venerdì 25 maggio 2007

come le previsioni del tempo

È usanza comune, tra noi uomini, considerare le donne quale mirabile esempio di incomprensibile mistero, fonte di alterna felicità e mal di testa. Per questa opinione (quasi preconcetto) comune, l’atteggiamento delle donne è qualcosa da accettare senza fare domande, quasi un dogma religioso cui è inutile cercare di dare un spiegazione. Anche noi ometti non scherziamo un cazzo, nel campo di incomprensibilità! Diciamo la verità: siamo la stessa specie, sebbene si provenga da Marte e Venere (notoriamente due postacci). Ognuno/a è a, modo suo, contorto/a. Cercare di capire come ragiona una persona e cercare di prevederne le mosse, spesso si rivela facile come stabilire il tempo della settimana a venire.
Nel caso delle previsioni del tempo, si possono prendere in esame tutti i modelli probabilistici possibili, utilizzare le migliori tecniche e tecnologie d’analisi (da crain1 al proverbiale callo) e raccogliere il maggior numero di dati possibile, senza riuscire ad avere niente di più di una semplice previsione con un alto grado di incertezza. C’è sempre di mezzo il maledetto effetto farfalla (the butterfly effect, per gli anglofili)! Compare sempre quell’evento inatteso, al di fuori di ogni sistema prevedibile, che manda in vacca tutto.
Per usare un esempio assurdo: un camion carico di azoto liquido che si ribalta sulla A4, provoca la chiusura dell’autostrada. Il gas liquido provoca un abbassamento della temperatura dell’asfalto, seguito da un abbassamento della temperatura dell’aria a causa della mancanza di automobili (come noto i motori endotermici sono delle stufe…), ciò provoca un aumento di pressione dell’aria che sulla breve distanza modifica il gradiente termico e barico dell’atmosfera, mandando a monte le previsioni meteo di Bergamo, seguito da effetto domino su tutta la pianura Padana.
Ecco il battito d’ali di una farfalla in Cina può provocare un uragano in Florida, con buona pace di Lamarck…
Lo stesso accade con le persone. Premetto: sono sempre stato timido e questo mi ha impedito di sviluppare capacità di interfacciarmi adeguatamente col mondo. Inizialmente pensavo fosse un mio problema, poi ho capito che l’incomprensibile irrazionale comportamento umano colpisce tutti. Esempi ce ne sono a valanghe: i genitori che non dicono niente se torni a casa ubriaco marcio, vomitando su tutte le scale, bestemmiando in quattro lingue, senza alcuna consapevolezza di cosa tu possa aver fatto; poi ti crocifiggono se una sera tardi a cena di 2 minuti, causa telefonata. Un amico che ti tira scemo se esci con un’altra compagnia, una sera in cui non era previsto vedersi. La tua tipa che si incazza se sei geloso e si incazza ancor di più se non lo sei. ECCETERA…
Il fenomeno peggiore e ancora tutto da valutare sono le reazioni prive di senso. Spesso capita che una persona si incazzi con noi, senza che se ne comprenda il motivo. Gente che non ti rivolge più la parola, perché ha litigato con una terza persona e tu finisci in mezzo senza ragione; la cosa migliore che poi risulta colpa mia. Altri che interpretano alcune azioni, prive di qualunque significato, come atti volutamente ostili o vessatori. Per esempio, l’altro giorno dovevo andare a bere una cosa con una tipa e lei ha improvvisamente smesso di parlarmi, senza che ne capisca la ragione. Nulla esclude che la proverbiale farfalla si sia alzata in volo provocando qualche casino. Personalmente sono avvezzo alle figure di merda, ma sarebbe bello capire cosa si combina… So solo che resto come un cretino a chiedermi cosa posso aver fatto…
Giorni fa scrivevo della necessità di comunicare. Più vado avanti, più sono convinto di questa necessità. Se la gente parlasse chiaro, si eviterebbero montagne di problemi. Mi viene in mente un’intervista a Robert Mc Namara (segretario di stato di Kennedy), in cui raccontava del colloquio avuto con il suo corrispettivo vietnamita (a trent’anni dalla fine della guerra). Si resero conto che quella guerra si poggiava su informazioni errate e, paradossalmente, combatterono per raggiungere lo stesso obbiettivo… “Fog of war” è il titolo del documentario che comprende questa intervista, lo consiglio vivamente.
La verità è una (scusatemi se affermo di conoscerla): ci ostiniamo a voler leggere nel comportamento degli altri, senza preoccuparci di capire se abbiamo ragione. Smettiamo di voler capire e cominciamo a chiedere. A volte penso al racconto della torre di Babele e mi rendo conto che quella è stata la peggior condanna, inferta alla nostra specie.
La vita è quello che è, perché complicarsela sempre?

Drvso
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