lunedì 5 marzo 2012

Giornate di pioggia

Uno tra i miei lungometraggi d'animazione preferiti è Robin Hood della Walt Disney. Di quel film c'è una scena che mi ha colpito da subito e mi torna spesso alla mente: quella in cui la famiglia di topolini dona la loro ultima moneta al frate, per i poveri, annunciando che erano i risparmi per i giorni di pioggia.
Qualcosa mi aveva colpito in quella scena, ma solo con il tempo ho capito il senso dell'espressione "giorni di pioggia". Tale espressione affonda le radici nella cultura contadina, per la quale i giorni di pioggia sono sia una benedizione per i campi, sia un problema lavorativo, perché non si può lavorare la terra, né portare le merci al mercato (se la pioggia è lunga e consistente), quindi sono giorni di totale spesa e nessun ricavo. Talvolta la pioggia comporta dover ricostruire i fossi e tutta una manutenzione straordinaria che costa. Un vecchio proverbio recita "quel che leva l'alido, l'umido lo rende; quel che leva l'umido, l'alido non lo rende".
Si dovrebbe rivalutare l'antica cultura contadina, scrigno di sapere sottovalutato, ma di grandissimo valore.
Per molti, questi sono giorni di pioggia.
Oggi non attaccherò la finanza internazionale, che nulla crea, salvo il debito, né mi perderò a ribadire che c'è stato un colpo di stato che ha messo al potere un governo discutibile (non che il precedente fosse meno discutibile, per altre questioni), né che serve un ritorno alla sovranità popolare e monetaria, prima di rimetterci tutto (direi un cenno di autoarchia, sebbene il termine faccia storcere il naso ai benpensanti, perché usato in epoche "sospette", come altre cose buone che sono state gettate alle ortiche con quelle sbagliate, tipo un po' di sano amor di patria, inteso come riconoscersi in una grande famiglia dalle origini, usanze, lingua e modi di fare  comuni), né altre questioni di "alto" livello. Ho scelto di restare sul piano della vita quotidiana.
Questa mattina ho finito di sistemare i fatturati di fine mese ed ho contattato i clienti morosi. Sono un po' insistente con alcuni, ma quelli sono soldi dovuti, per cui ho lavorato e su cui, che paghino o no, devo pagare le tasse. Mi colpisce che c'è gente che non paga, poi va a fare la settimana bianca (oltre che negarsi al telefono) e altra che deve chiedere finanziamenti in banca per poter pagare i fornitori. Oggi ho sentito un cliente che in questi mesi si sta barcamenando tra clienti che non lo pagano (si parla di mancati introiti per 4 zeri, a causa di grosse aziende che strozzano i piccoli, non pagando, in attesa che falliscano e il credito evapori), cercando di limitare al massimo l'uso di fornitori, onde evitare di avere altri debiti che si è dovuto recare in banca a chiedere un finanziamento, sperando che la crisi finisca.
Mi è dispiaciuto constatare la questione, ma non posso permettermi di dirgli di lasciar perdere. Nemmeno io navigo nell'oro e questo mese ho scadenze importanti, da saldare prima che per un ritardo di un giorno possa trovarmi equitalia alle spalle. Problemi alle aziende che ricadono sui dipendenti, attivando il circolo vizioso che ha mandato in recessione il paese.
Un pensiero malvagio, però, mi è scappato. Se i grossi non pagano, spesso per quanto ho detto sopra, ho idea che dietro ci siano anche le banche che impongono di non saldare i fornitori, affinché la liquidità vada a coprire i debiti nei confronti delle banche; che così rientrano dei capitali prestati e lucrino sui piccoli, costretti a fare debiti con le banche. È solo un mio pensiero, non sto lanciando accuse, ma conoscendo il sistema bancario (che di fatto sta uccidendo l'Europa), non mi stupirei di aver visto giusto.
È brutto vedere che aziende sane stanno andando a gambe all'aria a causa di una crisi creata a tavolino, di cui sembra non vedersi la fine, salvo il sorgere di uno scenario ben peggiore. Andate a leggere cosa sta macchinando la commissione europea, per quanto concerne il fondo salva stati (sarebbe meglio dire strozza stati), il controllo della bce e altre questioni. Vi getto una sigla ESM: cercate in rete, mettetevi a piangere e poi preparate i forconi. Ci stanno levando la democrazia e quel poco di benessere che ci eravamo conquistati.
Questi sono giorni di pioggia che qualche avido padrone di padroni ci sta gettando addosso, ma non può piovere per sempre.


Marco Drvso

ps
Vi sembrerà assurdo, ma questi potenti cominciano a farmi pena. Vogliono rendere schiavo il mondo, ma non si rendono conto di essere ancor più schiavi noi. Schiavi della loro folle ingordigia che li obbliga a sprecare il transito terreno nella continua ricerca di potere.

2 commenti:

mark ha detto...

Ne sono cosciente, come lo sono del fatto che difficilmente le parole potranno far qualcosa. Cercar di metter pezze ad un sistema a dir poco deficitario mi sembra improbabile, i forconi potrebbero passare, ma ad alzarli solo coloro che son disposti a rinuciare a tutto.

marco d'urso ha detto...

Sono dell'idea che i forconi, per quanto accattivanti, non siano la soluzione migliore, perché darebbero il la a misure ancor peggiori. L'idea migliore, secondo me, sarebbe organizzarsi, inizialmente ognuno per sé poi coordinarsi, per affamare il sistema. Ne ho scritto in passato: i soldi sono i loro, ma li abbiamo in tasca noi, quindi possiamo veicolarli in modo da sostenere l'economia sana e danno di quella malata e speculativa. Il primo passo è diffondere l'idea, i frutti verranno e visto cosa sta accadendo ultimamente, direi che i frutti, almeno per una piccola parte della popolazione, stanno maturando