lunedì 20 agosto 2007

Il Principe (una storia di sfiducia)

è tutta la mattina che mi rimbalza in testa un pensiero. Credo di aver compreso cosa impedisce all'italico popolo di sfuggire da questa situazione degenerante in cui sopravvive a fatica: sfiducia.
Per secoli non ci siamo fidati dei nostri "fratelli", aspettando che il principe straniero giungesse a salvarci (ultimo esempio, mi pare fosse nel '45...). Questo perché non ci si fida degli italiani ed i primi diffidenti siamo noi.
In questo contesto proliferano le mafie e mafiette che stanno uccidendo il bel paese. Siamo vittime del vecchio motto latino "Dividi et impera".
Se mi reincarnassi in uno storico del XXV sec, definirei l'Italia a cavallo tra il XX ed il XXI con un semplice e laconico: sfiduciata.
Forse ha ragione chi è partito per non tornare in qesti lidi italici...
Forse è il triste destino di un popolo senza eroi che non sa dove volgere lo sguardo. Vaghiamo nel buio della nostra mente, nell'attesa di un insperato risveglio. Verrà, magari, il giorno in cui i lavoratori rifiuteranno impieghi da 300 € mensili (c'è davvero chi offre quella cifra per 8 ore, cnque giorni). Potrebbe essere lo stesso giorno in cui i sindaci che rifiutano di procedere alla creazione di un catasto degli incendi perchè (cito testualmente un sindaco, casualmente, campano) "non hanno idea di cosa sia un cataso degli incendi", saranno mandati a casa da infuriati cittadini onesti, insieme a tante aree dello stato.
Nel frattempo si gioca allo struzzo, cercando di tenere vivo e pulito il proprio orticello, buttando i rifiuti in qello del vicino.

Drvso
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