venerdì 10 giugno 2011

Un po' di chiarezza sul referendum

Avevo scritto una bella introduzione, ma avevo divagato troppo.
Mi limiterò a quesiti sul nucleare e sulla gestione idrica: questioni su cui ho sentito la più grossa mole di "inesattezze" da entrambi gli schieramenti.
Parto dal referendum sulla gestione idrica. Innanzitutto non si privatizza l'acqua, ma la gestione dei tubi che la portano (a livello pratico, non c'è molta differenza).
I politici che parlano a favore del sì, ripetono il mantra dell'acqua pubblica e mi trovano d'accordo, ma omettono un dettaglio: il referendum non è per tenere pubblica l'acqua (questione che ancora non è stata mai messa in discussione). Questo referendum serve a cancellare la norma che impone ai comuni di passare alla gestione privata entro il 31/12. Se poi un comune vorrà privatizzare il servizio, anche in caso di vittoria del sì, sarà libero di farlo, ma sarà una sua facoltà, non sarà obbligato da una legge dello stato.
I politici per il no/astensione, recitano il mantra del libero mercato e della miglior gestione privata. Premesso quanto sopra, cioè che si vota per togliere la norma che obbliga i comuni a passare alla gestione privata, mi getto all'analisi della questione. Non so dove vedano i vantaggi della concorrenza, perché esiste un solo acquedotto per ogni comune, quindi si creerebbero delle situazioni monopolistiche, come sempre accaduto nei periodi di grandi privatizzazioni. Altro punto interessante è il loro continuo scagliarsi contro i carrozzoni pubblici, a loro detta: luoghi per assunzioni di parenti e amici. Cari politici: gli amici e i parenti vostri! Togliamo un carrozzone pubblico per parenti, per metterne uno privato, per gli stessi parenti, cui va aggiunto il giro di mazzette per la concessione. Il messaggio che mandano è: "fidatevi di noi politici, quando vi diciamo che non dovete fidarvi di noi politici, perché ci facciamo sempre i cazzi nostri".
Se un sindaco ritiene di dover dare la gestione ai privati, deve essere libero di farlo, senza condizionamenti. Obbligarlo a mettere la gestione sul mercato, entro una data stabilita, creerebbe qualche problema nella contrattazione.
Il secondo referendum sull'acqua riguarda l'abolizione della quota fissa del 7% da garantire al gestore. I politici del sì dicono che sia immorale, i politici del no dicono che sia lecito, per invogliare i capitali privati. Personalmente, regalare un 7% "a babbo morto", indipendentemente dagli investimenti è assurdo. Mi ricorda molto una questione che colpisce tutti: le autostrade. Lo stato le ha "regalate" ad un gestore privato che alza i costi del pedaggio per rientrare dei costi di ampliamento e ammodernamento della rete viaria; peccato che quei lavori li paghi integralmente lo stato e il caro stilista non caghi una lira.
Io sono un libero professionista, sono sul mercato e so cosa significhi tariffe e libero mercato. Quanto sopra non è libero mercato.
Sul nucleare, si è raggiunto un livello degno del miglior programma comico. Votare sì, significa abrogare il decreto omnibus, nato dalla ceneri del piano Scajola (quello della casa a sua insaputa). I cari politicanti del sì e del no hanno fatto una confusione terribile. Qualora vincesse il sì, non significa chiudere ogni porta alla ricerca, né allo sviluppo di nuove tecnologie, né alla possibilità di attivare in futuro un programma nucleare. Semplicemente si cancellano le norme che porterebbero il paese a mettere in piedi un programma nucleare che parte già raffazzonato e con costi che andrebbero ad incidere pesantemente sulla bolletta, finché le centrali non saranno ammortizzate (circa 15/20 anni). Altresì, non porterà una istantanea revisione del piano energetico nazionale, né lo spostamento di quei capitali per rifare la rete elettrica nazionale (dove si perde larga parte della corrente prodotta e comprata; i dati che ho letto in giro sono allucinanti).
Di fatto, dopo il referendum del 1987, la nostra incapace classe politica non ha fatto nulla per dare vita ad un piano energetico credibile, limitandosi a comprare l'energia da altri paesi. Se si fosse fatto qualcosa, oggi non saremmo in questa situazione. Situazione che non sarà risolta con il nucleare, perché la carenza energetica è adesso e per fare una centrale ci vogliono 10 anni. La stessa classe politica incapace (e stronzi noi che ce li teniamo; destra, centro e sinistra, senza distinzione) che ha permesso la distruzione del comparto manifatturiero, industriale e, complessivamente, produttivo del paese. Senza le grandi industrie, come cazzo facciamo a farci le centrali? Le compriamo dai francesi? Soprattutto: non abbiamo ancora smaltito le scorie del vecchio programma nucleare....
Riassumendo:
  1. scheda rossa: si abroga la norma che obbliga i comuni a dare la gestione dell'acquedotto ai privati.
  2. scheda gialla: si abroga la norma che concede un 7% di profitto garantito "a babbo morto" al gestore privato dell'acquedotto.
  3. scheda grigia: si abrogano gli articoli contenuti nel decreto omnibus in materia di nuove entrali nucleari, che sostituiscono gli articoli del cosiddetto piano Scajola.
  4. scheda verde: si abrogano gli articoli, modificati con sentenza della corte costituzionale, della legge Alfano, in materia di legittimo impedimento del capo del governo e dei ministri.
Vi ricordo che in Italia esiste un solo tipo di referendum: quello abrogativo. Si vota per abrogare una norma e bisogna aver ben chiaro questo concetto, prima di votare (qualunque sia il vostro orientamento). Votare no, significa mantenere la situazione immutata. Votare sì, significa esclusivamente cancellare delle norme. Tutto il resto è propaganda e demagogia.

Per quanto mi concerne, sono 4 sì.

Marco Drvso
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