giovedì 1 marzo 2012

Quelli che se ne vanno e quelli che restano

È notizia diffusa, commentata e digerita, la dipartita di Lucio Dalla e Germano Mosconi.
Il primo è uno dei miei musicisti preferiti, un gigante della musica e delle parole. Anche se morto, un gigante resta sempre tale.
Come tutti, o quasi, ho condiviso una sua canzone su FB, per ricordarlo. Ho scelto Merdman.
Canzone tra le meno conosciute (del 1994), è un capolavoro di ironia sul mondo della comunicazione, in cui seppe anticipare quel che sarebbe stato il fenomeno della "tv verità" che in quegli anni muoveva i primi, indecenti passi. In tanti anni di carriera, ci ha proposto musiche e testi di primisimo livello, alternando sentimenti, leggerezza e impegno sociale. Difficile, se non impossibile, riassumere Lucio Dalla in poche righe, sarebbe come parlare del mare a chi non lo ha mai visto.
Su Germano Mosconi tanto si è detto e montato, soprattutto a partire dai famosi fuori onda che lo hanno reso un fenomeno immortale della rete. A quanto ho visto e letto, era un giornalista serio, con una signorilità innata, che nei momenti di ira si trasformava in sagace auto ironia o bestemmioni galattici, soprattutto a causa di chi gli combinava scherzi pessimi, suppongo per preparare i fuori onda. Ovviamente, il video che ho postato su FB erano fuori onda privi di esclamazioni "forti".
Lui non ha cavalcato l'onda dei filmati su youtube, anzi, con signorilità ha scansato la questione, rifiutandosi di prestarsi a quel gioco (ad essere pignoli, più che improperi alla divinità erano forme sintattiche, come insegna Marco Paolini). So che oltre ai 7 minuti che lo hanno reso celebre al di fuori del circuito televisivo veneto, la gente lo ha apprezzato per il suo stile e la serietà con cui svolgeva il suo lavoro. Ho avuto la fortuna di sentire sue dichiarazioni e approfondimenti e posso dire di esserne stato piacevolmente colpito e di averlo stimato.
Mi sta colpendo l'affetto che molti stanno dimostrando nei loro confronti, in rete.Canzoni, filmati, citazioni, attestati di stima stanno ingolfando FB, twitter e G+ (di quelle in tv, fatte da personaggi più o meno famosi, non mi curo). Affetto sincero, non le solite baracconate da internet. Se fosse spirato un altro noto giornalista di cui non faccio il nome, che ieri ha avuto un coccolone mentre presentava il suo pseudotg, oggi avremmo letto commenti di gioia.
Entrambi, artigiani della comunicazione nel senso più alto del termine, hanno saputo raggiungere (magari involontariamente) l'obiettivo dei grandi comunicatori: lasciare una impronta nel costume nazionale.
Tralasciando ogni possibile commento su questi due uomini, c'è una questione su cui sento di dover porre l'accento: l'onestà intellettuale. Un valore che oggi si fatica a ritrovare, purtroppo.
Abbiamo perso un grandissimo musicista e un buon giornalista, ma il numero dei cantantucoli e dei servi che modellano le notizie a uso loro e dei propri padroni non è minimamente diminuito.
Anche i peggiori se ne vanno, ma in questo caso vale l'antico adagio "sono i migliori quelli che se ne vanno".


Marco Drvso
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