mercoledì 24 giugno 2009

Ultime dal cesso: stronzi.....

Come affermato nel post sul libro di Luca, le migliori letture si fanno in bagno. Potrei aggiungere che le cose migliori si fanno in bagno (non pensate male, per le pippe serve internet e non ho la connessione in bagno). In bagno ci si lava, si espellono le scorie, si fuma, si riflette e si legge, ma non si studia, non si telefona e, soprattutto, ci si sta da soli, alla ricerca della propria più intima natura.
Dopo "Non preoccuparti del mondo", in bagno è arrivato "Il metodo antistronze" di Danny Samuelson (due testi che nulla hanno a che fare). Il titolo potrebbe trarre in inganno, infatti non è contro le stronze, intese come soggetto femminile, bensì contro una categoria che cito testualmente: "per essere una stronza non è necessario essere una donna, viceversa per essere uno stronzo non c'è bisogno di essere un uomo".
Le stronze descritte sono una somma di atteggiamenti umani e sessualmente trasversali, accomunate dall'assioma: "lo stronzo vi vuole morto, la stronza vi vuole vivo e infelice". Samuelson è uno psicanalista e in questo testo descrive la stronzaggine secondo categorie ben definite, arricchendo il tutto con aneddoti avvincenti e condivisibili nelle considerazioni. Unico punto in cui non concordo è la definizione di stronzo.
Di stronzo ne esistono 2 tipi e lui prende in esame solo lo stronzo "d'assalto", trascurando una delle definizioni fondamentali di stronzo, nella lingua italiana: quello che fa male ad altri, senza trarre giovamento, anzi, spesso ne ricava danno. Quello talmente stronzo da arrivare secondo alla gara degli stronzi. Manca solo questa definizione, il resto c'è tutto, ma possiamo perdonarlo perché è americano, quindi può non conoscere lo stronzo italico supremo.
La lista delle categorie di stronze inizia con sua madre, il che è tutto dire. Successivamente enumera, dopo una disquisizione sulla stronzaggine, le cento categorie di stronze, con rigore scientifico e quel tocco di pungente ironia che solo gli autori ebraico-newyorkesi possiedono.
Ridendo come un matto, ho letto le cento categorie e, senza troppa sorpresa, mi sono riconosciuto in alcune e in altre ho trovato persone della mia vita.
Quante volte si scade nella stronzaggine, anche a fin di bene? Mi sento di affermare con assoluta sicurezza: molte, anche troppe! La stronzaggine è una delle caratteristiche prettamente umane, distribuite in tutta la popolazione mondiale.
Questo genere di testi ha una loro utilità pratica, intrinseca e spesso non dichiarata: fari riflettere sui difetti personali, con la scusa di enumerare quelli altrui. Si dice che sia più facile vedere una pagliuzza nell'occhio altrui, piuttosto che una trave nel proprio. In questo modo si manda il lettore alla ricerca dei difetti altrui, conducendolo verso i propri.
Ridendo, anche sguaiatamente, ho riflettuto sui tanti miei atteggiamenti e difetti, che dovrei correggere. Alcuni di questi mi incasinano la vita sociale e mi fanno commettere cazzate da antologia, come quello enunciato nel post precedente (altissimo esempio di stronzaggine).
Nella lettura, oltre ai comportamenti più o meno noti, ho intravisto situazioni vissute e ne ho capito alcune dinamiche, usando una luce nuova.
Ancora una volta si conferma la teoria sugli scrittori, come creatori di pensieri (angeli) donati al mondo, affinché il lettore possa trovare una strada.

Marco Drvso
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