domenica 29 marzo 2009

Amarezza

La mia misantropia è cosa nota!
Sono abilissimo nello scorgere difetti nelle persone e altrettanto nel non volerli vedere, convinto che tutti siano meglio di quel che appaiono. Alla fine ci sbatto il muso e il mio disprezzo per le bestie bipedi cresce, fino "alla prossima puntata".
So che sto perdendo tempo con una persona falsa. La vedo quando accoglie una persona sorridendo, con tutti le mossette allegre, poi alle spalle versa quintali di merda sulla stessa persona. So bene che mi sorride, fa la carina e poi si tira indietro, irritandomi, solo per non dovermi dare il benservito, aspettando che sia io a scazzare. Ormai, fatico a credere ad ogni parola che dice, ma, da buon imbecille, ancora ci perdo tempo...
Questo ragionamento prende spunto dalla situazione sopracitata e dalle letture di questi mesi, da quando ho ricominciato ad occuparmi di politica e di economia. Nell'esperienza quotidiana e nella comprensione del mondo (per quanto possibile), sto impattando contro la triste realtà della natura umana. Ammettiamolo: siamo tutto fuorché delizia del creato.
Non riesco a capacitarmi del fatto che questa crisi sia stata progettata a tavolino, affinché qualcuno possa lucrarvi sopra. Non posso accettare che vi siano paesi in cui la vendita di organi è legale. Mi rifiuto di ammettere di appartenere alla stessa specie di certi personaggi.
Sarà che sono un po' depresso, in questi giorni, sarà che in me il male ha sempre esercitato un fascino irresistibile, da indurmi a studiarlo in tutte le sue forme: vedo nero all'orizzonte.
Noi umani non siamo in grado di essere sinceri con noi stessi. Non riusciamo a pensare in termini di coscienza di specie. Siamo troppo presi dal nostro micro mondo, a discapito di ciò che ci circonda. Inutili e meschini, distruggiamo il mondo di cui siamo parte, senza capire che è un suicidio e che la rendita economica di questa follia non potrà seguirci nella tomba; poi, presi da improvvisa redenzione, cerchiamo di salvare il salvabile, compromettendo ancor di più la situazione. Esempio emblematico è la questione delle bande di randagi in meridione: se tratti male i cani, li usi come una proprietà e li abbandoni, poi non stupirti se alla prima occasione ti fanno la festa....
Senza andare su esempi eclatanti, è sufficiente descrivere i volti arcigni che vagano per le città. Un misto di paura, ansia e rabbia, tatuato sulle facce. Anche io giravo con quella espressione, fino a poco tempo fa. Quando mi sono reso conto di ciò, ho cercato di uscire da quel circolo vizioso: una impresa che definirei epica. Come lo psicopompo traghetta le anime verso il luogo del non ritorno, questi volti mi trascinano verso il baratro in cui sono relegati, un luogo che conosco molto bene. Tutto questo perché l'unica specie dotata di parola non è in grado di comunicare.
Consci dei nostri difetti, li proiettiamo sugli altri, convinti che la nostra meschinità sia presente in tutti. Temiamo gli altri, perché non sappiamo amare noi stessi. Da qui, ad arrivare alle manovre dei potenti, il passo è breve. La non comunicazione è la fonte di ogni male.
La mancanza di dialogo e fiducia tra le persone impedisce il formarsi una coscienza collettiva, senza la quale è impossibile sperare di andare avanti ancora a lungo.
Per fortuna, in tanta miseria, mi capita di scorgere qualche fiore che mi dona nuova fiducia.

Marco Drvso
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