sabato 14 marzo 2009

Il colore delle stelle

Chi ha usato google nel fine settimana, avrà notato che nell'intestazione di menzionava Giovanni Virginio Schiaparelli. Molti si chiereanno: chi è costui?
Fu un rigoroso, serio, capace matematico e astronomo, ricordato come l'uomo che inventò (suo malgrado) i marziani. Tale è la mia ammirazione nei suoi confronti che mi vanto dell'onore di aver toccato il suo telescopio Merz, nella cupola di Brera, e mi dispiaccio di come sia passato alla storia.
Fu il padre della planetologia, diede grandi contributi allo studio del Sistema Solare, soprattutto, fu un ricercatore dalla serietà inattaccabile. Si allenò per migliorare la propria visione notturna, trascorrendo ore al buio, e imparò alcune lingue antiche per meglio comprendere l'astronomia del passato, tanto per esplicitare la sua dedizione alla scienza. Studiò e produsse grandi quantità di materiale per il quale fu insignito di grandi onorificenze, diventando una delle menti più brillanti e rinomate del panorama scientifico italiano (parlo di scienziati: nessuno osi citare Leonardo!!).
Di tanto lavoro sulle meteoriti, sugli asteroidi, sulla matematica e sui pianeti, il grande pubblico ricorda una cantonata pazzesca, cagionata da difetti ottici; suoi e delle lenti usate. Fu lui che credette di vedere canali su Marte, depressioni lineari che attraversavano il pianeta rosso.
Purtroppo, il grande pubblico operò una deduzione logica molto semplice, suffragata da un errore di traduzione in inglese: in natura non esistono strutture lineari di quel tipo, ergo sono artificiali. Così nacquero i marziani.
Prima di allora, si era già fantasticato su creature di altri mondi (premetto che considero la vita extraterrestre un fenomeno certo al 99%, per varie ragioni), si pensi a Micromega di Voltaire, ma pochi avevano preso in considerazione Marte. Con la "scoperta" dei canali, il pianeta rosso divenne luogo preferenziale per la fantascienza. A questo seguirono le missioni fallimentari di sovietici e americani che fomentarono voci di un popolo xenofobo poco avvezzo ai contatti con la Terra. Il danno peggiore, comunque, resta la foto scattata da Viking 1, in cui molti riconobbero una faccia, anziché una collina mal illuminata...
A Schiaparelli bisogna dare atto che non di fece trascinare da facili sensazionalismi, anzi, cercò in ogni modo di comprendere logicamente la questione. Lui stesso, verso la fine della sua vita, dichiarò che i canali erano frutto di un errore visivo. Ormai, la frittata era fatta.

Cercando la giusta ispirazione per questo post, questa sera ho guardato il cielo e ho capito cosa ha spinto migliaia di persone verso il suo studio; io stesso sono un astrofilo dilettantissimo. Oggi, come in una epifania, ho rivisto il colore delle stelle, complici il cielo terso e il vento di questi giorni. Ho visto quelle migliaia di puntini colorati e mi sono emozionato come la prima volta.
Lassù c'è qualcosa di magico che trascende ogni creazione umana (religione compresa) e attira le persone: un intero universo che non chiede altro che essere capito.
È bello sentirsi un granello di sabbia nella maestosità del cielo, di cui siamo parte.

Marco Drvso
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