domenica 14 dicembre 2008

Una tazza di te

Oggi ho avuto il piacere di assistere alla cerimonia giapponese del the, il (chadou, letteralmente "via de the"). È una cerimonia densa di una ritualità e una sacralità che solo nel Sol Levante può esistere. La più sacra liturgia religiosa occidentale ha molto meno pathos e sacralità.
Attraverso quei gesti si crea una via tra l'ospite offerente e l'ospite ricevente (il dualismo della parola ospite mi ha sempre esaltato), fatta di reciproca gentilezza che conduce ad un'intimità tutta orientale. Una via fatta di the, dolcetti e cortesia, riservata alle persone speciali, con cui si vuole instaurare un rapporto.
Malgrado la bellezza di tutto ciò, io sono un tradizionalista e il the si beve all'inglese. Anche in questa versione c'è un gioco di comportamenti che coinvolge le due parti. Manca tutta la parte preparatoria riservata all'ospitante, ciononostante si può creare un'atmosfera simile, legata al servire la bevanda, con tutto il suo contorno, la scelta della situazione e la posizione.
Nel primo caso, il the è il protagonista di un percorso, nel secondo è un mezzo. Ho goduto tante belle chiacchierate davanti a fumanti tazze di the pomeridiano, accompagnate da dolcetti (pochi, altrimenti è un aperitivo dolce).
Io sono un amante e gran consumatore di caffé, ma con tutto il suo aroma deciso non sa darmi le stesse emozioni. Non a caso uno si degusta, l'altro si sorbisce.
Il the è riflessivo e va bevuto nei momenti di quiete, annusandone il vapore dolciastro, sorseggiandolo lentamente. Si comincia dal primo sorso caldo, finendo quando la bevanda è quasi fredda. Si beve the chiacchierando, leggendo, ascoltando musica o, semplicemente, riflettendo. In questo si sentono le eco di culture lontane e diverse che si ritrovano, virtualmente, intorno alla stessa acqua aromatizzata. Cosa sarebbero gli inglesi senza il the delle cinque, i beduini senza la propria teiera, i giapponesi senza la scodella fumante? In Cina, come in Francia, il the è da gustarsi con piacere, referibilmente in compagnia.
Tanto piacere, colmo di sacralità, intorno a una tazza di acqua sporca, di cui sono un convinto estimatore. Perché dietro alla coltre di fumo nascono pensieri, che scorrono via dalla gola lubrificata da dolce tepore, rendendo piacevole ogni discorso.

Marco Drvso
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