domenica 5 giugno 2011

Si predica bene....

Mi copro il capo di cenere e inizio il mea culpa.
Rileggendo i post, mi sono reso conto di mandare bei messaggi di unione, fratellanza e incito verso quei valori, oltre al miglioramento personale, che amo rappresentare attraverso la metafora dell'edificazione del tempio. Valori e idee che trovo ineccepibili (inutile affermazione pleonastica: se li metto per iscritto, è ovvio che ci creda, non sono mica un giornalista o un politico...), ma non applico come vorrei.
Certo che vorrei andare in giro e abbracciare tutti, ma qualcosa mi relega in un angolo e difficilmente dò confidenza a qualcuno. Sono fermamente convinto che l'umanità sia una sola cosa, ma talvolta mi faccio prendere dal preconcetto, puzzando quasi di razzista. Scrivo della necessità di parlare, ma talvolta sono io quello che non si prende la briga di parlare e ho un paio di persone con cui non ci riesco (né ci provo) e lascio che i rancori crescano. Esorto ad un miglioramento personale ad una vita meglio spesa, poi mi capita di passare intere giornate a cazzeggiare, perso nelle stesse paranoie che condanno. Etc, etc, etc.
Mi rincresce di quanto sia difficile seguire le mie stesse parole. Mi fa sentire sporco e immorale, soprattutto mentre le rileggo. Mi ergo sopra una torre d'avorio e scrivo dei difetti umani, frugando in me, senza riuscire ad intraprendere degnamente la strada che sto indicando.
Eppure, vedo chiaramente le soluzioni e sono di una semplicità disarmante. Basta un piccolo cambiamento per intraprendere una via che porti al tanto agognato mondo migliore, passando per la via indicata da Socrate ("chi vuole cambiare il mondo, cambi per primo e dia l'esempio"). Ovvietà che per mia incapacità non riesco ad applicare.
Non cercherò scuse per tutto questo. Almeno questo sono riuscito ad impararlo e applicarlo: con le scuse non si va da nessuna parte. Perché dovrei giustificare un dato di fatto? Perché, in generale, perdere tempo a spiegare le motivazioni di qualcosa? È stato o non è stato fatto: questo conta, il perché è accessorio.
Conta che ho davanti la via che per me è giusta e non ho scuse, per non averla ancora intrapresa. Foss'altro per coerenza. Foss'altro per guardarmi allo specchio ed essere fiero di quel che vedo. Foss'altro per non finire come quel personaggio nella canzone di De André, che da buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, perché non può più dare cattivo esempio.
Sarò un tipo all'antica: credo nella coerenza e in quel che dico e quando non faccio quel che dico, mi girano le balle.
Devo solo abbattere il muro d'apatia che mi circonda! Solo....


Marco Drvso
Posta un commento