lunedì 2 marzo 2009

La cura

Come direbbe Dado "sono vittima di un grafomane!". Effettivamente, 4 post in 24 ore sono tantini... ma esternare è la mia cura contro tutti i mali che mi affliggono ed è un ottimo sistema per riflettere.
Per pensare e parlare devo essere in movimento, come Aristotele. In questo modo: faccio andare solo le dita, non sono costretto a chilometriche di passeggiate e rimane traccia del mio pensiero.
Oggi mi sono perso nelle speculazioni del 42 (ho già abbondantemente spiegato cosa significa, cercate nei vecchi post) lanciandomi in voli pindarici dalla metafisica, al lavoro, alla dignità, all'amore. Tale è stata la mole di congetture da poter compilare tomi su tomi.
Potrei annoiarvi con una trattazione sulle trasformazioni post mortem, intese come la rinascita del corpo attraverso il ciclo del carbonio, dell'acqua, la catena alimentare e tutti quei processi chimici e biologici che interessano il nostro mondo. Aggiungendo una postilla a riguardo dell'energia vitale, anch'essa composta da diverse parti (per brevità chiamiamole "quanti", trascurando l'approssimazione concettuale e scientifica). Questi quanti sono "enti" autonomi che compongono un qualcosa di più grande: l'anima stessa è composta da quanti, come il corpo lo è di atomi. Ergo la possibilità che l'anima si reincarni in un solo corpo non ha senso; risulta più credibile la tesi di Bertolucci ne "Il piccolo Buddah". Argomento troppo macchinoso.
Magari, per tediarvi meglio, potrei abbandonarmi all'ennesima riflessione sulle scelte della vita e sul prezzo della dignità, in relazione a certe scelte lavorative che sto affrontando. In pratica la storia della svendita della mia anima... Troppo noioso.
Chissà, forse non avete capito che ho preso una cotta e ho riscoperto il battito del cuore. Per ipotesi, non avete intuito che ho compreso ciò: stare con lei sarebbe una sofferenza, quanto l'amare non corrisposto; sarebbero pochi attimi d'amore che varrebbero una vita. Ok lascio cadere l'argomento, perché vi sto asfissiando da mesi sulla questione e perché sarebbe una ripetizione del precedente post.

Tutti questi ragionamenti mi sono serviti per comprendere meglio la limitatezza dell'esperienza, la caducità umana e l'unica certezza dell'universo, cioè l'infinita mutevolezza nel divenire. Soluzioni in cui sento l'eco di Ungaretti, Eraclito, Orazio, Buddah e altri pensatori del passato.
Vivere bene è "cercare di non perdersi nelle illusioni, cogliendo il presente, nel mondo in divenire in cui non siamo altro che foglie d'autunno".
Allora amiamo, lottiamo, godiamo, giochiamo, senza perderci in inutilità, perché il mondo non aspetta, la fine è dietro l'angolo. Se tutti ragionassimo così, finirebbero le guerre, la fame, la crisi e tutti quei deliranti prodotti della civiltà umana. È una soluzione di una semplicità disarmante, la cura per ogni male.
Peccato che le cose semplici non riescano alla bestia umana.

Marco Drvso

PS
la data della pubblicazione smentisce quanto scritto all'inizio. Ieri sera ero troppo stanco per rileggere ed ho approfittato di questi minuti liberi per sistemare grammatica e sintassi
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