venerdì 13 giugno 2008

La difficoltà di vendersi


Oggi mi sono trovato, per l'ennesima volta, ad attraversare l'oscuro vicolo del curriculm vitae e della lettera di presentazione. Ogni volta è come la prima, un incubo!
Mentre lo preparavo, cercando di presentarmi al meglio (missione impossibile), mi rendevo conto di quanto sia facile vendere "qualcosa" e complesso vendere se stessi. Nella mia esperienza quotidiana mi sono trovato a vendere concetti, oggetti, situazioni, di ogni tipo. Come mio nonno, saprei vendere ghiaccioli al polo (almeno così sostengono molti con cui ho avuto a che fare). L'unica cosa che non so pubblicizzare a dovere: sono io. Forse perché mi conosco bene o, cosa più probabile, non mi conosco per niente.
Questo è un limite grande, dettato da vincoli sensoriali ed emotivi. La sola cosa che non possono vedere i miei occhi: è la mia faccia. Ciò che le mie orecchie sentono più distorto: è la mia voce. L'unica cosa che la mia logica non può afferrare è la mia mente. Siamo vittime di specchi distorti che ci impediscono una chiara introspezione. È la proverbiale trave nell'occhio che non vediamo.
Possiamo analizzare un'altra persona, studiarla nei suoi atteggiamenti e, forse, comprenderla, ma questo non vale per noi stessi. Non ci vediamo quando siamo felici, né quando agiamo. In ogni momento saliente siamo troppo (e giustamente) impegnati a viverlo, piuttosto che analizzarlo.
In un certo qual modo, siamo le prime vittime dell'indeterminazione di Heisenberg. Come dell'elettrone conosciamo la direzione, a discapito della velocità, o viceversa, noi viviamo questo paradosso. Se ci fermiamo ad "osservarci" perdiamo l'azione, divenendo osservatori di un sistema che ha appena collassato. Se invochiamo l'osservatore esterno, sia questo umano o tecnologico, siamo vincolati dalla conoscenza della presenza dell'osservatore. Infine: se tentiamo un'introspezione a posteriori, non abbiamo molti dati essenziali, perché non sono stati raccolti.
Difficilmente, ci si guarda ridere allo specchio. Raramente ci si ascolta mentre parliamo. Per assurdo, la masturbazione è la forma più completa di introspezione, ma limitantemente solitaria...
L'unico modo per esaminare se stessi è guardare il mondo che ci circonda: osservare l'esterno per comprendere l'interno. Nel viso degli altri si vede il proprio, ascoltandoli si comprendono le nostre parole ed il modo in cui sono espresse. Siamo esseri viventi e sociali, quindi parte di un sistema (termodinamicamente parlando) più grande di noi, senza il quale non possiamo esistere e senza la comprensione del quale non possiamo tentare di capire noi stessi. Citando Giorgio Gaber: "bisogna ritornare con gli uomini, anche per piangere".

Morale: fatevi sempre scrivere il curriculum e la lettera di presentazione da altri e giocatevi tutto al colloquio!

Drvso

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Da te non me l'apettavo un simile errore...... Era la nonna che avrebbe potuto vendere un ghiacciolo al polo e l'avrebbero anche ringraziata per la gentilezza e l'onesta dopo che gli aveva fatto sborsare il triplo dei soldi!
per il resto del discorso presentare se stessi è difficile perchè noi ci vediamo in ogni situazione e abbiamo tutte e nessuna caratteristica.

Anonimo ha detto...

a dimenticavo la foto non si vede.
claudia

Druso ha detto...

Mi riferivo a nonno Umberto, però accetto la correzzione, considerandola giusta e merentoria.
Sul mio monitor si vede, probabilmente c'è un problema di taratura (mia o tua, il mio non è tarato e, di solito, è più scuro del dovuto...).