sabato 9 maggio 2009

È forse una colpa?

Come ho già scritto più volte, in questi anni sembra che essere un uomo sia diventato una colpa. Criticare quello che fu il sesso forte è diventato uno sport da praticare con gioia, soprattutto da parte delle donne frustrate. Per fortuna, esistono molte donne dotate di cervello che sanno distinguere tra l'individuo e il macrogruppo.
Si è sviluppata una visione razzista nei confronti del maschio, avvallata anche da molti uomini, che ci vuole incapaci di provare sentimenti, privi di cervello, comandati esclusivamente dal pene.
(premesso che il post scritto qualche giorno fa era riferito al soggetto bestia di sesso maschile e, forse, mi sono fatto prendere la mano) gli uomini che appoggiano tale visione, stanno facendo un gioco pericoloso, che condannerà i nostri successori e, in parte, sta già colpendo tutti noi. Stanno seguendo la stessa rotta suicida delle intellettuali giapponesi, a cavallo tra l'ultimo periodo Heyan e la fine del periodo Kamakura, che per seguire le nuove correnti di pensiero, hanno annientato la libertà delle donne, nel solo paese in cui la condizione della donna non era di totale subordinazione; ovviamente, all'epoca gli uomini ne approfittarono. Oggi sono le donne ad approfittare di questo.

Perché insultare un uomo è un atto merentorio, insultare una donna è sbagliato?

Non ho commesso atti violenti, non passo la mia giornata a ciondolare davanti alla TV seguendo trasmissioni di calcio, non mi metto a ululare davanti ad una minigonna, non mi lancio in gare di velocità in macchina, se prendo in mano la gazzetta dello sport è per pulire i vetri, non vivo per bermi una birra (pur non negando di apprezzare una buona birra con gli amici), se c'è da fare qualcosa non delego, ogni impegno è un debito da assolvere, mi commuovo davanti a un bel tramonto, mi piace leggere e via discorrendo.
Non mi rispecchio assolutamente nello stereotipo del maschio moderno, eppure, mi sono trovato a pagare per colpe che non ho commesso. Posto sul banco degli imputati da ragazze incapaci di ascoltare e distinguere la categoria dall'individuo, giudicato in base a preconcetti e condannato a pagare per gli altri.
Non mi riferisco solo a fatti recenti. Nella mia vita è successo varie volte che abbia subito il peso dei preconcetti contro gli uomini e, per ragioni varie legate alla mia integrità morale e scelte legate alla situazione, ne ho portato il peso. Pesi, situazioni, persone su cui non intendo divulgare alcuna informazione. Voglio solo dire che quelle situazioni hanno lasciato profonde cicatrici nel mio animo, ma nulla di cui mi debba vergognare, bensì posso vantarmi di ogni segno. La mattina, quando mi guardo allo specchio, so che davanti a me c'è il volto di una persona che ha fatto delle scelte e le ha portate a termine, secondo coscienza. Il volto di un uomo che non si è tirato indietro, salvaguardando la propria integrità.
Sì, come tutti, ho tanti difetti, alcuni dei quali rientrano nello stereotipo. Non sono un essere perfetto, ammesso che esistano esseri perfetti, però questo non permette a nessuno di inserirmi in categorie viziate da preconcetti. Perché devo subire questa forma di razzismo (di questo si tratta!) in memoria di persone che hanno sofferto a causa di altri?
Non esistevo quando alle donne era vietato votare. Non sono io a schiavizzarle nel terzo mondo (e, come sempre, ogni volta che se ne parla, tutti scordano che vi sono anche uomini schiavizzati, vittime del sistema dello sfruttamento per usura, etc). Non tocco una donna che dice no!
Non chiedo una medaglia per queste cose, vorrei solo non doverne pagare lo scotto.

Non mi sento colpevole di essere nato uomo e, sinceramente, la cosa mi piace. Adoro essere un uomo e non vorrei mai essere una donna, non perché le disprezzi, semplicemente perché mi piace ciò che sono.
Esistono persone intelligenti che sanno distinguere l'individuo dal gruppo; purtroppo l'umanità è maggiormente rappresentato da personaggi ottusi. Il razzismo dilagante ne è la dimostrazione.
"Mi ha maltrattato, ha gioito delle mie perdite, disprezzato i miei guadagni, raffreddato i miei amici, riscaldato i miei nemici, insozzato il mio abito, disprezzato il mio popolo e per quale motivo? Perché sono ebreo! Forse che un ebreo non mangia come gli altri esseri umani? Se lo pungete non prova dolore? Non si ammala delle stesse malattie dei gentili? E non si cura con le stesse medicine? " come Shylock, nel mercante di Venezia, mi pongo questo quesito. Sostituite al sostantivo "ebreo" il sostantivo "uomo" e capirete il mio pensiero. Quanti ancora dovranno pagare per la propria etnia, gruppo sociale o sesso?
ORA QUALCUNO/A MI DICA SE ESSERE NATO UOMO EQUIVALE AD UNA COLPA!
POSSO DIMOSTRARE CHE NON SIAMO TUTTI UGUALI.
Marco Drvso
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