lunedì 15 febbraio 2010

Fatti e strafatti

Non ricordo chi disse che non conta cosa accada, ma il nome che si dà ai fatti. Se ne ricordassi il nome, lo citerei come persona che ha capito tutto della comunicazione umana.
Che sia la vita privata o un fatto pubblico, quel che conta è raccontare la propria versione nel modo più vantaggioso, indirizzando l'ascoltatore verso il proprio punto di vista o, alla peggio, fare in modo che risaltino solo alcuni aspetti della questione, celandone altri. Lo scopo ultimo è spostare gli equilibri del mondo circostante a proprio favore.
Gli esempi nella vita privata non sono molto interessanti e, sovente, sono privi di fantasia. Sono i fatti nel pubblico che raggiungono vette tragicomiche e mostrano la reale mancanza di spirito critico nelle persone o, peggio, la volontà di farci credere di vivere in un paese di metecatti (come accennato nel post precedente). Di tanti esempi che si possono fare, mi vengono in mente alcune storie simili nel corollario.
Mi riferisco a casi che hanno coinvolto esponenti politici e al modo in cui sono stati trattati. Accennerei brevemente le questioni Sircana e Mele. Il primo fu fotografato mentre si ferma da un trans, il secondo fu beccatto con cocaina e troie (e non chiamiamole escort) e una di queste si sentì male. Il primo fu crocifisso perché un immorale, ma per breve tempo, perché non avevano molto materiale. Il secondo, cattolico frequentatore dei family day, se la fece a tarallucci e vino, grazie alla momentanea distrazione dei giornalisti... Se in questi due casi la questione morale era il fulcro, ci sono altri tre casi in cui è diventata lo specchietto per le allodole.
Premetto che credo nella libertà di accoppiarsi con chiunque si voglia, fatto salvo che la persona sia maggiorenne e consenziente. Non sono certo io a voler fare il moralista, anzi, invito tutti a divertirsi, con le giuste precauzioni, al grido di: "chi sono io per dirti con chi scopare?".
Se poi consideriamo che i più bacchettoni appartengono a una congrega invischiata in svariati scandali di pedofilia e il loro capo doveva essere processato per aver scritto il documento con cui si regolarizza l'insabbiamento delle questioni.....
I giornali hanno fatto un gran parlare del fatto che Marrazzo frequentava trans, Berlusconi partecipa a festini con troie d'alto borgo e, pare,che Bertolaso approfitti dei favori di una donna consenziente. Ora: che Marrazzo se lo faccia trapiantare in culo, che Silvio si circondi di puttanelle e di quel che fa bertolaso (pare che la tizia sia una vera massaggiatrice, da cui andava per problemi di cervicale), non me ne frega niente! Si divertono così? Per me va bene.
La stampa ha martellato su queste questioni, trascurando, volutamente (?), i motivi per cui l'opinione pubblica si sarebbe dovuta indignare, ovvero: il presidente del Lazio è ricattabile facendo leva sulla morale, il presidente del consiglio accetta regali in cambio di favori e pare che racconti questioni di stato in camera da letto (se ci fossero ancora i sovietici....) e il capo della protezione civile probabilmente è dentro un giro di appalti poco chiari.
Ridurre questioni gravissime ad un puttaneggiamento, è squallido e triste. I giornalisti dovrebbero vergognarsi di questa condotta che trasforma l'informazione in giochi da pollaio, muovendo l'opinione pubblica verso il gossip.
Secondo i diretti interessati, loro forniscono al pubblico ciò che il pubblico chiede.
A questo punto scatta la domanda sul paese. Siamo una branca di imbecilli, incapaci di vedere oltre il nostro naso, pronti a ingerire qualunque cosa ci dia in pasto la tv, o vogliono farcelo credere?
Non posso credere che l'Italia sia fatta di aspiranti tronisti, omini sentenziosi da talk show e bacchettoni ignoranti.
Nel frattempo mi deprimo e leggo la stampa estera.

Marco Drvso
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