giovedì 17 gennaio 2008

Sapienza

In questi giorni ho riflettuto sulla questione che ha coinvolto l'università di Roma ed ho tratto alcune conclusioni.
Innanzitutto: vorrei che la piantassero con la questione "che figura facciamo con il mondo?". All'estero nessuno si fila la questione, l'unico argomento riguardante l'Italia è la spazzatura a Napoli. Siamo il solo paese che da più spazio al capo di stato vaticano, piuttosto che affrontare argomenti di reale importanza.
Altra questione: il processo Galilei era lecito (malgrado tutte quelle rozze abitudini seicentesche ed il clima ostile della controriforma). Molto di quello che si racconta sul suddetto processo è viziato dal pregiudizio anticlericale e se ne perde la visione coerente, applicata al secolo in esame. Primo dovere di una persona che si riconosce nel laicismo e nell'umanesimo è documentarsi! Mi spiace che il facto initio belli sia stata una dichiarazione in merito. Potevano trovare altri motivi, ben più validi...
In molti hanno espresso giudizi negativi sulla vicenda, adducendo una presunta censura del pensiero papale ed una ancor più presunta mancanza di libertà di opinione e pluralismo (mi viene da ridere, considerando come funziona il paese...).
Ratzinger, in questi anni, ha usato parole di fuoco nei confronti della scienza e dei suoi capisaldo, infischiandosene del pensiero altrui. È normale che nella comunità scientifica c'è chi lo mal considera.
In questo periodo storico, il fanatismo religioso sta imperversando in tutto il Pianeta. Abbiamo i partiti (praticamente tutti) che fungono da cassa di risonanza del clero, capaci di mantenere il nostro paese, su alcune questioni, a livelli di arretratezza indegni per uno stato europeo; in questo l'Italia somiglia molto a certi paesi islamici. Stesso ragionamento vale per molte aree della cultura, saldamente in mano a CL & co; le università non fanno eccezione. La presenza dell'ex capo dell'inquisizione (o sant'uffizio, che dir si voglia) all'apertura dell'anno accademico era un ribadire la sottomissione dello stato italiano e quello pontificio.
Parlo da ateo e laico, quindi, persona la cui "orientazione religiosa" non è tutelata o riconosciuta dalla legge né dalla costituzione: mi rammarico per le modalità della protesta e per il circo mediatico che si è venuto a montare. Le parole di Voltaire sulla libertà di opinione sono impresse a fuoco nel mio pensiero, non posso che dispiacermi per certi eventi, Ma è stato un ribadire il desiderio di laicità che accomuna molte persone, stanche della cappa vaticana che soffoca l'Italia!
Giusto il fine, peccato i mezzi.
Tutto, in quella visita, era stato malconcepito ed era solo un modo per accontentare i molti cattolici presenti, infischiandosene di tutti coloro che vedono nell'ingerenza vaticana una delle cause delle disgrazie italiane.
La campagna di sbattezzo cattolico indetta dall'UAAR ed altre iniziative di stampo laico (non necessariamente ateo), hanno dimostrato che il nostro paese non è più a maggioranza cattolica, è tempo che i signori della politica se ne rendano conto e la piantino di pendere dalle labbra di qualche porporato. Questo è stato un primo passo.

Drvso
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