mercoledì 26 settembre 2007

Diritto di satira

Ieri sera mi sono gustato Crozza su rai3, sbellicandomi dalle risate.
Sua vittima designata, il ceppalonico Mastella. Oltre lui, ha massacrato altri presenti in trasmissione.
Mi ha colpito Mastella quando si è chiesto se quella fosse satira e, tra le righe, condannava quell'attacco, come fosse una cosa sera. Analoga stazione si era proposta anni fa con Tremonti che domandava "se questo è servizio pubblico". Vi sono altri esempi, riporto questi per brevità.
Mi è venuta in mente la figura del giullare e del re. Il giullare, vox populi, può permettersi di dire al re qualunque cosa (purché nell'ambito del gioco satirico) ed il re non può obbiettare né offendersi. Fa parte del gioco politico avere qualcuno che punzecchia gridando a squarcia gola ciò che pensa la gente, purché faccia ridere e non presenti tutto come verità. Il ruolo del giullare era proprio questo, dire la verità, spacciandola per menzogna. Tutti sanno che è vero e ridono del sovrano umiliato, ma il giullare non si prende il diritto di rivendicare certe verità ed il re accetta in silenzio o ridendoci sopra.
Molta della mia cultura storica, riguardo gli ultimi 3 secoli, si è fatta sulle vignette satiriche (ne ricordo una bellissima sul "lupo Radetzky" o quelle spettacolari sui regimi del XX sec), proprio per il suo essere impregnata della voce del popolo.
L'incanto si è rotto, quando i comici hanno iniziato a dichiarare vere le proprie esternazioni. Da allora il pagliaccio fa paura. Da esempi di comici esautorati dai principali media ve ne sono tanti, in questo paese a limitata libertà...
Per quanto alcuni abbiano rotto l'incanto dello scherzo, ponendo il discorso su un piano diverso dalla satira, non riesco ad accettare che uomini di potere possano imbavagliare i giullari.
Il potere va preso in giro! La nostra storia è scritta sulle battute sagaci e pungenti di molti intellettuali che hanno scelto di far ridere per rendere ancor più forte il loro messaggio.
Un paese in cui si nega l'espressione comica e satirica, non può considerarsi un paese civile. Se non fa ridere, il pubblico ha il potere di non ascoltare e cambiare canale, senza che dall'alto giunga in aiuto la censura. Se fa ridere , è giusto che chi vuole possa ascoltare.
Il reato di eccesso di satira o satira antigovernativa è la più grossa cazzata che abbia mai sentito. Non è ancora legge, ma diamo tempo...
Certo che la satira è antigovernativa, altrimenti sarebbe propaganda.
Drvso
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