sabato 9 maggio 2009

La spirale

Odio genera odio, questa è, insieme alla morte e alle tasse, la sola certezza del mondo.
Oggi ho riguardato decine di volte il monologo di Shylock (interpretato da Al Pacino) e ogni volta mi convincevo della stessa idea. Shylock non vuole prendere il cuore di Antonio solo per questioni personali, né è preoccupato per il debito in sé; Shylock vuole vendetta per i soprusi subiti dal suo popolo per mano dei cristiani. In quel momento non è una questione a due, bensì lo scontro tra "popoli" (virgolettato perché sono entrambi veneziani), in cui chi ha subito il sopruso pretende il diritto di vendicarsi. Il contenzioso tra i due decade davanti alla questione razziale, muovendosi su un piano nuovo. Non a caso Shylock parla di sé e dei torti subiti, usando il termine ebreo.
Il Bardo, come sempre, seppe creare più chiavi di lettura, giostrando una malcelata ambiguità al fine di rendere visibile il messaggio solo a chi ha le proverbiali "orecchie per intendere". Un genio!!
Nel caso in esame, esistono contenziosi tra i due personaggi. Lungi da me criticare il sacrosanto diritto alla vendetta, servita talmente fredda da essere indigesta. Pretendere di restituire il torto è giusto, renderlo con interessi (senza esagerare) è molto piacevole; naturalmente senza fare della vendetta la propria ragione di vita, perché quella è patologia.
Su questo ultimo punto, devo ammettere di predicare bene, ma razzolare male. Non porgo l'altra guancia, né cerco vendetta. Vendicarmi non rientra tra i miei usi. Preferisco occuparmi di chi mi ha fatto del bene, piuttosto che perdere tempo a rimuginare sui torti subiti.
Nella follia umana legata al rancore per torti subiti, talvolta neanche direttamente, si innescano meccanismi perversi che conducono le persone al disprezzo verso altri, solo per il fatto di appartenere a un gruppo umano. I disprezzati subiscono le angherie dei disprezzanti e, a loro volta, si vendicano, innescando il circolo vizioso che conduce al razzismo, alla segregazione, fino a giungere alla vera discriminazione e a fenomeni di intolleranza che sfociano in episodi di pulizia etnica e altri prodotti della follia umana.
Non nego che passando davanti al campo zingari di via Novara, talvolta abbia avuto pensieri di cui non posso vantarmi. È capitato di avere momenti in cui ho detestato certe persone solo per il loro essere parte di qualcosa (vedi la lunga fase refrattaria nei confronti delle donne). Nemmeno io sono stato esente da questo. Poi, un giorno, ho riflettuto sulla mia condizione.
Sono un uomo, quindi molte femministe mi odieranno per quello che altri uomini hanno fatto alle donne. Sono bianco, quindi molti popoli mi detesteranno per quello che i bianchi hanno fatto. Sono occidentale, buon motivo per essere detestato da larga parte del mondo per quel che combina l'occidente. Sono italiano e preconcetti su questo paese ne esistono a iosa. Sono ateo, condizione sufficiente per farmi mettere al rogo da molti credenti. Sono di Milano, figurarsi quanto mi possano amare certi meridionali. Potrei andare avanti per ore... Peccato che il sottoscritto non abbia mai commesso violenza, colonizzato altri paesi, ridotto in schiavitù persone, non millanta la superiorità ariana, etc. Ciononostante, mi sento bersagliare da accuse solo per il fatto di appartenere alle sopracitate categorie.
Quanto sarebbe facile scivolare in questo gioco perverso, rispondendo allo steso modo. È sufficiente trovare pretesti o costruirsene uno, per entrare nel magico mondo dell'odio reciproco.
Potrei detestare le donne, visto quel che mi hanno fatto passare Eli e altre (e mi sta facendo passare una certa persona), però conosco donne fantastiche che poco hanno di che spartire con certe stronze. Potrei odiare gli zingari per quel che fanno, peccato che ne abbia conosciuti alcuni ed erano persone squisite e oneste. Potrei stramaledire gli inglesi, ma nessun inglese mi ha fatto del male. Potrei odiare i religiosi per quel che hanno fatto agli atei, ma non conosco religiosi che mi abbiano attaccato per quel che sono, in compenso ne conosco tanti con cui adoro discutere di filosofia e etica. Potrei odiare gli ebrei, rinverdendo vecchie usanze, ma uno dei miei più cari e vecchi amici, il mio dentista e la mia psicanalista sono ebrei e sono persone spettacolari. Potrei odiare i terroni, ma esclusi quelli che lo sono come atteggiamento (e non tutti sono meridionali), conosco decine di meridionali onesti, colti e simpaticissimi (poi con il cognome che mi porto dietro...).
Questo è quanto. Bisogna imparare a distinguere il soggetto dal gruppo (concetto che non mi stancherò mai di ribadire).
Ho avuto la fortuna di aver incontrato tanta gente e di averci scambiato qualche parola. Persone tra le più diverse da cui ho avuto grandi insegnamenti. E queste persone, la maggior parte incontrate per caso (incontri rapidi, senza una seconda visita, avvenuti in circostanze tra le più disparate) mi hanno insegnato che ogni persona è un universo a sé.
Una persona che ha subito il male ha diritto di odiare, ma non può riversare il suo odio contro chi non ha colpe.

Marco Drvso
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