mercoledì 13 ottobre 2010

256

Sono le gradazioni di grigio che l'occhio umano è in grado di distinguere.
Se paragonate alla varietà di lunghezze d'onda presenti nel visibile, sono una quantità ridicola, ma se le paragoniamo a quelle che riesce a percepire la mente, sono una moltitudine. Di fatto, la mente umana ragiona solo su due tonalità, bianco e nero, una sorta di elaboratore capace solo di operazioni basilari come: vero-falso, si-no, etc.
C'è chi storcerà il naso, leggendo la definizione che ho appena dato, dimostrando che il nostro cervello è l'elaboratore più complesso che conosciamo. Infatti, a livello di hardware c'è poco di che recriminare: il cervello è qualcosa di meraviglioso. Il problema è la mente, il software. Abbiamo una architettura hardware ineguagliabile, ma la facciamo funzionare con il sistema dei vecchi scatoloni degli anni '60; un cervello da specie "superiore" che funziona come quello di un qualunque primate, forse peggio.
Quotidianamente, assisto o partecipo a discussioni di vario genere e altro non vedo che persone arroccate sulle proprie convinzioni, incapaci di andare oltre il concetto di vero o falso. Scimmie urlatrici che fanno a gara su chi ha ragione, dimostrandolo con il gioco "a chi urla di più". Anche io (sebbene mi reputi una persona conciliante e aperta) sono affetto da questa tara e quando mi accorgo di essere caduto nel gioco, preferisco fermarmi e cercare di ripartire in modo diverso.
Non esistono vero-falso, giusto-sbagliato, bianco-nero. Tutto è ugualmente giusto, vero, falso, sbagliato, in base al punto di vista e bianco e nero altro non sono che 2 delle 256 tonalità di grigio. Viviamo in un universo relativistico in cui tutto dipende dalla percezione dell'osservatore (a volte vorrei sapere se Galileo, mentre descriveva il viaggio in barca, si rendesse conto che stava distruggendo il mondo degli assoluti, su cui si basa il nostro modo di ragionare).
Soltanto quando ci si allontana dalla propria torre d'avorio, cercando di capire le ragioni e il punto di vista altrui, si può cominciare ad avere un dialogo costruttivo. Soprattutto, bisogna abbattere quegli steccati di convinzioni assolute e supposte (e in quanto tali: nel primo caso non possono esistere, vedi sopra; e nel secondo...) che abbiamo costruito. Steccati che, alla lunga, altro non fanno che peggiorare i rapporti tra noi, mentre crescono di dimensioni, grazie a nuove travi di preconcetti.
Si vedono discorsi politici in cui i contendenti parlano senza ascoltare, minimamente, l'interlocutore, proseguendo sul proprio percorso mentale. Lo stesso vale per ogni altra discussione. Porto due esempi: sono in scazzo con il mio migliore amico a causa di un susseguirsi di situazioni, culminate in un mio errore sabato scorso (molto probabilmente si finirà in lite) e devo trovare un modo per ricucire lo strappo, ma sarà una lotta tra due prime donne permalose....
L'altro è più divertente e si presta ad una descrizione più ampia. Ieri ho avuto una visita oculistica, durante la quale sono stato sotoposto ad un esame che richiedeva la piena apertura della pupila, quindi mi hanno dato del meraviglioso collirio a base di atropina. Per circa un paio d'ore ha avuto le pupille spalancate, poi è iniziato il ritorno alla normalità. In quelle 2 ore (notare che ieri batteva il Sole) sono dovuto tornare a casa, con i mezzi. La luce era insopportabile e la mia messa a fuoco era pessima, risultato: giravo con gli occhi chiusi o socchiusi e un'espressione improponibile, dovuta al fastidio della luce e agli inutili tentativi di vedere. Mi sono preso: del tossico, del maniaco, del pazzo, etc, senza aver fatto niente. Ero solo per i fatti miei a smaltire il collirio.
Potremmo parlare della miopia dei governanti, dell'impossibilità di convivenza con i vicini, della follia fondamentalista, della furia ultrà, delle storie finite e scoprire che tutto è unito da un filo bianco e nero.
Visto come siamo ridotti, forse la parola non ci serve ed è meglio tornare ad essere le bestie che siamo e ricominciare ad annusarci il culo a vicenda. Per quanto mi riguarda, se posso scegliere, vorrei essere un bonobo ;-)

Marco Drvso
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