domenica 21 giugno 2009

Non preoccuparti del mondo

"Con infinita stima (e anche un po' di sana invidia) a te che sei il mio scrittore vivente preferito"
Così inizia il libro pubblicato ieri da Luca Micieli (rabbit), con una dedica olografa che mi lusinga e mi spaventa. Devo ammettere che quelle parole mi caricano di una responsabilità e una autorità che non so se meritarmi, soprattutto quando chi le scrive ha pubblicato ed io no (ammetto che sul "vivente" mi sono toccato le palle).
Non scriverò, in questo post, una valutazione del romanzo, perché sono solo a pagina 58, ma posso già affermare che è un lavoro avvincente, che mi sta piacendo oltre le mie più rosee aspettative. Un romanzo in cui sto ritrovando, sebbene siano personaggi originali, vecchi amici che si muovono in un mondo a me conosciuto. Con quel tocco della pungente ironia di Douglas Adam (sento l'eco del proverbiale Don't Panic) e il grezzo noir di Bukowski, simile ad un pugno nello stomaco (di quelli che ti fanno pensare mentre rantoli dal male), nella sua Third York, con i suoi assurdi e realistici personaggi, mi trovo a mio agio. Conto di finire il romanzo a breve e già ora consiglio a tutti l'acquisto. (Non preoccuparti del mondo - Davide Zedda Editore - di Luca Micieli).
Lui lo ha definito un libro da leggere sul cesso. Le migliori letture della mia vita sono state fatte sul cesso o in metropolitana (non chiedetemi la differenza) e se qualcuno definisse il mio libro "un libro da cesso", ne sarei lusingato. Nel bagno di casa mia sono passati alcuni dei più grandi classici della letteratura, oltre a topolino e, adesso, il libro di Luca.

Oggi ho vissuto una giornata strana, densa di angosce, accaduta in un momento molto particolare della mia vita. Ho milioni di pensieri per la testa, dal rapporto fallimentare con la mia dolce-amara testolina matta, alle stronzate di mio padre, includendo problemi etici, morali, politici e di autostima, mi sembra di camminare nella valle dell'inferno, senza via di scampo. A tutto questo si aggiunge la fine del rapporto lavorativo con il museo e l'inizio della mia prima guerra. Ho scoperto il segreto della guerra: "non ci si rende conto del giungere della guerra, finché non è troppo tardi e, colti dalla spirale degli eventi, ci si trova a ragionare su: o io, o lui".
Passeggiando per i padiglioni del museo, ho riflettuto su quanto mi mancherà quel posto, in particolare certi oggetti (non parlo delle persone, perché con quelle valide manterrò i contatti e alcune di loro mi saranno compagni nella lotta, persone di cui sono fiero di guardare le spalle, conscio che guarderanno le mie). In particolare, so che sentirò la mancanza dei miei aerei.
Nel momento più nero, si è attivato un file nella mia mente. Un pensiero, una mia riflessione sulla vita fatta tanti anni fa "la vita è come un romanzo, finito un capitolo se ne apre un altro".
In quel momento, come se un raggio avesse illuminato la via, ho trovato una strada. Non La Strada, soltanto una strada. Come neve al Sole si sono sciolte le paranoie per Chiara e il suo atteggiamento a me poco chiaro (che in egual modo mi fa soffrire e incazzare e, nonostante tutto, continuo a volerle bene, perché una amica così, pochi possono sperare di avere), i timori per le cazzate di papà, i problemi a casa, gli ultimi esami all'università, il blocco narrativo, lavoro, tasse, viaggio, etc, etc. Un pensiero rinato nella città degli angeli.
Mario Pincherle, nella parte delirante di un testo che altrimenti sarebbe stato un capolavoro di archeoingegneria, diede una definizione interessante di angelo: lo definì un pensiero. Sostenne che la divinità invii i suoi emissari, pensieri retti, per guidare l'umanità e il demonio altro non sarebbe che un pensiero negativo. Senza tirare in ballo un dio che non conosco e sulla cui esistenza nutro fortissime remore, possiamo definire questi angeli come risposte che il nostro io sviluppa da stimoli esterni: considerazioni nate dal mondo. Il mondo ci invia stimoli e sta a noi interpretarli, digerirli e farli nostri.
È arrivato dalla città degli angeli, quella Third York descritta da Luca. Uno scossone nel momento giusto che ha riattivato certi file. Uno scossone seguito da ragionamenti con altre persone che, insieme, mi hanno aiutato a focalizzare il pensiero, sebbene non lo sappiano.
Penso che ho Ale che talvolta non capisce certe situazioni, su cui posso contare e, per fortuna, abita molto vicino a casa mia. Ho una sorella strepitosa. Ho compagni camerati con cui combattere la guerra. Ho amici con cui ridere e scherzare. Ho un amore non corrisposto che mi ricorda che sono vivo. Ho una faccia da schiaffi adattissima ad ogni evenienza (sentimentali escluse). Ho una moto. Ho un romanzo quasi finito. Ho imparato il don't panic. Penso sia un buon punto di partenza per il nuovo capitolo della mia vita. Come Xander devo imparare a lasciare il mondo fuori dalla mia testa e non preoccuparmene.
A questo servono gli scrittori. A fornire angeli per il mondo, affinché i disperati ritrovino, interpretando a modo loro, il cammino. Attraverso le parole raggiungono le corde dei lettori, muovendole, creando nuove note che magari non sentiranno mai. Direi che il buon Luca c'è riuscito.
Non preoccuparti del mondo.

Marco Drvso
Posta un commento