martedì 25 settembre 2007

La scorreggia nei secoli

La scoreggia è come quel venticello che tutto cambia.
Colpisce in un momento inatteso, come un fulmine a ciel sereno. Se la produce un terzo, il solito voncione, vieni avvolto dai suoi effluvi interni, ti indigni e scappi. Se è tua... provi a trattenere, ma qualcosa si muove dentro di te e vuole uscire. Tu cerchi di trattenere ma lei no! Pretende i suoi spazi, dice che non la puoi soffocare e più ci provi, più soffri. Soffri finché, come nel matrimonio, cedi e la lasci fare. Poi ti trovi solo.
Per cause di forza maggiore, ho dovuto rivedere molti dei miei piani. Non è un grave problema è solo un rimandare, secondo l'etica della griglia che insegna: troppa carne al fuoco, si brucia.
Ti rendi conto che c'è troppa carne, nel momento in cui vai per trarla dal fuoco e, con chirurgica precisione, ti si presenta qualcosa all'uscita. Vorresti scappare, ma devi restare. Se ti muovi la carne si brucia; se resti fermo potresti trovarti in un mare di merda.
Sapevi che non avresti dovuto mangiare la fagiolata, ma lo hai fatto ed ora ne paghi le conseguenze. La gente ti osserva per capire cosa farai e tu stringi i denti (metaforicamente). Sai che devi mettere quella braciola sul fuoco, ma non stai riuscendo a togliere il resto. Se non ti muovi la carne brucia e tutti gli sforzi li hai buttati. Potevi organizzarti meglio e rischiare di bruciare una salamella, ma non lo hai fatto. Ora ne paghi le conseguenze.
Perché è questa la metafora del destino: ciò che hai mangiato ti si ripresenterà e spera di esserti preparato.

Drvso
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