martedì 9 dicembre 2008

Knock knock knocking

Quanto sono stato stupido in questi anni. Mi sono negato il piacere più bello: quello di avere qualcuna a cui pensare. Non che mi sia trovato la ragazza, mi basta essere discretamente bollito.
Il piacere di sentire una persona e le paranoie quando non risponde al telefono, fanno parte di un tutto che vale la pena vivere. È bussare alla porte del paradiso.
Non so se queste porte mi saranno aperte o se, citando un'altra canzone, mi arriverà un colpo al cuore che mi lascerà in terra. In ogni caso, ne sarà valsa la pena.
A cosa serve vivere, se non si è disposti a rischiare? A cosa serve vivere, se il proprio cuore è chiuso?
Quando si abbandona il contegno interno e ci si ricorda che essere umani vuol dire mente e cuore, tutto ha un sapore diverso. Una forza diversa ti spinge a edificare ancor meglio il tempio ed ogni stimolo ha valenze diverse. Sto ascoltando Edith Piaf e non sento solo una bellissima canzone francese, c'è qualcosa di più. Il cellulare è sempre in tasca e la testa è tra le nuvole.
Come ho già scritto, probabilmente questa volta faccio la fine dell'illuso che cade dalle nuvole, incontrando la dura realtà.
Ho passato anni in cui anche un semplice abbraccio mi faceva irrigidire, come qualcosa di pericoloso o doloroso. Anni in cui la fiducia era qualcosa di sconosciuto. Anni di cui non voglio più parlare ed ora eccomi qui. Ho voglia di perdermi tra le braccia di quella persona e disattivare il cervello. Tanto temevo di star male prima, quanto sono pronto a correre il rischio adesso. Persino il fatto che non abbia risposto al telefono, con relativo attaccamento del telefono a me stesso in attesa di richiamo, lo trovo divertente.
Sembrerò patetico; questo è l'aggettivo che avrei usato io fino a poco tempo fa. Se avessi letto questo post qualche mese fa, lo avrei liquidato come le parole di un folle suicida.
In fondo, non mi sto cullando di illusioni, perché so che potrebbe finire in un nulla di fatto, o peggio. Mi gongolo del fatto che qualcosa si è mosso. Una sensazione dentro me che ha scosso la dura scorza, riportandomi alla vita. È questo ciò di cui sto scrivendo: il folle piacere di lasciarsi andare, il voler vivere emozioni e sensazioni. Che sia lei o un'altra ha relativa importanza. Adesso non penso ad altri che lei, ma ciò non impone che se va male, non voglia voler ancora sentire queste stesse emozioni. Il tempo dell'orso solitario è finito, peccato essersi svegliati a 30 anni ed aver sprecato altre possibilità.

Marco Drvso

2 commenti:

Barbara ha detto...

Non hai sprecato 30 anni, ti saranno serviti per crescere per capire altre cose, per conoscere me tua amica e anche fan. ora entri in una nuova era, in fondo è il tempo giusto, quando saturno torna sul nostro tema astrale di nascita (te lo spiegherò poi)

Druso ha detto...

sperem...