domenica 13 maggio 2012

Ridatemi il cielo

Esiste una forma di inquinamento cui pochi prestano attenzione: l'inquinamento luminoso.
So che esistono argomenti ben più importanti di cui discutere di questi tempi, ma non penso di avere altro da aggiungere a quanto detto da altri, quindi mi limiterò alle stelle.
Fin da piccolo ho piacere a guardare il cielo notturno. Rapito dalla moltitudine di fiammelle colorate che bucano un velo nero, iniziai a fantasticare cercando forme e stelle cadenti, poi venne il turno dei miti classici e delle costellazione e, infine, un certo interesse per la fisica e le questioni del mondo che mi portò a geologia ("come è sopra, così è sotto", recitava il saggio).
La Luna passò da cosa luminosa di forma variabile a compagna di viaggio, indicatore di tempo, volto triste e sorridente a seconda del mio umore. Una farfalla diventò una clessidra, poi un guerriero posto agli antipodi di un ventaglio che divenne uno scorpione. Il guerriero levava lo scudo verso un toro e indicava due gemelli con la sua clava. Un carro che, una volta uniti gli altri puntini, diventava una grande orsa (nota: il Grande Carro è solo parte della Grande Orsa, per l'esattezza il bacino e la coda). A quelle storie antichissime, scritte sul più bel libro possibile, si aggiunsero i nomi arabi delle stelle e un nuovo modo di guardarle che coniuga antichi saperi e lezioni di vita. Insomma: magnificenza su magnificenza.
Come raccontavo ai ragazzini al museo, nella sezione astronomia (visita che sempre partiva dagli orologi, passava dagli strumenti musicali e poi si andava a vedere i telescopi), tutto iniziò quando delle persone curiose alzarono la testa al cielo e si posero delle domande. Vi invito a cercare nella storia delle scienze, delle religioni e della tecnica e troverete le prove di quanto dico.
Questa sera ero in giardino con il mio cane e cercavo di guardare il cielo. Speravo di osservare Marte che scivola sotto il Leone, con il suo inconfondibile color sangue, ma ciò che ho visto era solo una parvenza di leone, con un bollino rosso ai suo piedi. Pensare che quando venni ad abitare qui, ero felicissimo perché la via era buia e potevo usare il telescopio. Purtroppo le luci della città sono aumentate e quell'imbecille del mio vicino ha montato un faretto potentissimo sulla sua finestra. Faretto che dovrebbe servire per illuminare la sua proprietà ed evitare furti, ma è puntato male ed illumina camera mia e il cielo (non c'è rimedio alla pirlaggine).
Le nostre città sono troppo luminose e producono un forte inquinamento luminoso che uccide il cielo.
Giustamente, mi si dirà che serve per renderle più sicure e consentire alle persone di girare in sicurezza, anche la sera. Concordo con tale obiezione, però larga parte di quella luce, quindi della corrente usata per generarla, è sprecata, perché illumina male. Trascurando quelle vaccate di lampioni che sparano la luce in alto, facendola riflettere da pannelli bianchi che sono inutili, oltre che brutti (in certi casi la moderna architettura e il design sarebbero da annoverare nei reati gravi) e prendete in esame i normali lampioni: lampade che disperdono luce, a poca distanza l'uno dall'altro.
Sarebbe sufficiente farne funzionare la metà, dopo una certa ora, per garantire una buona illuminazione. In sintesi: i lampioni sono, generalmente, posti ai due lati della strada, ad intervalli di 25m. Due file simmetriche che potrebbero funzionare in modo alternato (acceso a destra e spento a sinistra, dopo 25m spento a desta e acceso a sinistra e via discorrendo). Si potrebbero ottimizzare con coni riflettenti intorno alla lampadina, in modo da convogliare tutta la luce verso il basso, migliorandone l'efficienza, senza usare lampade ad alto voltaggio che illuminano anche dove non serve. Scelte utili dal punto di vista economico e ambientale, per il risparmio di risorse, e per il piacere di riscoprire le stelle.
Oltre a migliorare il colpo d'occhio sul cielo e far felici tanti dilettanti del cielo, come il sottoscritto, potrebbe essere di giovamento a tante persone che potrebbero confrontarsi con l'immensità e riscoprire storie antiche il cui valore non è andato perso. Dal fortissimo affetto di due fratelli, uno mortale e l'altro immortale, che non vollero lasciarsi, alla giustizia che fugge da questo mondo e porta con sé una spiga, ai danni fatti dalla lussuria di Zeus (di cui i gemelli sono uno dei frutti) che unita alla gelosia di Era obbliga Arturo a inseguire sua madre, tramutata in orso, le lotte di Ercole, sono per parlare dei miti classici. Ogni cultura ha dato nomi diversi alle stesse stelle ed ha tracciato proprie storie, unendo i puntini in cielo, alcune sono meravigliose e talmente antiche da far sembrare nuova l'Epopea di Gilgamesh.
C'è così tanta bellezza e saggezza tra quei fuochi colorati, che è un crimine: averli coperti con le lampadine.


Marco Drvso
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