sabato 18 dicembre 2010

Andare via?

Talvolta mi domando se sia più dannosa la stampa filogovernativa o quella "libera".
Saltando a piè pari ogni disquisizione sulla prima (discorso logoro, su cui si sono espressi tutti), mi vorrei concentrare su un mantra ripetuto ad oltranza dalla seconda: lasciate l'Italia. Da un paio d'anni non si sente dire altro. Se questo non è un meme, usato per una campagna virale, io ho ancora i capelli.
Le ragioni addotte a tale consiglio sono sempre le stesse: l'Italia è in mano ad un cricca di personaggi di dubbia morale, non funziona nulla, il lavoro è una utopia, il futuro è incerto per chi resta, i migliori se ne vanno, etc, etc, etc, etc.... Suppongo che tutti sappiate a cosa mi riferisco.
Per il nostro bene, per assicurarci un futuro, ci dicono di andare via. Ma questa folle idea cui prodest?
Ammettiamolo: questo non è il migliore dei paesi possibili, d'altronde non è sito neanche nel migliore dei mondi possibili. Questa povera Italia è disastrata dalla follia clientelare di una classe dominante capace solo di occuparsi dei propri affari, che altro non è che lo specchio di una società che ha toccato il fondo. Non nego che si stia vivendo in un periodo di infamia latente, in cui la gente (anche insospettabile) ti pugnala alle spalle per il proprio tornaconto, fingendosi amichevole e foriera di buoni consigli; cosa che ho sperimentato in questo periodo. La pressione fiscale aumenta e la burocrazia con lei, per assecondare i folli piani di risanamento dettati dalla banca mondiale, mentre gli autori della crisi non pagano mai. La delinquenza dei colletti bianchi è all'apice del suo potere. Tutto questo non sta accadendo solo in Italia, ma in tutto il mondo.
Dal '45 si è diffusa l'idea che l'idea di patria sia male e che l'Italia sia il peggio. Si è assistito ad una lenta e progressiva distruzione del sentimento nazionale e delle vestigia del passato, a favore di un'idea di mondo americanizzato, in cui tutto quel che parla inglese è giusto e buono, mentre le tradizioni degli altri paesi (compreso il nostro), il territorio, la storia, l'arte, etc, sia solo zavorra di cui liberarsi. Nulla di più sbagliato!
Come completamento di questo piano folle, i nuovi eroi delle masse ci stanno spingendo a voler andare via. Tutto ciò è folle!
Il bene collettivo nasce dalla volontà di restare e migliorare la situazione. Basta con puttanate del genere "tanto non cambia nulla". Solo noi possiamo rimettere tutto a posto, abbandonando l'etica egoistica che ci hanno insegnato e cominciando a ragionare in termini di collettività. Solo chi capisce che a fare il bene comune si guadagna molto di più che a mandare tutto a rotoli per il proprio interesse personale, può cambiare lo stato delle cose. Andarsene e fottersene di tutto è egoistico e stupido, perché quel che si ottiene è, forse, un miglioramento personale, che a lungo andare si dimostra una sconfitta. Restare e sbattersi, ognuno nel suo piccolo (non servono grandi gesti), è ancora più egoista, perché è mirato a migliorare il mondo anche per sé stessi. Un egoismo lodevole, di cui le future generazioni ci ringrazieranno.
Andare via equivale a regalare il paese alla gente che si disprezza. Andare via significa abbandonare allo sfascio un patrimonio culturale che il mondo invidia. Andare via è consegnarsi al mondo dei migranti e perdere le proprie radici. Quando la gente migliore (?) va via, regala il mondo ai mediocri e ai raccomandati.
Volete un mondo migliore, un lavoro degno, un ambiente salubre in cui vivere, etc, restate e datevi da fare. Non servono barricate e scontri: è sufficiente non aderire al pensiero comune.
Aiutare il prossimo non è tempo perso, perché tutto torna. Un esempio potrebbe essere la donazione del sangue: magari il giorno che hai un incidente e ti serve, potrebbe tornarti proprio la tua sacca (statisticamente improbabile, ma non impossibile). Fermare la discarica abusiva, significa bere acqua buona. Fermare l'abuso edilizio significa non trovarsi con la città allagata. Non vendere il proprio voto, significa non doversi lamentare se tutto va male.
Solo agendo con l'idea che siamo tutti parte di un solo sistema, chiamato mondo, possiamo sperare di andare avanti. Non siamo unità nella moltitudine, ma parte di un solo uno.

Marco Drvso
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