta è breve, qualche volta è tragica, qualche volta è bella e talvolta è per tutta la vita, l'importante è capire con che spirito si chiude il libro. Che sia per riaprirlo a breve, per serbarlo nel cuore o per cessare definitivamente la lettura, con proprio grande sollievo.


Marco Drvso

4 commenti:

Artemisia1984 ha detto...

Se non mi prende subito dalle prime pagine, non c'è futuro...
Nonostante dia ben più di una possibilità ad ogni libro che mi capita tra le mani...
In genere comunque li ho finiti quasi tutti, di alcuni ho rimandato la lettura a tempi migliori...e solo di uno non sono riuscita ad arrivare nemmeno a metà...nonostante i diversi tentativi...
Trattasi di ''Un dramma a caccia'' di A.P.Cehov

Drvso ha detto...

Ammetto la mia ignoranza, nel dire che Cehov mi è praticamente sconosciuto, come la metà degli autori russi; l'eccezione è Bulgakov, di cui ho letto tutto (e ammetto che il Pilato di un racconto che ho scritto è chiaramente il suo, come si dichiara dalla prima frase del capitolo).
Talvolta, rimandare è l'unica cosa sensata da fare

Billie MacGowan ha detto...

i miei grandi scogli sono stati due. Tolkien: dopo tre pagine de "Lo Hobbit" ho lasciato perdere. E "Per chi suona la campana": non so perché, ma l'ho preso in mano tre volte e tre volte mi sono bloccato nello stesso punto. Mi sono bloccato per esempio anche su Fenoglio "Il Partigiano Johnny", ma avrei dovuto riprenderlo in mano dall'inizio e non mi andava proprio.

Drvso ha detto...

Lo Hobbit mi manca, sebbene abbia fatto fuori Il signore degli anelli in pochissimo tempo (malgrado prima abbia visto quella cagata del film La compagnia dell'anello...)
Hemingway è grandissimo, ma talvolta risulta pesante, ti capisco...