giovedì 12 luglio 2007

Micromega

Neil Armstrong ha detto: "Vidi la Terra dalla Luna. Alzai il pollice, chiusi un occhio e la Terra sparì. In quel momento non mi sentii un gigante, mi resi conto di quanto ero piccolo".
Questa è una delle tante verità (devo trovare un altro termine, questo è abusato) di questo mondo. Ieri scrivevo in maniera prolissa e vagamente messianica (tipico esempio di comunicazione sbagliata: lunga e pomposa...) della necessità di salvare il mondo, ergendomi ad una statura che non ho. Stasera ho guardato il cielo, come spesso accade, ed ho pensato a quella frase di Armstrong, guardando Giove (il famoso "occhio" ha un diametro circa triplo rispetto a quello terrestre). A quel punto ho pensato a quando ho fatto lo stesso gioco con la Luna (circa 1/4 del diametro terrestre) e mi sono reso conto di quanto siamo piccoli e grandi nel contempo.
Tutti, dall'ultimo derelitto della favelas di Rio al presidente degli usa (inteso come uomo potente, non mi riferisco al cretino attuale) ha un suo peso nel suo piccolo mondo e le sue faccende hanno un valore, per lui, completamente diverso dal valore assegnato da altri.
Tanto per fare un esempio: per anni mi sono fatto il complesso per i denti storti, al punto che molta della mia timidezza e dei problemi a relazionarmi scaturiscono da quel canino. Oggi ho visto un tizio, circa coetaneo, privo del braccio sinistro, che camminava come se niente fosse....

Questa è una delle tante cose meravigliose dell'esistenza che mi piace condividere, la comprensione di quanto tutto sia terribilmente relativo e quanto l'occhio dell'osservatore sia una lente deformante. Credo fermamente che uno dei passi fondamentali nella via della comprensione e dell'illuminazione (non posso dire della felicità), passi da qui: dal comprendere l'esistenza di diverse ottiche e dall'abbandono dell'assoluto.
In fondo, come scriveva Voltaire (molto prima di Einstein): è solo questione di punti di vista.
Saluti da Sirio...
Marco
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