lunedì 24 settembre 2007

Armi improprie

In questi giorni mi sono riavvicinato al mondo della politica... Questo ritorno, mi ha riportato alla mente un concetto a me caro: le parole. Sono delle armi che pochi sanno usare e tutti possiedono.
Sembra strano che un sedicente scrittore critichi la radice più profonda della propria arte, invece, (con Gaber nelle orecchie) mi getto contro quella che è la più grande invenzione umana.
La parola permette di esprimersi e comunicare con una forma "più alta" rispetto alle altre creature. Ci consente di possedere una storia da tramandare (essenzialmente agiografica, perché gli errori si ripetono sempre) che ci rende un popolo, con i pro e contro della questione. Le parole ci hanno regalato momenti piacevoli legati alla sagacia di Bertrand Russel, alle emozioni del teatro di Shakespeare, ci hanno fatto ridere con Dario Fo, ci hanno fatto innamorare con Dante (è il Sommo mica per scherzo)....
Purtroppo sono solo sterili grafemi e suoni. Totò avrebbe fatto ridere senza parlare, Snoopy non aveva bisogno di parlare. Beethoven, Michelangelo, Sid Barret, Klint, Warhol e tanti altri senza parlare hanno lasciato un'impronta piena di significato.
Il limite della parola è la possibilità di riprodurre il vero, fatto di emozioni e sensazioni. Facile descrivere ciò che l'occhio percepisce, difficilissimo riportare ciò che sente il naso. Stesso ragionamento vale per il pensiero.
Un'idea, spiegata a parole soffre dei paletti della grammatica, della sintassi e del vocabolario. Lo stesso concetto può esser esplicato con diverse parole, anche contraddittorie tra loro. In questo ambito c'è l'arte dei venditori di fumo, capaci di parlare tanto e dire nulla.
Con le loro armi aizzano le folle e addomesticano le menti. Usano sistemi di linguaggio studiati per confondere chi non possiede queste armi; frasi volutamente contraddittorie create per poter essere rinnegate.
In fondo la parola è questo, l'unico sistema per mentire ed essere fraintesi.
Forme comunicative "primitive" non permettevano la menzogna ed evitavano qualunque forma di incomprensione (non si pensi che voglia tornare a quello: ho scritto che la parola è la più grande invenzione). Mi è capitato, spesso, di dover dare indicazioni a persone di cui non conoscevo la lingua e ci siamo capiti perfettamente a gesti, smorfie e un po' di inglese. La parola è una gran bella cosa, sperando che non diventi l'unica forma di linguaggio.
Ciò che mi colpisce è la sua ambivalenza nell'unire e dividere. è stata la lingua italiana a creare un popolo; è l'immensa babele mondiale a creare divisioni tra i popoli. L'impossibilità di molti nel capire "lo straniero" è legata agli schemi mentali dettati dalla lingua (oltre alla scarsa conoscenza di idiomi stranieri).

Concludo con un pensiero. Le parole sono armi che risultano molto più pericolose in mano a chi non le sa usare e ne confonde il significato.

Drvso
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