sabato 5 settembre 2009

Il passaggio di Saturno

Una sola cosa non vedono i nostri occhi: il proprio volto.
Per vedere il volto è necessario lo specchio, ma non la lastra riflettente, talvolta bugiarda, bensì gli occhi altrui.
Difetti ne ho tanti e, in determinate situazioni, questi tendono ad acutizzarsi. Indubbio che i peggiori siano: parlare a sproposito, cadere sempre in piedi e l'orgoglio inopportuno, oltre alla mia incapacità cronica di evitare le cazzate (di cui sopra) con certe le persone XX cui tengo.
La situazione allucinante degli ultimi mesi, unita a quella del viaggio, nel quale ho sofferto molto di mal di testa (e chi mi conosce sa quanto siano deleteri i miei mal di testa e come mi trasformo, straparlo, etc) ha fatto in modo che si distruggesse un rapporto già alle cozze.
Questa vicenda mi ha permesso, attraverso gli occhi irati di una persona, di vedermi da fuori. Ho trascorso giorni a riflettere su me stesso, analizzandomi al microscopio. Mentre cresceva la mia nuova autoconsapevolezza, distruggevo il mio mondo passato, come farebbe la fenice.
Il mitico uccello raccoglieva la sua vita passata e con i vari pezzi costruiva un uovo enorme. Una volta pronto l'uovo, vi si sedeva sopra e si dava fuoco, per rinascere. Così ho fatto io.
Prima di partire ho preso quanto di vecchio e stantio ci fosse nella mia vita ed ho iniziato a preparare l'uovo. Non pensavo che vi avrei messo anche lei, anzi, pensavo che nel nuovo corso vi sarebbe stata. Quando, ormai, tutto era perso, ho scelto di dare il peggio di me e prendere anche la magnifica testolina, la sola capace di mandarmi in pasta il cervello, e porla nell'uovo. L'ultimo giorno ho incendiato l'uovo e le mie ceneri sono giunte a Milano, dove sto rinascendo.
Credo, questa volta, di essere realmente cresciuto. Per crescere, ho dovuto perdere qualcosa di caro. Un prezzo molto alto, per qualcosa di essenziale.
Nel totale è andata bene così. Ho sbagliato e ho capito l'errore. Mi sono visto per quel che sono nei momenti peggiori ed ho compreso molto di me stesso. Mi sono fatto male, ma il dolore mi ha svegliato dal torpore degli ultimi tempi.
Se quando ho fallito con Serena, mi colse solo una forte tristezza durata mesi (e finii tra le grinfie di elisabetta), ma non compresi le ragioni e non imparai nulla. Quando è finita con Elisa, e fu tutta colpa mia, fu rassegnazione da cui imparai poco e fu un peccato. Elisa fu una gran maestra di vita e la prima persona che mi mise davanti a me stesso, ma non seppi imparare da quello specchio. Forse questo è il più grosso rammarico che ho per quella vicenda: mi stava aiutando ad essere una persona migliore e non sono stato capace di coglierlo (da aggiungersi alle innumerevoli cagate che ho combinato).
So che sto paragonando un rapporto di amicizia con rapporti sentimentali, ma entrambi sono sentimenti che uniscono, con gradi di intensità differenti. Tra i miei lettori ci sono un paio di persone che potrebbero offendersi per la mancata citazione... con voi la questione fine fu diversa, tant'è che non ci si perse mai di vista e ancora si parla tranquillamente.
Questa volta, incazzatura a parte, non posso affermare di soffrire troppo. Ci sono stato male, ma mai così tanto da cadere nel momento buio; diciamo solo gran dei mal di testa.... Non soffro, ora, però ho imparato.
Ho imparato quando è tempo di tacere e parlare. A questo giro ho taciuto nei momenti sbagliati. Ho imparato che prima di passare alle ripicche fastidiose (di cui sono maestro), è bene capire cosa succede. Ho compreso che c'è un tempo per pensare ed uno per agire e, tante volte, è l'istinto a suggerirlo; quella capacità innata che ha consentito alla nostra specie di evolversi e sopravvivere. Ho imparato che, certe volte, non bisogna cercare giustificazioni alle proprie azioni, ma limitarsi a chiedere, sinceramente, scusa.
Nella vita si sbaglia e gli errori si pagano, ma prima di pagarli, bisogna capirli. Se si trae insegnamento dall'errore, questo diviene una lezione di vita. Se non si trae insegnamento, questo diventa solo una delle tante cazzate.
Barbara sostiene che sia il passaggio di Saturno, una allegoria astrologica che indica il sopraggiungere della crescita e della maturazione.
Non che mi senta più maturo di prima, anzi, sono sempre il solito bamboccio cretino, un po' cambiato.
Ed ora che la vita ricomincia totalmente nuova, lontano dal museo e da tante situazioni passate, riesco a cogliere in pieno il significato delle parole di Dante:

"O frati," dissi, "che per cento milia
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d'i nostri sensi ch'è del rimanente
non vogliate negar l'esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".

Marco Drvso
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