venerdì 28 novembre 2008

Cari estinti


Il conte di Buffon (non il calciatore!), studiando la successione del bacino di Parigi, intuì un fenomeno da lui chiamato estinzione della specie. In quanto fervente cristiano, diede una spiegazione "buffa" al motivo per cui trovava fossili di specie non esistenti, quindi non accolte nell'arca. Lo definì: "esperimenti successivi del creatore".
La storia del Pianeta è il lungo racconto di estinzioni, in molti casi gravissime, come la crisi paleozoica che riguardò oltre il 90% delle specie viventi (quella dei dinosauri fu molto meno catastrofica).
Di tante specie, famiglie e intere classi estinte, ve ne è una che ha saputo resistere a tutto: gli squali. Passarono la crisi paleozoica, quella mesozoica e tutti i cataclismi, mutando molto poco. Si potrebbe dire che hanno un'assunzione a tempo indeterminato.
Purtroppo, insieme a tante altre specie, oggi fronteggia la più grave calamità naturale che si è abbattuta su questo mondo: l'homo sapiens sapiens.
Il nome che abbiamo dato alla nostra specie non è adeguato alla nostra illogica follia.
In questi giorni si fa un gran parlare della strage di cetacei in Norvegia e della scomparsa delle api. Entrambi problemi gravissimi, soprattutto il secondo (niente api, niente frutta: ricordatelo!). Purtroppo, ci si dimentica degli squali. Gli squali svolgono una funzione fondamentale per l'ecosistema marino, da cui dipende quello terrestre. Sono l'apice della piramide alimentare, i regolatori del sistema.
Con la loro opera impediscono il proliferarsi di epidemie marine (si mangiano i malati), regolano il numero di certe specie, mantenendo in equilibrio tutta la catena e tanto altro. La nostra stessa vita è legata agli squali e noi cosa facciamo?
Li uccidiamo per la zuppa di pinna di pescecane, per i loro denti e per creare qualche intruglio anticancro (cattiva notizia: gli squali non sono immuni al cancro, come si pensava). Li sterminiamo per venderli al supermercato, in scatolette di tonno. Ne distruggiamo l'ambiente.
Agli squali, come alle api e a tantissime altre specie è legata la nostra sopravvivenza.
Spero che non restino solo gli squali della finanza, perché vorrebbe dire che il gioco si è rotto e l'estinzione è vicina: la nostra.

Drvso
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