domenica 26 settembre 2010

Il deserto

Sovente, siamo portati a ritenere che il futuro sia ciò che abbiamo davanti e il passato ciò che lasciamo dietro. In parte è vero, ma c'è un dettaglio che si tende a scordare: noi vediamo il passato, non il futuro. Partendo da questo assunto, bisogna rovesciare il concetto di cammino della vita, inteso come il tragitto avanti a noi, perché non è davanti, è alle spalle: noi camminiamo come i gamberi. Vediamo il passato che si allontana davanti ai nostri occhi e il futuro che, come un ladro, imprevedibile ci prende alle spalle.
Non dico che non si possano prevedere le mosse del ladro, ma, come i prigionieri della caverna di Platone, abbiamo solo la sua ombra che i avvisa del suo arrivo e altri dettagli del contorno, come la strada sotto i nostri piedi, il cielo sulla testa e quanto ci sta intorno. Abbiamo la possibilità di intuire, dalle nostre scelte e quelle del mondo circostante, dove finiremo, ma nessuno si aspetta l'inquisizione spagnola.
Negli ultimi mesi, più di un anno, l'inquisizione ha bussato più volte, ogni volta con un diverso scherzo del cazzo. Non ho voglia né tempo per stare ad elencare tutto, soprattutto perché a chi dovevo spiegazioni, le ho date.
Non posso però dare tutta la colpa al fato, per alcuni atteggiamenti di questo periodo. In parte ho scelto di comportarmi in maniera "strana", per una ragione molto semplice: avevo bisogno di attraversare il mio deserto. In sintesi è la necessità di fermarsi un istante e porsi delle domande, guardare il mondo che mi circonda e cercare di vedere, oltre alle mosse del ladro, il punto zero del mio universo relativistico. Tutto quel che ci circonda è in parte proiezione dell'io, cui si deve aggiungere l'influenza di altri universi relativistici, qualcosa si potrebbe assimilare al superego. Per trovare l'io, è necessario sganciarsi dal mondo, cercando di comprendere cosa è io e cosa è indotto da terzi. È il volgarmente detto "starsene per i fatti propri a riflettere".
Risultati? Al momento nessuno, salvo qualche incomprensione con il mondo e un pizzico di stramberia in più. Tante volte invidio i grandi pensatori (in larga parte mistici) che avevano a disposizione un vero deserto, sia questo un vero deserto o una foresta, in cui rintanarsi e pensare. Io mi sono dovuto accontentare di farlo, mentre il mondo intorno a me mi chiamava a sé, con i suoi ritmi assurdi e, come accade nel mio lavoro, assolutamente imprevedibili. È una gran seccatura non avere mai orari precisi, né potersi organizzare il tempo libero, perché non si sa mai quando se ne ha o quanto possa durare. Insomma: il cammino di liberazione dalle sovrastrutture, iniziato mesi fa, si sta dimostrando complesso, non solo dal punto di vista "filosofico".
Non che abbia intenzione di cambiare il mondo, trovare la luce o rifondare la banda perché sono in missione per conto di dio. Cerco solo di cambiare me e, se possibile, il piccolo angolo di mondo di mia pertinenza. Troppe cose non vanno come dovrebbero ed io ne sono la causa. Devo capire cosa è causato dall'io e cosa è dovuto dalle influenze esterne e per capirlo, devo spostarmi di un passo dal mondo circostante.
Arrivato a 31 anni, è ora che decida chi sono e cosa voglio.
Marco Drvso
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