martedì 17 marzo 2009

Il mestiere assurdo

Se mi chiedessero cosa faccio per procurarmi il pane, risponderei: produttore di sorrisi culturali.
Da anni lavoro al museo, ho incontrato qualche migliaio di persone (una media di 2000 la settimana) ed è stato quasi sempre bello. Ho chiacchierato con persone di grandissima cultura, interagito con ragazzini di ogni parte d'Italia, riso con curiosi e mi sono stressato con i soliti rompi palle (quella è una specie diffusa in ogni ambiente). Ogni volta è stata una prima volta e sempre ne sono stato arricchito interiormente. Esclusa la miope ottusità dei piani alti, contro cui non ho più voglia di scontrarmi, il bilancio di questa esperienza è stato positivo.
I piani alti... una marmaglia di incapaci, alcuni politicamente piazzati, altri con parentele e vari esempi di malcostume italiota, inadatti a gestire un simile tempio del sapere. Di questo passo manderanno tutto a monte, distruggendo il sogno del fondatore. L'unica questione positiva è che hanno dimostrato la mia teoria sull'imbecillità conservativa. Questi incapaci rischiano di mandarci tutti a casa, togliendomi il mio lavoro preferito. Per fortuna sono troppo imbecilli per capire che ho sempre fatto a modo mio; purtroppo sono troppo imbecilli per capire che il mio modo è migliore del loro.
Di questo assurdo mestiere potrei raccontare per ore, partendo da ciò che meno mi piace, scarrozzare i bambini delle materne e delle elementari (è una faticaccia riuscire a mediare il linguaggio e sopportare le loro inutili domande, puntualizzazioni e gli aneddoti fuori tema), a ciò che più adoro: adulti, scuole superiori e classi di provincia; questi ultimi sono quelli (medie e superiori) che più mi danno soddisfazione. Sono abbastanza grandi per meritarsi un linguaggio adeguatamente ricercato, abbastanza maturi per comprendere doppi sensi raffinati e per intavolare un discorso costruttivo, a patto che abbiano dietro dei validi insegnanti.
Sugli insegnanti vorrei spendere qualche parola. Nella mia vita sono stato fortunato ed ho avuto grandi maestri; non sempre si ha questa fortuna. Quando capita il classico "non so fare, quindi insegno" lo metto da parte e fingo che non esista. Quando arrivano insegnanti degni di tale nome, sono il primo a divertirsi, perché forniscono spunti interessanti di discussione e sanno stare al gioco.
In tanti anni ne ho sparate di stronzate (scientificamente e storicamente corrette), trasformando concetti astrusi in barzellette facilmente comprensibili. Suppongo che Tolomeo si giri nella bara quando spiego l'Almagesto, insieme a tanti altri. Non che dica inesattezze, anzi, punto sempre al cuore del discorso, teatralizzando un po' e facendo emergere il lato umano di questi grandi uomini. Naturalmente, non dico che Galileo era il più gran puttaniere di tutta Roma, né che Newton si fosse fumato il cervello, sorvolo le probabili perversioni di Leonardo, (vedi il suo bambinetto...), evito commenti sulla grande amicizia tra D'Annunzio e Marconi (noti compagni di merende) o altri retroscena sui grandi del passato; cioè non lo dico ai ragazzi, ma con gli adulti scatta il gossip storico.
Ho fabbricato sorrisi, raccontando la scienza e la storia, a tutti coloro che hanno voluto ascoltarmi. Purtroppo, tutto questo finirà, a causa dell'imbecillità italiota. Troverò altro da fare, ma nulla sarà bello come passeggiare tra le sale del museo, raccontando le mie storie al mio pubblico. Storie su cui ho lavorato a lungo, arricchendole di dettagli e nozioni, attraverso uno studio continuo da cui ho tratto molto più sapere di quello appreso a scuola. Anni felici e faticosi da cui ho tratto grandi insegnamenti, grazie ai colleghi e al pubblico: persone che non ringrazierò mai abbastanza.
Attraverso questo lavoro ho compreso una massima di D'Annunzio "Io ho quel che ho donato".

Marco Drvso

2 commenti:

Billie MacGowan ha detto...

posso lasciarti un lapidario "azz"?
:)

Luca Micieli ha detto...

Caro Drusaccio, dopo due stagioni di lavoro in un museo, come guida, non posso che trovarmi d'accordo con ogni singola parola di quelle che hai scritto.
Purtroppo anche la mia esperienza è giunta al termine, e già son qui che rimpiango le mie visite guidate, in giro per le sale del Santa Giulia...
In effetti, credo che siamo stati molto fortunati, facendo uno dei mestieri più belli del mondo...

Luca M.