mercoledì 29 agosto 2007

Le frasi storiche

Talune volte, citare le frasi mitiche di qualcuno può creare qualche incomprensione. Da quando ho deciso di dare la svolta, ho scelto come motto queste parole "volere! fortissimamente volere!". Di loro non hanno alcun significato nascosto, o allusioni strane, sono schiette e da intendersi per quello che sono, la metafora del successo: la volontà che smuove le montagne.
Ricordo quando le citai per la prima volta. Ero con Simona e lei mi chiese "Alfieri?" ed io risposi, ad essere sincero con qualche remora, "Mussolini...". Lei mi conosce e si è messa a ridere, molti altri mi hanno guardato male.
Per quanto siano parole sue, sono belle parole (non dimentichiamo che le moderne tecniche di comunicazione devono molto a lui e Goebbels") che vale la pena di sviscerare dal contesto storico, grazie alla loro universalità. Sono solo parole, conta chi le pronuncia in quel momento, non solo chi le ha dette per la prima volta. Questo è un punto su cui mi trovo spesso a discutere. Sembra che citare frasi di "personaggi scomodi" (senza esaltarne la figura o le gesta) sia sbagliato. Capisco deprecare chi millanta la superiorità di una razza o di un popolo (cosa comune nella storia umana, soprattutto nelle religioni...) o cazzate simili, per quanto la libertà di opinione sia uno dei miei capisaldo.
Molti personaggi "negativi" della storia, in certi momenti hanno detto grandi cose, mi viene in mente una massima di Hitler che, sviscerata dal contesto, è attualissima e corretta "in tempi di menzogne, dire la verità è un atto rivoluzionario". Una frase circondata da un corollario di idiozie, che, da sola, può essere valida. Anche Stalin e Napoleone hanno detto grandi cose.
Al contrario, grandi uomini che hanno fatto e detto grandi cose, posso aver detto anche delle cazzate (in genere quelle non passano alla storia).
Questo è uno dei tanti esempi di quell'ottusa superficialità di molte persone che taluni giorni è disarmante. Spesso è gente che prende per oro colato il telegiornale ed esalta personaggi di dubbia moralità, additandoli come esempi da seguire.
Non mi reputo migliore o peggiore di altri, sono uno come tanti, ma certi giorni mi chiedo: ci siamo fumati tutti il cervello? Dove è andato a finire lo spirito critico e analitico che ci ha fatto passare da raccoglitori nomadi ad esploratori dello spazio? Perché in molti hanno deciso di atrofizzare l'unico organo che andrebbe sempre tenuto in allenamento? Non penso che sia colpa esclusiva della televisione, come molti sostengono, temo ci sia una predisposizione naturale al rincoglionimento (i cui effetti si riscontrano anche su di me).
Ai posteri l'ardua sentenza (Manzoni)

Drvso
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