martedì 30 settembre 2008

Comunismo a stelle e strisce

È un mondo malato!
Riguardavo "The Big one" di Michael Moore, riflettendo sulle attuali vicissitudini dell'economia americana (devo trovarmi una donna!). Ciò che mi ha colpito è la rinascita della lotta di classe e del sindacato, in un paese che rappresenta l'emblema del liberismo sfrenato, il cui sindacalista più famoso è Jimmy Hoffa...
Un paese strano, in cui muori per una cagata, a causa di spese mediche assurde (la sanità pubblica è, praticamente, un tabù e non ridete, qui finiremo nello stesso modo), ma puoi fare causa alla compagnia di cui hai comprato azioni, se la tua perdita finanziaria è da attribuirsi a magheggi contabili del CEO e del consiglio di amministrazione (qualcuno si ricorda come andò in galera Capone...). Un paese in cui il liberismo sfrenato ha mostrato il suo volto peggiore, fatto di lobby, sfruttamento, cinismo e nessun valore per la società civile e il paese; più o meno quel che piace all'ottavo nano.
Io sono un convinto assertore del liberismo, applicato a certi rami dell'economia, che esulano l'energia, ospedali, industria farmaceutica, scuole, trasporti, polizia, in due parole: gestione della res publica e settori strategici del paese devono essere in mano allo stato e gestiti nell'interesse comune. Sogno un mondo dove un imprenditore possa lavorare in pace, purché paghi le tasse.
In un certo senso, è il ragionamento yankee; fin qui è condivisibile. Ciò che non accetto è l'impostazione a "tutto privato" che hanno dato al paese. Un'impostazione di finanza aggressiva che li sta mettendo in ginocchio.
Sono finiti i tempi dei grandi imprenditori e degli accorti uomini di finanza, siamo in mano ad una manica di avvoltoi, incapaci di creare ricchezza con il lavoro e il commercio, chiusi in torri d'avorio a giocare con formule matematiche, a danno della cittadinanza. Un simile ragionamento è quello che serpeggia negli States.
La gente vuole sanità pubblica, scuola pubblica di qualità, insieme a tutti quei servizi che uno stato civile garantisce ai suoi cittadini, attraverso il gettito fiscale. Un sogno che appare rivoluzionario in quel paese. Si parla di statalizzazione di certe banche per evitare la banca rotta, manovra impensabile fino a cinque anni fa. Si parla di sindacati dei lavoratori. Si parla di un movimento nato dal basso che comincia a contagiare sempre più persone. Il nemico di un tempo, sotto nuovi nomi, si sta radicando negli USA.
La distruzione globale del ceto medio è iniziata, con le sue conseguenze. Per decenni ci hanno imboccato con il finto benessere ed ora che le banche sono in ginocchio: la gente si guarda intorno.
Nulla aguzza l'ingegno ed apre i sensi come la fame.
Questa rinata diffidenza verso il liberismo e migrazione verso concetti socialisteggianti sta fiorendo nel paese che vede l'inizio della grande crisi. Per ora è un fenomeno circoscritto, ma confido che crescerà.

Drvso
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