domenica 27 gennaio 2008

Memento

Oggi, nel 1945, cadeva Auschwitz.
Il 27/01 è scelta come data della memoria, giorno in cui si rammentano le vette della follia umana.
Sarebbe "bello" poter considerare soluzione finale, come l'unico momento in cui la nostra specie ha toccato il fondo, invece, fu solo il caso più eclatante. Soluzione finale fu il tentativo scientifico di eliminare un popolo intero, tramite l'annullamento mentale e fisico.
Mio nonno, quando finì nel campo di concentramento, vide la situazione di chi si trovava oltre la rete. Lui era tra i prigionieri militari (finì in un campo misto). Oltre la rete erano radunati i cosiddetti inferiori: ebrei, asociali, omosessuali, zingari.... Mi raccontò che preferì dormire per tutta la durata della prigionia, piuttosto che essere testimone di ciò che non sarebbe a raccontare, neanche cinquanta anni dopo, a causa del forte impatto emotivo, procuratogli da quella visione. Per sua fortuna, riuscì a scappare durante il trasferimento in Polonia (i militari non erano nei vagoni piombati) e tornare, a piedi, in Italia.
La storia umana è densa di popoli che si sono proclamati eletti, superiori, prediletti. Questi popoli si sono macchiati, spesso, della colpa di voler sottomettere gli altri, a ragione della propria superiorità. Mi piacerebbe che oggi venissero raccontate le storie di tutti quei popoli che sono stati massacrati da altri.
Oggi ho sentito, da molti, la condanna dell'antisemitismo: giustissimo, però, perché limitarsi a quello? Perché non condannare ogni forma di razzismo e presunta superiorità? I popoli precolombiani, i regni africani, gli aborigeni, (potrei elencare a lungo)... hanno subito un destino simile, con modalità diverse (il loro non è stato uno sterminio scientifico, pianificato a tavolino, ciononostante, intere culture e gruppi etnici sono spariti). Perché non inserire anche queste vittime nella giornata della memoria, affinché si dia un messaggio più forte di unità umana, contro ogni forma di prevaricazione di razza?

Uomo mangia uomo, questo giorno lo ricorda a tutti.

Albert Einstein, giunto in America, dovette rispondere al famoso questionario d'ingresso. Alla domanda "razza?", lui rispose: umana. Questa fu una delle più grandi lezioni che il mondo potesse sperare.

Drvso
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