martedì 2 dicembre 2008

Ultima riflessione

Con questo post, spero, di chiudere la saga del tedio di questi giorni.
Ci si può vaccinare dalle emozioni? Un tempo avrei detto di sì.
Ricordo bene quando mi sono chiuso in me ed ho camminato nelle tenebre. Ho mandato a rotoli parte della mia vita, chiudendomi in quell'apatia insostenibile che mi ha condotto a ciò che sono oggi. Era per delusione, stanchezza, mancanza di obbiettivi, scuse futili. forse era paura di osare e, soprattutto, paura di essere. Tra vivere ed esistere la differenza è grande.
A questo giro, malgrado la violenta incazzatura e il mal di denti causato dal nervosismo, sento che qualcosa è diverso.
Non è semplicemente quel richiamo alla vita che in questi mesi mi ha mosso e dato qualche soddisfazione. È una cosa diversa, quasi una necessità. Sto studiando, anche geologia, con rinnovato vigore e agisco con più serenità, per il puro gusto di farlo. Non sono più quelle che il Buddha definirebbe illusioni del mondo, a muovere la mia mano. Non è rivalsa, ambizione, o entità astratte legate al nulla dei nostri tempi. È pura volontà di fare.
Quello stesso "fare" che nei miei racconti (che ormai devo ultimare, una volta per tutte) rappresenta la forma ultima dell'essere. Quel trait d'union tra "sono" e "ho". Non considero il "sono" narcisistico occidentale, lo "ho" vuoto del possesso materiale e il "fare" del nulla.
È agire per trovare se stessi e impossessarsi, a pieno, della propria esistenza. Questo è il "fare" tra "sono" e "ho".
Il cammino del fare è irto di dolore e felicità e bisogna affrontare entrambe con serenità, consci che spesso il dolore si nasconde nella gioia, come le spine in una rosa. Ciò che conta è la meta del viaggio, quel premio che potremmo definire, in modo lapalissiano: "essere vivi, fino ad un istante prima di morire".
Lo devo ammettere: sentirsi il cuore caldo è una spinta non indifferente.

Marco Drvso
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