lunedì 25 luglio 2011

La pubblica ottusità

Prima di iniziare la stesura di questa riflessione, voglio precisare che non sono il bodhisattva della situazione, né un santo, né millanto una qual sorta di superiorità. Di quanto sto per scrivere, sono affetto, come la maggioranza della popolazione umana.
Ho tre grandi difetti, che uniti insieme diventano una iattura: sono curioso, timido e vagamente misantropo. Se il primo fa di me una persona mirata al miglioramento, la somma dei successivi complica di molto la coesistenza con gli altri, ma uniti mi aiutano a pormi domande sul mondo, senza esserne eccessivamente coinvolto. Adoro stare in silenzio, in mezzo alle persone, ascoltare quel che dicono e osservare come lo dicono e lo mettono in atto, pur tenendomi a distanza di un passo, salvo con gli amici, ovviamente; questo è il bello di essere stato a lungo affetto da una timidezza quasi patologica che a lungo mi ha fatto scambiare per uno stronzo che se la tira. Così posso osservare senza influenzare, alla faccia di Heisenberg.
Misantropo, forse, non è il termine esatto, perché, per quanto mi secchi ammetterlo, credo di amare tutta la razza umana, sebbene faccia fatica a comprendere molte cose e sovente mi domando se non siamo la peggior iattura accaduta a questo mondo e a noi stessi.
Non capisco l'assurda ricerca di un colpevole, sempre e comunque, a scapito della soluzione. Faccio un esempio stupido: un gruppo di persone trova un bicchiere di latte, rotto, rovesciato sopra un prezioso tappeto. La maggior parte delle persone comincerebbe a dar di matto, cercando di capire chi è stato, lasciando che il danno peggiori, quando avrebbe più senso salvare il tappeto da eventuali macchie, ripulendo subito ed eliminare ogni scheggia di vetro, prima che qualcuno si ferisca.  Un proverbio orientale recita: quando c'è un problema, è bene cercare la soluzione, non il colpevole.
Se poi si trova chi è stato, tanto meglio.
 Invece no! Si cerca solo qualcuno cui dare la colpa e se questo qualcuno appartiene alla propria fazione (altra cosa che non capisco, questa necessità di entrare in una fazione, per andare contro agli altri), si cercherà un modo per scaricare la colpa su qualcun altro, a patto che sia della fazione rivale. Ovviamente, la soluzione non è contemplata, nella caccia alle streghe. Questo è il motivo principe per cui cerco di evitare discorsi politici.
Si rinchiude la mente in steccati mentali che indirizzano i ragionamenti verso direzioni univoche e ciò crea problemi di convivenza, spesso tragici. Di rado si cercano i punti di contatto, mentre sulle differenze si scrivono trattati, con cui si costruisce una torre d'avorio, in cui rinchiudersi nella paura e nel disprezzo del mondo circostante. Steccati mentali che fanno sì che i rapporti tra le persone debbano degenerare a causa di malintesi insanabili.
Malintesi che si potrebbero evitare se, anziché arroccarsi su posizioni ostili, ci si limitasse a chiedere ragione delle cose. Ho visto persone che si sono tolte il saluto perché una ha spento la sigaretta in un certo modo e l'altra lo ha interpretato secondo una logica a me, ancora dopo anni, oscura. Peccato che il tapino avesse fatto in quel modo, perché non si era accorto di tenerla male e si era scottato il dito. Questo è solo l'esempio più assurdo cui mi sia capitato di assistere (oggi evito il mio vissuto, perché si cadrebbe nel genere comico-demenziale). Anche in quel caso, si è dovuto cercare un cattivo. Anche in quel caso si nota che l'idiozia era biunivoca: neanche il tapino si prese la briga di chiedere spiegazioni...
Talvolta mi guardo intorno e vedo esseri con la testa chiusa in un casco, che non vedono e non sentono altro che ciò che vogliono vedere e sentire. Tutto ciò mi fa una tristezza enorme. Mi sembra di vivere tra i pazzi ed io stesso sono uno di questi pazzi, come ho premesso all'inizio. Un casco fatto di preconcetti, cattive interpretazioni, paranoie che avvelenano la propria e altrui esistenza, negandoci un mondo migliore.
Come ultimo passaggio ho tenuto uno degli aspetti della pubblica ottusità che più mi spaventa: il gregge. Di questa imprescindibile caratteristica umana, forza che ha dato inizio all'aggregazione sociale e alla civiltà, per le ragioni qui sopra sono immune. Sono un soggetto antisociale, sono fatto così: non riesco a seguire l'orchestra, perché sono un solista (e non è un vanto). In più ho il brutto vizio di mettere sempre tutto in discussione. Ogni giorno siamo testimoni di masse di persone che abbandonano il libero arbitrio, per abbracciare tesi e comportamenti altrui.
Personalmente credo che quando qualcuno indica la Luna: lo stolto guarda il dito e l'uomo saggio guarda l'astro con una mano sul portafogli e chiede il motivo per cui è stata indicata.
Quanto sopra spiega bene il mondo che ci circonda. Fanatismo, odio, razzismo, insofferenza, ignoranza, sono tutte figlie degenere di questo sistema di cose, di cui siamo tutti affetti.
Forse sono troppo stupido per capire le ragioni del mondo, ma penso che la vita sia troppo breve per sprecarla nella paura e nell'odio reciproco. Forse, varrebbe la pena mettere tutto in discussione e iniziare una nuova via. Io per primo, dovrei uscire dalla mia chiusura, abbracciare il mondo e appianare i dissidi.

Marco Drvso

ps
Qualcuno avrà notato che la grafica del blog è in revisione. Mi sono accorto che bianco su nero si legge da schifo. Mi piacerebbe sapere se questa nuova versione è di più facile lettura.
A breve potrei fare anche una nuova immagine nella testata.
Posta un commento