lunedì 9 luglio 2007

Spartiacque

Vi sono momenti precisi della propria vita, in cui ci si trova ad un bivio, peccato che ce ne accorgiamo dopo anni...
In genere, siamo soliti pensare "chissà cosa sarebbe successo se..."attribuendo ad un dato momento, un valore immenso. Ci chiediamo cosa sarebbe successo se con quella/e data ragazza ci si fosse comportati in modo diverso, se avessimo scelto un'altra scuola (giuro di aver avuto la tentazione di scriverlo con la Q, ma in pochi avrebbero apprezzato) o altro. In realtà, non sono quelli i momenti salienti della nostra vita.
Se ci ragioni, scoprirai che c'è stato un giorno, quel giorno che ti ha cambiato la vita. Un giorno insignificante, dopo il quale il mondo non è stato più lo stesso.
In questi giorni di intensa autoanalisi mi sono trovato a riflettere sugli ultimi anni ed ho scovato quel giorno: 30/08/02, quando mi hanno operato d'urgenza d'appendicite. Mi sono reso conto che da quel momento la mia vita ha assunto una piega diversa (drasticamente puntata verso il baratro...scherzo...).
Per quanto non sia rosea, la mia esistenza non fa così schifo (scazzi casalinghi a parte, su cui potrei scrivere intere enciclopedie sull'incomunicabilità e su quanto sia vero il detto "la via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni"... Non sono la vittima, diciamo che ci sono due vittime-carnefici che non riescono a parlare...questa è un'altra faccenda), ma può essere migliorata. Come insegna il Buddah, il cammino per l'illuminazione passa dalla meditazione.
Solo comprendendo i motivi del fallimento, delle mancate vittorie e delle vittorie si può ambire alla felicità (diritto sancito dalla costituzione americana).
Buona meditazione a tutti voi.

Drv

Ps
Il testo del prologo è stato modificato, secondo le illuminate indicazioni del mio più dotto lettore ed unico commentatore.... attendo commenti da tutti voi (anche anonimi...).

1 commento:

Leonardo ha detto...

L'optimus commentator apprezza e ringrazia, anche per la nota esplicativa a pié di pagina, ma invita a non dipingerlo più sapiente e vetusto di quanto non sia (cadendone, ahilui, in data odierna il genetliaco). Si potrà in tal modo proseguire nella lettura del prologo.
Capisco le tue turbe. La tua assidua lettrice anonima e nottambula non usa commentare i tuoi scritti? Siamo almeno trentacinque umili lettori? Donde tanto silenzio?
Jitsuha, quando ti laurei?

PS: il nipponico vocabolo è stato trovato in un dizionario. Come sinonimi si riportano tokorode e chinamini. Le miei assenti frequentazioni edochiane mi impediscono di scegliere la soluzione ottimale.