venerdì 18 settembre 2009

della crisi economica

Da più di un anno si susseguono disquisizioni più o meno contraddittorie sulla crisi economica. Una guerra di opinione tra ottimisti, pessimisti e deficenti che puntano alla propaganda (vedi lui/2 che ha negato fino all'ultimo e ancora parla di ripresa).
Di base, il problema è insito nel nostro sistema economico. La nostra è una economia di crescita, basata su fattori discutibili come il PIL.
Alla fine della seconda guerra mondiale, questo sistema aveva senso. Più di un continente era da ricostruire, quindi la crescita era ciò che andava auspicato. Il benessere era legato a filo doppio alla capacità di ripresa e sviluppo del paese, purtroppo non furono molto lungimiranti.
La crescita, come insegna la biologia, è destinata a interrompersi, presto o tardi.
Per anni abbiamo basato l'economia sul consumo e lo spreco. Essenzialmente, basta stare fermi 1 ora in autostrada con il motore acceso per aumentare il prodotto interno lordo... era quella che potremmo definire l'etica consumistica o capitalismo estremo: compra, usa e butta.
Il tutto avveniva ai danni dei paesi poveri, alcuni dei quali oggi sono definiti emergenti, e del sistema Terra.
Se non fossero bastate le premesse errate, prima dimostrazione di incapacità (reale o voluta, non sono io a stabilirlo) dei creatori del sistema, si sono uniti altri fattori preoccupanti. Primo tra tutti l'indebitamento da carta di credito e rateazione.
Con questo sistema si è tenuto in vita il moribondo per qualche anno. La gente ha acquistato beni che non poteva permettersi, pagandoli a rate o sottoscrivendo finanziamenti. L'idea ha senso, quando si parla di beni costosi e necessari, la casa ad esempio. Ha cominciato a fare acqua, quando il sistema creditizio si è spostato sull'inutile o non necessario: super telefonino, maxi televisore, etc. Ora, è difficile riuscire a pagare in contati.
La spirale del credito ha coinvolto, in un secondo tempo, le aziende. Se il bene si paga in ritardo, anche il fornitore può aspettare. Ha così avuto inizio la danza dei pagamenti a 30, 60, 90, 120... giorni dalla data della fattura.
Per sopperire al problema dei pagamenti ritardati, le aziende sono ricorse a due strategie: rimandare a loro volta i pagamenti e, quella peggiore, l'anticipo fattura in banca. In pratica si deposita il credito esigibile, in cambio di denaro fresco, al costo della commissione bancaria: riduzione dell utile netto.
In tutto questo, c'è chi ha guadagnato molto, trasformando i crediti in moneta sonante, da investire nel mercato azionario, creando nuovo debito, da trasformare in altra moneta sonante. Un giochino interessante, per pochi eletti, che ha dato inizio alla violenta speculazione degli ultimi anni, anticipando l'inevitabile crollo del sistema.
A tutto questo possiamo unire quel che gira in rete, riguardo il sistema macroeconomico e certe scelte scellerate. Non essendo un profondo conoscitore del settore, però, non mi sento di sbilanciarmi con congetture o disquisizioni su ciò che conosco poco. Di sicuro, qualcuno specula sulla crisi e trae bei soldi dalle disgrazie dei piccoli.
Il ceto medio sta sparendo, le classi meno abbienti sono al collasso e qui si parla di ripresa... Si riesce a percorrere la città nell'orario di punta, trovando poco traffico, in tangenziale vedo pochi camion e i cumuli di spazzatura che ritira l'amsa sono sempre più piccoli. Questi non sono segnali di ripresa. Io li leggo come contrazione del lavoro e del consumo.
Non vedo segnali di ripresa, ma l'onda lunga della speculazione borsistica che si sta abbattendo su tutti noi e i dati ocse non sono rassicuranti. Sono stanco della televisione di regime che ci propina previsioni rosee sul futuro. Dicessero la verità: siamo nella merda!

Pensare che basterebbe molto poco per rimettere tutto in sesto, mi fa ammattire. Non serve modificare il sistema, per quanto malato. È sufficiente rivolgere lo sguardo altrove.
Il Pianeta è diventato una fogna, basterebbe mirare gli sforzi al recupero ambientale e storico per trovare nuovi sbocchi lavorativi e fabbriche di ricchezza. Per almeno 2 secoli saremmo sistemati tutti (da qui l'entità dei danni commessi). L'ambiente è la forma di reddito del futuro, senza necessità di cambiare il sistema economico.
Se il sistema di crescita era ottimale per paesi distrutti che uscivano dalla guerra, perché non applicarlo a paesi che escono distrutti dalla guerra del consumo e dell'inquinamento? Un tempo erano città da ricostruire, oggi si parla di argini di fiumi, foreste, monti, ghiacciai, etc. Anche nel recupero dei monumenti e della storia c'è da lavorare molto.
È brutto dirlo: i modi per uscire dalla crisi ci sono e non richiedono misure traumatiche, quel che manca, chiaramente, è la volontà da parte di chi preferisce fare guerre vere. Anni di scontri armati in giro per il mondo, sono serviti per tenere in vita un'economia malata e drogata. Si pensi solo al post 11/9: Bush ha salvato (momentaneamente) l'economia americana, sollevando l'industria bellica e quanto vi ruota intorno. Situazioni come l'Iraq e l'Afghanistan sono fabbriche di soldi per persone dalla vista breve.
Se non si fa qualcosa, in fretta(!), rischiamo di trovarci in una situazione molto spiacevole. La criminalità legata alla fame sta aumentando. I furti nei negozi, gli scippi e simili, sono tornati ad essere fenomeni comuni e questo è segno dei tempi.
Si temono 57 milioni di disoccupati entro l'anno prossimo. 57 milioni di persone con famiglie da sfamare che dovranno trovare una soluzione....
Ai posteri l'ardua sentenza.

Marco Drvso
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