martedì 29 marzo 2011

Piccola riflessione sull'energia

In questi giorni si fa un gran parlare di nucleare e mi sto rendendo conto che nel continuo, petulante, chiacchiericcio tra sedicenti esperti, veri esperti, politici, spettatori comuni di programmi televisivi (gli ultimi due leggasi incompetenti e, nel caso dei politici, bisogna domandarsi: "quanto hanno da guadagnare?"), gente comune (persone che, come tutti noi, cercano di farsi un'opinione), etc, si continuano a tralasciare gli argomenti più importanti. Argomenti che potrebbero dare linfa ad un dibattito costruttivo, non solo sulle questioni energetiche.
L'argomento principe della discussione, che purtroppo è spesso ignorato, verte sulle due scuole di pensiero per quanto riguarda la produzione energetica: produzione centralizzata e produzione diffusa. I sostenitori del nucleare puntano alla produzione di energia in centri che producono nell'ordine di qualche Mwatt e la distribuiscono tramite la rete elettrica. Vista la lunghezza del post, ho preferito inserire questo passaggio all'inizio. I sostenitori del rinnovabile parlano di produzione puntiforme, su vasta area, con piccoli centri di produzione di energia, collegati tramite la rete elettrica. È quel che si fa con i pannelli fotovoltaici posti sui tetti: la corrente prodotta, tramite un apposito contatore, viene versata in rete, a disposizione di tutti e, al momento di pagare la corrente al gestore si fanno i conti su quanto si è dato in rete e quanto si è preso. È lo scontro tra l'idea di monopolio energetico e di rete di produttori e consumatori. Trascurando i discorsi etici legati all'immoralità del monopolio e le nuove correnti di pensiero legate al concetto di rete, mi limito a dire questo: un albero non ha un solo centro di produzione energetica, ma tante piccole foglie. I tetti di Milano possono diventare una grande centrale puntiforme, la cui somma darebbe alti valori di produzione.
Partiamo da un presupposto: io sono contrario al nucleare, ma nelle mie tesi il problema degli incidenti è l'ultimo che prendo in esame, ma, siccome è l'argomento di maggior discussione, voglio aggiungerei il mio misero punto di vista. Statisticamente non sono un grosso problema (il rapporto tra incidenti e numero di centrali, considerato dall'inizio dell'era atomica è bassissimo) e, a voler ben vedere, sono maggiori i morti provocati da incidenti con le dighe, le pipe-line e altri sistemi tradizionali. D'altro canto, qui accusatemi pure di cinismo: gli incidenti legati ai sistemi tradizionali fanno tanti morti nel momento in cui accadono, in un'area circoscritta e il loro strascico, negli anni, è limitatissimo, quasi nullo nel caso di disastri da diga; una centrale fa un numero relativamente basso di morti all'inizio, ma miete vittime a lungo termine su vaste aree. Questa è matematica elementare.
Prima di scagliare la mia pietra contro l'uso dei reattori a fissione e, soprattutto, contro il ritorno al nucleare in Italia, mi preme esprimere una considerazione sul problema che sta a monte della questione: l'uso dell'energia, anzi, lo spreco continuo di energia.
Uffici illuminati a giorno anche quando sono vuoti, illuminazione stradale fatta ancora con lampade a incandescenza (che consumano come le maledette), abuso di insegne luminose (talvolta di pessimo gusto), uso improprio dell'automobile a scapito dei mezzi di trasporto pubblici, climatizzazione folle di case e uffici (e luoghi pubblici in generale) in cui si hanno più di 20° in inverno e meno di 15° in estate, sperpero domestico di corrente, nuovi elettrodomestici privi del pulsante OFF che rimangono in stand-by perenne, palazzi ad alta dispersione termica, produzione e consumo folle di prodotti secondo lo schema capitalistico della crescita perenne (forse la più grande follia partorita e adottata dal XIX sec ad oggi): tutto questo è folle e costa a noi e al mondo un capitale. Un capitale che, letteralmente viene gettato nel cesso, a ritmo continuo, di fatto: la causa dell'assurda richiesta energetica mondiale. Sistemato ciò, il problema delle centrali non sussisterebbe. Ovviamente, sarebbe necessario rivedere il nostro folle sistema economico, mandando in pensione boiate tipo PIL (che notoriamente si alza restando fermi in coda in autostrada), crescita et similia.
Altro che rivoluzione copernicana....
Il processo nucleare si compone di più fasi.
La prima è l'estrazione dei minerali contenente uranio (uraniniti e pechblende). Come nel caso del gas e del petrolio, queste risorse non sono distribuite equamente nel mondo (la natura se ne fotte dei confini nazionali), ciò comporta la presenza di paesi esportatori e importatori, con l'aggravante che tali minerali sono compresi nel gruppo delle terre rare. La scarsità di uranio e la reperibilità sono argomenti su cui sento sovente glissare. In più, bisogna considerare i problemi ambientali legati all'estrazione (in senso lato: si consideri ogni attività estrattiva, compresa quella più dannosa, l'oro) e al fatto che tale materiale è radioattivo, quindi danno su danno. Danni ambientali e alla salute degli addetti all'estrazione. Qui iniziano anche i costi e la centrale non è ancora stata costruita.
Secondo punto: va costruita la centrale. Mi scusate se dei grandi costruttori italici non mi fido? Vedendo i sottopassaggi della fiera di Rho (inaugurati l'anno scorso!) che già imbarcano acqua, le strade che si polverizzano alla prima pioggia, certi inceneritori in meridione che perdono i refrattari, edifici costruiti con materiale di scarsa qualità, limando al massimo le strutture e tanti altri esempi che si possono riscontrare nella vita quotidiana e nella cronaca giudiziaria (in particolare le infiltrazioni mafiose-'ndranghetiste-camorriste, che come ben sappiamo, al contrario della yakuza non hanno neanche la decenza di far bene i lavori): non mi fido a dare in pasto a loro una torta da 10'000'000'000€ a centrale. La cifra è quella che riportano i principali organi di stampa e viene ripetuta anche dai politici. Alla manifesta scarsa qualità dei lavori di certa gente, va aggiunto che viviamo in un paese "vagamente" sismico.
A centrale pronta, bisogna inserire nel reattore le barre, ottenute dalla lavorazione dei minerali cui sopra. Lavorazione che comporta scarto radioattivo, quindi rifiuto speciale da stoccare (e sappiamo come siamo abili con la monnezza). Leggasi costi di produzione e smaltimento dei primi rifiuti che, almeno in teoria, rientrano nei 10 miliardi citati.
Fin qui sono passati una decina di anni e sono stati spesi una decina di miliardi.
Mettiamo in funzione la centrale. Di fatto: si prende del materiale fissile in una giusta quantità detta massa critica (già il nome...) e si da via ad una reazione di fissione controllata. Per la fissione e i suoi meccanismi, vi rimando ad altri siti o, meglio, ai sacri testi di fisica. Per una prima infarinata, questa è la pagina di wikipedia. Tutto questo casino per far bollire dell'acqua e far girare una turbina.
Ebbene sì. Strutturalmente è la pila di Fermi che fu il culmine del progetto Manhattan e non serve ad altro che a far bollire dell'acqua. Purtroppo a livello di produzione energetica, in particolare a caldo, non siamo andati molto avanti dalle caldaie a carbone. Abbiamo solo cambiato il combustibile.
Diciamo che la centrale è stata costruita bene (speriamo, per quanto detto sopra), non ci sono state fughe di materiale radioattivo e non ci sono stati incidenti di varia natura, sono passati 30 dalla messa in opera. Considerato il solo costo per produrre il famigerato Kwatt, sembra che abbiamo guadagnato, ma non dimentichiamo che in questi 30 abbiamo pagato anche i 10 miliardi per costruire e far partire la centrale. Ciò comporta che il costo di quel singolo Kwatt è lievitato. Diciamo che se siamo stati fortunati, abbiamo speso la stessa cifra della produzione a carbone o petrolio. Come ogni attività umana, abbiamo contribuito al riscaldamento globale, ma almeno non abbiamo disperso in atmosfera dei gas tossici. Peccato che poi bisogna occuparsi delle scorie e di tutti i prodotti radioattivi che vanno smaltiti. Ad oggi non esiste una tecnologia adatta a risolvere il problema delle scorie.
Si sta parlando di una pesante eredità che stiamo lasciando alle generazioni future. Già abbiamo ereditato un mondo che è stato reso una chiavica dai nostri genitori, rischiamo di regalare ai posteri, fino a 5000 anni a venire, una ipoteca radioattiva. Non esistono luoghi in cui si avrà la certezza che tali rifiuti restino lì per sempre e, di sicuro, i contenitori non dureranno in eterno. In particolare, non abbiamo la certezza che la nostra civiltà duri abbastanza a lungo da mantenere il ricordo che lì sono stati seppelliti i peggiori veleni che madre natura ha creato.
Io non me la sento, per questo voterò sì al referendum e continuerò, nel mio piccolo, a spingere per il risparmio energetico e la ricerca sulle fonti alternative. Abbiamo un grande Sole, usiamolo.

Marco Drvso
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