domenica 1 marzo 2009

Anti che?

Ogni qual volta mi capita di discutere, esce sempre il sentimento "anti". Son tutti capaci ad essere antifascista, anticomunista, antisociale, antijuve, antirazzismo e via discorrendo. Essere anti, odiare qualcosa è di una semplicità mostruosa, quasi imbarazzante.
In tanto odiare farlocco (neanche più l'odio è genuino di questi tempi), non trovo mai un pro. Mai qualcuno che sia pro qualcosa e se lo sono specificano anche di essere anti qualcosa. Ma è tanto difficile ammirare qualcosa, senza odiarne il contrario? Per essere di destra non bisogna odiare la sinistra e viceversa, ad esempio. Basta essere coerenti con le proprie idee, portarle avanti ed essere disposti a discuterle con chi è di idee contrarie.
È l'ennesima prova della demenza diffusa che impesta questo mondo. I cervellini (disgraziatamente dotati di diritto di voto) non hanno la forza di confrontarsi con idee diverse, tranne nel caso si debba alzare la voce e andare in escandescenza. Oggi è molto difficile discutere con persone che hanno idee diverse, senza cadere nel conflittuale o, peggio, in qualche forma di non ascolto.
Persone capaci di confrontarsi civilmente, senza alzare la voce, né barricarsi sulle proprie posizioni, sono difficili da trovare; personalmente credo si aggirino intorno al 5% delle persone che ho conosciuto (deprimente vero?). Con tutti gli altri è stato solo fiato sprecato, soffiato su un muro che umilia i milioni di anni di evoluzione che hanno condotto alla nostra specie.

Marco Drvso
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