venerdì 5 febbraio 2010

una risata, ogni tanto?

Dopo oltre un mese, metto nuovamente mano al blog.
Soprassedendo ai classici "non ho avuto un minuto libero", "mancanza di ispirazione" o il mio preferito "troppe cose da dire" e altre amene scuse di cui faccio volentieri a meno, vi regalo l'ennesimo mio pensierino serale, ma prima ho una dichiarazione urgente: voglio riprendere il corso di tango!
Giornate spese nella riflessione sui massimi sistemi dell'universo e di noi polvere galattica per giungere, d'incanto, a una soluzione inattesa.
Ho letto delle recriminazioni dei padri divorziati contro le madri che impediscono di vedere i figli e dei problemi di povertà post divorzio. Ho letto delle madri divorziate contro i padri inesistenti che non pagano gli alimenti e si scordano dei figli, lasciando queste povere criste in situazioni pessime. In entrambi i casi posso affermare che sia un gran tirare acqua al proprio mulino, rovinando, con pregiudizi e rancore, argomenti serissimi che meritano serie trattazioni, relegandoli ai proverbiali "tutte troie" e "tutti bastardi".
Della serie: non si va da nessuna parte....
Ho letto e ascoltato di analoghi scontri tra blocchi contrapposti, con identici risultati; I migliori sono quelli legati alla politica. Una buona idea, se espressa dalla fazione avversa, diventa una cazzata e una cazzata, se detta da uno della propria fazione, diviene cosa giusta e merentoria. Il tutto, ovviamente, mantenendo una dialettica degna del peggior becero da curva.
In un simile ambiente, la trota si troverà bene...
Questi sono solo due esempi dell'incapacità relazionale umana e della scarsa volontà di vedere oltre. Nel primo caso se i due gruppi si trovassero a discutere, senza preconcetti, potrebbero cambiare la situazione, agendo per il comune benessere, a danno dei padri abbandonatori e delle madri allontanatrici. Questa ricetta valrebbe per quasi tutti i conflitti umani, se solo si avesse la volontà di andare oltre.
Nel secondo caso, invece, c'è da risolvere il problema delle tifoserie. Ammettiamolo: la politica è una disputa tra tifosi di colori diversi. Questo è un problema di antichissima memoria che in Italia ha dato i frutti peggiori, forse perché non sappiamo andare d'accordo. Non a caso siamo il paese di guelfi e ghibellini, divenuto il paese dei guelfi bianchi e guelfi neri. Quando non abbiamo qualcuno da insultare, ci dividiamo per litigare (e in questo gioco di scissioni, la sinistra è maestra).
Sempre della serie pesi e misure elastici, mi ha colpito la storia di Morgan. Premetto che come personaggio mi è sempre stato discretamente antipatico, ma come musicista lo venero (è innegabile che sia un mostro). Lo hanno escluso da San Remo perché ha dichiarato che agli psicofarmaci preferisce la cocaina. Ho letto degli stralci dell'intervista e, praticamente, il senso è il seguente: per curare la depressione e altro gli avevano dato dei medicinali che lo facevano stare ancor più male, anche a livello fisico, poi ha scoperto la bamba "terapeutica"; la stessa che ha provoca l'infarto di Freud...
Non ho mai fatto mistero di averne sperimentate di tutti i tipi e aggiungo che ho conosciuto molti drogati dal ministero della sanità. Tra un cocainomane e uno imbottito di pasticchette dal medico non c'è grande differenza. La diversità è il produttore del farmaco: uno è il cartello di Medellin, l'altro è la Eli Lilly (tanto per citare due nomi noti, senza alcuna volontà diffamatoria).
Poco prima di iniziare a scrivere, ho avuto la sfortuna di beccare 10 minuti di Vespa che ne parlava... ma quanto siamo ipocriti in questo paese? Se una simile dichiarazione l'avesse fatta l'ottavo nano, avremmo avuto schiere di giornalisti con cannito e cd in mano, pronti ad aspirare.
Se per la cocaina si viene espulsi da San Remo, mi chiedo: dopo il servizio delle iene sui parlamentari dopati, vari scandali di mafia, minorenni, corruzione, etc, cosa ci vuole per farsi espellere dal parlamento?
Questa piccola digressione mi è servita per introdurre un secondo concetto (avrei avuto altri mille esempi, ma ho scelto quello "più attuale"). che ben si abbina a quanto scritto sopra: ipocrisia&ignoranza.
L'ipocrisia si spiega da sola. L'ignoranza è legata alla questione chimica dell'argomento. La differenza tra una droga e un farmaco per il cervello è, veramente, solo il produttore. Una simile dichiarazione, nel migliore dei mondi possibili, avrebbe aperto un dibattito costruttivo sulla questione delle droghe di stato e del problema di quelle illegali; un ragionamento su cui potrei scrivere un post, in futuro.
Quante volte si sente gente che parla, senza cognizione di causa....
Vedendo di quanto ho scritto e di quanto non ho scritto, normalmente mi sarei acceso una sigaretta e sarei rimasto a guardare la miseria umana. Purtroppo, sono impazzito e, dopo essermi ripulito da vizi illegali da quando dono il sangue e non ricordare più la data dell'ultima sbronza decente, ho smesso di fumare.
In questo mese senza sigarette, costretto alla continua lotta tra la volontà e la voglia di ficcarmi in bocca una meravigliosa marlboro, vittima di momenti di isteria, costretto a stare più lontano possibile dai fumatori, almeno queste ultime due settimane, ho meditato e guardato il mondo facendo yoga (meditazione e esercizio: le sole cose che mi hanno permesso di non ammazzare qualcuno).
E così, parlando e meditando, ho compiuto l'ennesimo passo verso l'illuminazione. Più volte ho scritto quanto mi appresto a ribadire: per vivere bene:
  1. aprire la mente
  2. parlare
  3. mettersi nei panni altrui
  4. comprendere che siamo parte di un tutto
  5. ridere
L'ultimo punto è la novità cui sono giunto. Si pensi ai grandi della storia: quelli che si sono distinti per essere stati grandi maestri di tolleranza e veri rivoluzionari (Gandhi, Buddah, Einstein, etc) avevano tutti una cosa in comune: sorridevano. Per portare un esempio più basso, si pensi agli ultimi presidenti americani: il meno guerrafondaio è stato Clinton: l'unico che sorride tra i vari Bush, Regan e Obama (è vero, anche Obama sorride, ma il suo non è un sorriso pieno e rilassato come quello di Clinton).
Non sostengo che sarà una risata a salvarci, ma sono certo di una cosa: viviamo in quello che è simile all'inferno di Dante, più che al paradiso terrestre, ed è tutta colpa nostra, quindi non vale la pena essere imbronciati. Sorridendo si liberano endorfine e questo fa sì che si sia più allegri e bendisposti verso gli altri e, magari, si rende più piacevole questo inferno...
Chissà: potresti scoprire che i tuoi preconcetti sono solo cazzate e aver fatto di tutta l'erba un fascio, prendendo a campione una minoranza. Magari trovi la soluzione ai problemi, parlando.
Non è facile, ma fatevi una risata!

Marco Drvso
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