sabato 7 maggio 2011

Sì, sì, sì, sì

A breve ci saranno i referendum, sperando che nella Versailles romano-brianzola non decidano che la gente non è in grado di decidere...
Ho già espresso il mio pensiero sul nucleare in questo post e non intendo ripetermi (foss'altro perché il post diventerebbe lungo, ripetitivo e tedioso). Mi limiterò ad una chiosa, frutto di una discussione piacevolissima, avvenuta al corso di giapponese. L'adozione di sistemi d'energia rinnovabili e di un nuovo piano energetico che incentivi il risparmio e il consumo oculato di energia (mirati all'autosussistenza del paese), sono programmi che richiedono tempo e, soprattutto, volontà politica, per essere attuati. In paesi che hanno raggiunto l'autarchia energetica tramite la fissione è impensabile spegnere le centrali, a breve: bisogna attuare un processo lungo, a vari stadi che preveda la dismissione e i gli alti costi derivanti. Detto brutalmente: ormai le hanno, tanto vale che le facciano andare avanti fino ad esaurimento delle barre.
In un paese come il nostro, con un enorme deficit energetico, che ci costringe alla sudditanza rispetto agli estrattori e trasformatori di risorse fossili, si potrebbero attuare le riforme di cui sopra, con maggior facilità. Ancora non abbiamo le centrali, quindi non abbiamo il problema della riconversione: tanto vale intraprendere per primi la strada che molti altri paesi hanno deciso di seguire. Detta in soldoni: per avere una centrale funzionante ci vogliono una decina d'anni, tra progettazione e realizzazione, e 10 miliardi. Con quella cifra (da moltiplicare per il numero delle centrali in programma) e quel tempo, si può ragionevolmente ritenere che si possa giungere all'autarchia energetica, tramite fonti rinnovabili. Alla faccia dei costruttori e della cricca.
L'aver tolto l'incentivo per le rinnovabili dice molto...
Il primo che obietta che le pale eoliche deturpano il panorama, mi spieghi la bellezza intrinseca di viadotti e altre costruzioni che sono utili pugni in un occhio!
Per quanto concerne l'affidamento della gestione idrica ai privati, mi piace ricordare il crollo qualitativo e l'aumento dei costi da quando le aziende pubbliche sono passate di mano dagli scioperati del pubblico servizio a quegli avvoltoi dei manager privati. Un esempio, sono le autostrade.
Io sono di una opinione: lo stato esiste per garantire che il popolo abbia certe "comodità" ad un prezzo politico. Mi riferisco alla sanità, la scuola, l'acqua, l'energia, telecomunicazioni, trasporti, etc. Ben vengano i privati, ma solo qualora esista un servizio pubblico, cui il cittadino possa rivolgersi.
Il modello di stato leggero e privatizzato, ipotizzato dalla Thatcher, si è dimostrato più fallimentare del sistema sovietico. Persino gli americani stanno pensando di statalizzare qualcosa.
Ribadisco: viva la libera impresa, ma non il monopolio privato. La legge sull'acqua prevede un monopolio del gestore.
Piccola, doverosa, noticilla: le suddette questioni, che impegneranno 3 referendum non sono ascrivibili solo all'attuale maggioranza. Mi duole informarvi che sul nucleare c'è una preoccupante convergenza di schieramenti. Tutti intenti a parlarne, ma tra loro non mi risulta che ci sia un ingegnere, un geologo, un fisico o simili... Per quanto riguarda l'acqua, andate a guardare a quando risalgono le norme e scoprirete che è stata un'altra convergenza di diversi governi. Non vorrei passare per qualunquista, quindi mi asterrò da commenti ulteriori.
Sul quarto quesito, ho un solo punto di vista. Eviterò giri di parole: la legge, di fatto, non è uguale per tutti. I b€n€fici di legge sono sempre in agguato. Certa gente non andrà comunque in galera, ammesso che venga processata. Io, comunque, andrò a votare sì, perché non accetto che sia messo nero su bianco che esistano persone più uguali.
Sembra una presa di posizione ipocrita, ma ha un senso. Un domani, si può sperare in una ripresa della decenza e della legalità, ma se esisteranno norme simili, quel domani si allontanerà sempre di più.
Questo è il mio pensiero, magari sbaglio, ma la vedo così. Se qualcuno vorrà argomentarmi delle valide ragioni per votare no (non accetto l'astensione, in nessun caso, perché il voto è prima un dovere, poi un diritto), sarò tutto orecchie.
Adoro confrontarmi civilmente.


Marco Drvso
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