mercoledì 1 giugno 2011

Giù da la madunina

Sebbene di sangue meneghino non ne abbia neanche una goccia (considerato che il mio vecchio è campano, potrei avere sangue longobardo nel mio variegato cocktail genetico), questa è la città in cui sono nato, in cui mi sento a casa e della cui storia si nutrono le mie radici. Io sono milanese.
Mi piace sentire la U pronunciata alla francese, mi piace ripensare a quando bevevo in via Mora, per poi scoprire che lì era sita la "colonna infame" di cui scrisse Don Lisander (Manzoni), passeggiare dove si trovava il "Molino delle armi" da cui partirono i barconi di eroi per la battaglia navale di quella che divenne Porta Vittoria (fu Porta Tosa), guardare i barconi che ricordano la grandezza di quel porto che fu più importante di quello di Genova (in termini di tonnellaggio di merci trattate), passare per la via "tutta a sassi" dove il Barbarossa fu accolto dal lancio di tavoli (da parte di monaci) e, soprattutto, lei: tuta d'ora e picinina, sopra un monte di marmo, domina Milano.
La madunina sorge, come il Duomo, sopra altre 2 chiese, a loro volta edificate sopra un antico laghetto, intorno al quale i celti veneravano la dea delle fonti. Non penso che la dedica "Maria Nascenti" sul portale sia casuale. Ovviamente vi risparmierò la divagazione sulle somiglianze tra la vergine cristiana, la dea Demetra (o Cerere), la Virgo celeste e altri personaggi mitologici; comunque, vi ho messo la pulce nell'orecchio.
Milano, quella vera, è sempre stata una città di pazzi e visionari e mi piange il cuore a vedere come è ridotta. Questa è la mia terra, la mia casa. Il suo è il dialetto che parlo (male) e di cui non mi capacito del perché al solo usarlo ci si becchi del leghista: i veri meneghini non votano la lega. Loro era quelli che cantavan "Si, vegnì senza paura, num ve slongarem la man". In effetti, molti dei grandi milanesi erano d'importazione, a partire da Aurelio Ambrogio, meglio noto come Sant'Ambreus. 
Milano è stata distrutta almeno 3 volte e, ogni volta, è stata cocciutamente ricostruita ed è questa la sua forza. Anche quando è caduta in basso, si è rialzata. È sopravvissuta ai celti, ai romani, ai longobardi, ai franchi, ai francesi, gli spagnoli, gli austriaci, etc, crescendo, cambiando, ma rimanendo sempre sé stessa.
Qui hanno avuto inizio fenomeni di portata mondiale e qui sono finiti, ma non vi tedierò sulla storia, l'architettura, l'arte (vorrei ricordare che prima del bombardamento dei cazzo di yankee, Milano primeggiava con Firenze e, ancora, è sede di capolavori immortali, noti in tutto il mondo). Mi preme un pensiero che con l'ultima elezione ha poco a che fare, perché questo post è in gestazione da un po': Milano non è una città, ma uno stato mentale, che si è rischiato di perdere, purtroppo chiaro per chi la vive e difficile da spiegare a chi non è qui.
Credo che l'Italia, nel suo variegato insieme di lingue, culture (sia autoctone che alloctone) e ambienti, sia il mondo in miniatura, una sorta di grande laboratorio a cielo aperto e Milano, a sua volta, sia una Italia in miniatura. Una Italia in miniatura di cui ho condiviso la decadenza patologica di questi anni. Sono fermamente convito che se si vuole salvare il mondo, il modo migliore sia salvare l'Italia e il laboratorio per sperimentare sia Milano. Qualche: prima del trattato di Roma, a Milano si era fatta l'unificazione dei comuni limitrofi per garantire la libera circolazioni delle merci e delle persone, in stile Schengen (vedi unificazione di Milano e del comune dei Corpi Santi); qui è stata messa nero su bianco l'inutilità della pena di morte....
Lo stato mentale sta tornando e Milano è pronta.
Se si vuole salvare il mondo: qui e adesso deve nascere la volontà che coinvolga tutto lo stivale in un nuovo rinascimento. Chi salva l'Italia, salva il mondo.


Marco Drvso


ps
Ho già scritto qualche post sulle vicende della mia città e su certi sui personaggi, ma a breve voglio iniziare un ciclo di scritti che parli della mia città, il cui nome misterioso potrebbe significare: mezzo lanoso (la scrofa semilanuta, antico simbolo della città, da cui Medialanum); la terra di mezzo o in mezzo alla terra (Mediolanum o Midland); infine il più poetico terra di maggio (Mayland).
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