domenica 31 luglio 2011

Antani per sempre

Penso sia capitato a tutti, almeno una volta, di ascoltare, o leggere, il discorso di qualche personalità e chiedersi "Ma, mi sta prendendo per il culo?". Per quanto concerne il sottoscritto, è una esperienza quasi quotidiana; ho il brutto vizio di leggere il quotidiano e guardare il tg.
Da una parte si trovano notizie agghiaccianti, che parlano di domestica follia umana. Fatti che di rado occupano le pagine per giorni e giorni, ma sanno essere ancor più terribili di certi fatti più eclatanti, nel loro fiorire e svolgersi. Quasi sempre, queste notizie ricadono nelle pagine delle curiosità, dei vari siti di informazione, come se certa violenza non fosse un fenomeno da osservare con attenzione e paura, soprattutto perché spesso sono giovani, di buona famiglia, a commettere certe azioni. Come diceva Montanelli "sono contento di non aver avuto figli, perché di questi tempi non sai mai chi ti metti in casa".
Capisco che non sia il caso di parlarne troppo, onde evitare il proliferare di emuli (come se già l'idiozia e la barbarie umana non sfornassero abbastanza figli, autonomamente). Non parlarne troppo con quel sadico gusto dei giornalisti per il macabro e l'immondo, che tanto piace ai benpensanti. Quelli sono i primi a sguazzare nelle trasmissioni indecenti e negli articoli più schifosi.
Terminato questa "piccola" digressione, è tempo di puntare l'attenzione sul cuore del post, che non vuole essere contro l'informazione, ma contro i cosiddetti creatori d'opinione (chi mi legge sa che detesto usare gli pseudo neologismi inglesi). Ho cominciato ad interessarmi all'attualità e alla politica intorno alla prima metà degli anni '90. Inizialmente fu per darmi un tono, poi divenne vera passione intellettuale che mi ha portato ad ascoltare i discorsi più disparati, esposti da personaggi talora diversissimi. Col passare del tempo e grazie alla curiosità che mi spingeva ad andare a cercare le fonti del discorso, è maturato in me un dubbio. Grazie ad internet, ho avuto la possibilità di accedere a vaste banche dati (nulla di segreto: mi riferisco ai siti dei quotidiani, con i loro archivi, a vecchie interviste su youtube e altro materiale di libera diffusione) e il dubbio si è sempre più fortificato. In questi giorni sono passato dal dubbio al dato di fatto: dicono sempre le stesse cose.
Cambiano le facce, talvolta i nomi, ma gli argomenti sono sempre gli stessi, esposti in maniera quasi identica.
Se prendete un discorso o una intervista riguardante il debito pubblico, ad esempio, sia questa di pochi giorni fa, vent'anni fa o antecedente, noterete che il discorso è sempre lo stesso, con piccole variazioni sul tema, legate alle contingenze. Analogo ragionamento si può fare sulla politica, la lotta alle mafie, la questione morale, i problemi dello stato, le ideologie, la fame in Africa e via discorrendo. Un lungo susseguirsi di supercazzole, prive di contenuto che ruotano intorno ai soliti argomenti, con proposte di soluzione sempre identiche e, a voler essere cattivi, nessun contenuto. Gli stessi discorsi, recitati da Ugo Tognazzi, riporterebbero la memoria ai fasti del grande cinema italiano e all'indimenticabile conte Mascetti.
Un perpetuo girarci intorno, senza affrontare il reale problema che regala a questi personaggi l'alloro di dotti. Creano opinioni condivise, diffondono idee stantie e malamente riciclate che il pubblico assimila, scordando di averle sentite più e più volte.
La scarsa memoria è uno dei grandi difetti dell'umanità intera.
Mai che dicano che il casino della crisi sia esclusivamente colpa dell'ingordigia della banche, continuando a puntare il dito su non ben specificati speculatori (che sono sempre le banche) e che a noi tocca il compito di sistemare i loro casini, a spese nostre, mentre loro si godono il maltolto. Trovo, quanto meno, curioso che in democrazia siano le vittime a pagare per i misfatti altrui. Ragionamento analogo vale per ogni altro "grande tema" su cui i grandi discutono.
Pensare che questa mandria di incapaci, (preferisco non fare il complottista e sperare che siano solo degli idioti) chiusi nella loro ristretta visione del mondo e del mantenimento dello status quo, affinché il loro piccolo giardino non subisca variazioni, sia considerata il massimo della preparazione e che venga venerata come oracolo, mi fa impazzire. La storia dimentica grandi uomini che, anziché parlare, ha fatto andare le mani, cercando delle soluzioni e eleva questa gente.
Ottusi loro che parlano, ottusi noi che abbocchiamo alle loro parole senza sostanza.
La conoscenza rende liberi, ma comporta grandi giramenti di palle.

Marco Drvso
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