sabato 5 novembre 2011

4 novembre

In teoria, dovrebbe essere il giorno della vittoria mutilata, quando i nostri governanti vendettero il sangue dei caduti sul fronte, in cambio di non si sa cosa. Siamo i soli ad aver vinto una guerra mondiale (e più o meno pareggiato l'altra) ed esser stati inculati quasi quanto chi l'aveva persa.
Sarà il nostro karma?
In pratica, il 4 novembre dovrebbe essere ribattezzato "il giorno dell'acqua". Rubo l'idea da Marco Paolini che la propose nello spettacolo Vajont, quando fece notare che la maggior parte degli eventi idrici più catastrofici della storia d'Italia sono accaduti intorno al 4 novembre.
Decisamente è il karma. Un pessimo karma.
Ricordo bene la prima alluvione cui ho "preso parte": era il 1994 e il Piemonte era sott'acqua. Con alcuni compagni di scuola si organizzarono le due spedizioni. La prima fu ad Alessandria, la seconda a Canelli (dove devastammo la casa di mia zia...). Di quell'esperienza ho ricordi belli, avevo 15 anni ed ero una gran testa di cazzo, e ricordi pessimi. Pareva una zona di guerra, di quelle che avevo visto solo in televisione.
Ricordo l'odore pestilenziale di quella palta, densa e pesante come cemento, che aveva ricoperto tutto quello che l'acqua non aveva portato via, compreso i cadaveri. Ricordo le persone che si erano rimboccate le maniche ed avevano iniziato a spalare, trascurando le differenze tra loro, cercando di allietare la situazione con una chiacchiera o una battuta, mentre si facevano andare le mani. In quel momento non importava di nulla, salvo riportare la vita su un territorio martoriato: sembrava una riunione di amici che si ritrovavano a fare qualcosa dopo tanto tempo. I volti provati degli abitanti che ci sorridevano, mentre noi, magari un po' impacciati, cercavamo di dare il massimo (ancora ricordo il male alle articolazioni il giorno dopo). Non ho più vissuto un tale senso di fratellanza; che stava per essere rovinato da un idiota.
Tale imbecille era il proprietario di un cantiere poco distante da dove stavo spalando: area inutilizzata che era stata adibita a deposito fango, in attesa delle ruspe. Quel merda si presentò, bello pulito, minacciando di chiamare i carabinieri perché gli stavamo infangando il cantiere. I carabinieri poi arrivarono, ma portarono via lui, prima che lo linciassimo.
Ricordo il silenzio assordante, quando arrivò la notizia della macchina trovata sotto il fango. Non servivano parole e ci rimettemmo a spalare.
Anche per questa ragione, ho fatto 2 anni da volontario in protezione civile.
I discorsi di quel giorno erano incentrati sulla follia di costruire a ridosso di un fiume, dopo averne cementificato le sponde o, peggio, averne intrappolato l'alveo in un tubo. Fiumi che per una miope legge ambientalista non possono essere ripuliti, come accadeva in passato. Io sono per la preservazione della natura e il ritorno allo stato naturale di certe aree, però il nostro è un ambiente troppo antropizzato e siamo costretti a starci dietro, altrimenti si vedono le conseguenze. Aggiungiamoci il diboscamento (non sono analfabeta e non è un refuso: il termine corretto è diboscare), lo sfruttamento selvaggio del territorio e altre azioni tipicamente umane e chiediamoci perché appena arriva una pioggia forte, arriva un'alluvione.
È da quel lontano 1994 che ogni anno rivedo le stesse scene e vedo il triste computo dei morti e dei danni. La natura se ne frega se in quel punto c'è una casa o una famiglia: lei fa quello che ha sempre fatto, assecondando i propri ritmi e le proprie dinamiche che noi, stolti, abbiamo cercato di soggiogare, con il solo risultato di amplificarne gli effetti. Non avrò finito geologia, ma certe cose le ho imparate bene, sia all'università, sia parlando con i vecchi.
Ora sento il solito tam tam della ricerca di un colpevole per i morti e per i danni. Colpevole è una politica cieca che consente di costruire, colpevole è il sistema del mattone che costruisce in maniera folle e continua, folli siamo noi a permetterlo ed esserne complici. Siamo complici quando prendiamo in affitto le case di villeggiatura (idem per gli alberghi), complici quando compriamo o affittiamo casa in zone pericolose, in questi due casi alimentando un mercato del mattone che deturpa la natura, complici quando facciamo la spesa negli ipermercati costruiti in certe zone, complici quando vogliamo a tutti i costi viaggiare comodi senza guardare cosa comportano quelle infrastrutture, complici quando taciamo sui danni che stanno facendo, complici quando abbiamo un tornaconto, complici perché questo sistema ci ha fatto mangiare e divertire tutti ed ora abbiamo il coraggio di additare dei colpevoli, senza avere la decenza di guardarci allo specchio.
I costruttori e i politici sono i colpevoli materiali, ma siamo noi quelli che hanno dato loro il potere e il denaro per farlo.
Questo non è karma, è idiozia.
Ora ci indigniamo, urliamo, sbraitiamo e cerchiamo colpevoli, ma fino a ieri ci andava tutto bene. Lo vedevamo tutti quello che succedeva e non abbiamo fatto nulla per impedirlo, salvo discutere al bar di quei quattro che si opponevano, magari per ragioni campanilistiche: ma almeno dicevano no, almeno su qualcosa. Poi, magari, se ne battevano i maroni di quel che accadeva al loro vicino.
Dove eravamo quando sprofondavano l'Italia nel debito pubblico? Dove eravamo quando costruivano i nuovi quartieri? Dove eravamo quando producevamo montagne di spazzatura che il camion della nettezza urbana portava via, senza chiederci dove andasse a finire? Dove eravamo quando tutto quel che ci fa incazzare, ci faceva comodo e facevamo finta di non vedere, nascondendoci dietro preconcetti e frasi fatte, tipo "siamo in Italia"? E nessuno si senta esente da una quota di colpa, anche i più giovani, perché tutti noi abbiamo contribuito in qualche modo. Parte del sangue versato nella storia d'Italia, anche in minima parte, macchia le nostre mani.
Siccome siamo noi i colpevoli, a noi l'onere e l'onore di rimettere tutto a posto, senza aspettare il capo che ci guidi, né il principe straniero. Ognuno con i propri mezzi e le proprie capacità, possiamo, partendo dal piccolo, fare grande questo paese e, chissà, magari il mondo. Siamo umani, abbiamo un cervello e mani: usiamole. Siamo italiani, abbiamo un gran cervello e grandi mani: la storia ci impone di farlo, una volta per tutte. Eliminiamo quel fango che ci ricopre e diamo vita a una vera vittoria.
Non ci sono più scuse.


Marco Drvso
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