martedì 27 gennaio 2009

Il prezzo dell'anima

Come ho sempre temuto, il mio stile di vita mi ha portato ad una scelta drastica.
Si sa che sono un tipo tranquillo e schivo, poco affine al caos e alla confidenza, di conseguenza tendo all'isolamento; in una società come la nostra, questa è una scelta non idonea per chi vuole fare carriera. Purtroppo, io voglio scrivere e fare lo scrittore richiede tempo e dedizione, da dedicare alle ricerche, alla grammatica e alla fantasia. Quasi tutte le mie storie sentimentali finiscono per questa ragione: poco tempo. Anche per questo, a costo di sembrare impacciato, sondo sempre il terreno, prima di lanciarmi. La mia vita è complicata e non vorrei complicare anche la vita altrui. Tra un lavoro frustrante, i racconti, la scuola e quel lavoro a tempo pieno che è la mia famiglia (troppo lungo da spiegare), non posso permettermi molto tempo da dedicare ad altre persone. A cosa serve offrire il cuore, quando non hai tempo da dare? Già... le scelte fatte in fede alle proprie convinzioni, quelle più dure e difficili da spiegare.
Oggi mi è stata fatta una proposta che solo un pazzo rifiuterebbe. Soprattutto se il pazzo in questione ama la vita comoda, condita di giusti sbattimenti, da condividere con la persona giusta, nell'edificazione di qualcosa da lasciare al mondo.
Per uno come me, anarcoide per credo e destrorso per vocazione, convinto che il mondo debba essere ordinato e preciso, basando tutto sull'educazione delle persone e il senso civico (un qualcosa a metà strada tra il concetto di debito scintoista, l'anarchia bakuniana e l'ordine dittatoriale; concetti apparentemente in antitesi, che rivelano similitudini interessanti), la propria morale è sacra. È sulla propria condotta che si edifica un mondo migliore, cambiando per essere un esempio agli altri. Essere migliori affinché spossa mostrare l'errore al prossimo. Insomma: non credo che servano legge e polizia, credo che si possa imporre un nuovo sistema culturale, affinché il modo sia pulito, ben organizzato, sicuro, migliore. Questa condizione, però, richiede un grande sforzo morale. Bisogna essere coerenti con se stessi e fedele ai propri ideali (sebbene solo chi non ha idee non può cambiarle...).
Mi è stata offerta la possibilità di migliorare la mia vita, passando dalla parte dei "cattivi". Nulla di illegale, immorale o simile. Un lavoro onesto, ben remunerato, tra persone stimabili: i pilastri della società. Il problema è che sono banchieri... Una categoria per cui non provo particolare affetto, né ammirazione (li colloco bene tra i politici e il clero).
Entrare tra loro, significa scendere a compromessi. Senza esagerare, posso dire che il prezzo dell'agiatezza è la mia anima. Non esagero perché i compromessi in certi settori sono una delle cose che più mi irritano. Andrei contro molte mie convinzioni.
D'altro canto, c'è da considerare l'attuale congiuntura economica mondiale e la quantità di merda che ho dovuto ingerire negli ultimi anni, a causa del lavoro e dell'incapacità cronica dei miei titolari.
Ora sono qui, diviso dal dubbio: seguire le giuste aspirazioni di agiatezza o proseguire il giusto cammino dei propri convincimenti?

Marco Drvso
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